di Nina Prenda
Sharaa ha inoltre precisato che Damasco sta esplorando possibili canali di cooperazione economica con Beirut, escludendo qualsiasi opzione militare. “La soluzione non passerà attraverso la guerra”, ha dichiarato, aggiungendo che il rafforzamento delle istituzioni libanesi rappresenta la via prioritaria per la stabilizzazione del Paese.
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Tra Beirut, Damasco e Teheran: la partita di Trump sul Libano
di Davide Cucciati
La frase potrebbe sorprendere perché Hezbollah è designata dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica, dispone di un proprio arsenale militare ed è la longa manus del regime islamico iraniano in Libano. Eppure, le parole del presidente americano sollevano una domanda che va oltre la cronaca quotidiana: perché Washington ritiene necessario confrontarsi con Hezbollah?
Israele, i curdi e la gerarchia delle priorità
di Sofia Tranchina
Israele è l’unico stato che condanna apertamente l’offensiva siriana contro le forze curde. Eppure, non ha fatto quasi nulla per fermarla. La spiegazione non sta nell’indifferenza, ma in una rete di vincoli, e forse in un tacito accordo con Damasco
Tra evacuazioni silenziose e veti incrociati: la Russia ridisegna il suo ruolo in Medio Oriente
di Anna Balestrieri
La Russia ha avviato un’evacuazione accelerata del personale della propria ambasciata in Israele, organizzando tre voli in appena 24 ore. La rapidità e l’ampiezza dell’operazione suggeriscono un livello di allerta elevato, soprattutto se collocata nel contesto delle crescenti tensioni regionali e del ruolo ambiguo che Mosca sta tentando di giocare tra Israele, Iran e Siria.
Accordi Siria–Israele: intelligence condivisa, piste da sci, e normalizzazione senza riconoscimento
di Sofia Tranchina
È una forma di normalizzazione funzionale che salta la fase del riconoscimento reciproco e passa alla gestione pratica del territorio e della sicurezza. Non una “pace calda” degli Accordi di Abramo, ma configura un nuovo modello di condominio forzato, promosso sotto l’egida di Trump, in cui business, sicurezza e intelligence sostituiscono i trattati diplomatici formali.
Il Golan scomparso: un errore cartografico e la verità che rivela su Damasco
di Sofia Tranchina
Il 19 dicembre 2025 il Ministero degli Affari Esteri siriano ha pubblicato su X un post celebrativo per segnare la fine del Caesar Act — il regime sanzionatorio del 2019 che mirava a soffocare ciò che restava dell’apparato di Bashar al-Assad. Il giorno prima il presidente americano Donald Trump ne aveva firmato l’abrogazione, aprendo formalmente la strada alla reintegrazione economica della Siria
Turchia e Siria protagoniste, Israele osserva. E Trump muove i fili
di Davide Cucciati
La visita del presidente siriano Ahmad al-Sharaa alla Casa Bianca e il vertice trilaterale tra il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani, il ministro turco Hakan Fidan e il Segretario di Stato americano Marco Rubio dimostrano che l’intreccio tra Siria, Israele, Stati Uniti, Turchia e Gaza sta ridisegnando le geometrie del Medio Oriente post-2023.
I resti di Eli Cohen potrebbero tornare in Israele dalla Siria
di Malka Letwin
L’agenzia di stampa statale saudita Al-Hadath ha riferito che i resti della spia israeliana Eli Cohen potrebbero essere consegnati in Israele. L’uomo era conosciuto per era essere una spia del Mossad, che aveva stretto rapporti serrati con fonti politiche e militari siriane. Nel 1965 la sua copertura è stata smascherata e per questo impiccato a Damasco il 18 maggio dello stesso anno.
Siria: candidato ebreo alle elezioni per il parlamento di domenica 5 ottobre
di Nathan Greppi
Obiettivi di Henri Hamra, 48 anni, figlio dell’ex-Rabbino capo siriano Yosef Hamra: il rafforzamento dell’identità nazionale siriana, la promozione degli sforzi per ricostruire il paese dopo anni di guerra, oltre all’istituzione di un regime costituzionale basato sui principi di giustizia sociale.
“Vogliono annientarci”: il grido di aiuto dei drusi in Siria ai loro famigliari in Israele
di David Zebuloni
“Gli attacchi sono coordinati: alcuni avvengono tramite incursioni armate, altri con l’impiego di mezzi pesanti – spiega Fadi Maklida, tra i fondatori del movimento Mizan – Generazione Drusa per l’Uguaglianza -. È un’invasione in piena regola, un massacro sistematico accompagnato da slogan jihadisti recuperati dai tempi dell’ISIS e di Jabhat al-Nusra”.
Israele, i drusi, la Siria: il confine che si sgretola
di Anna Balestrieri
Martedì sera, 15 luglio decine di uomini drusi israeliani hanno attraversato la frontiera per andare nella città siriana di Sweida, dove le milizie druse, gruppi beduini armati e forze del regime siriano si affrontavano: più di 300 morti. L’esercito israeliano è intervenuto, colpendo il Ministro della della Difesa e il palazzo presidenziale a Damasco.
Mentre piovono bombe, si marcia per la pace: tra Gaza e Tel Aviv, dolore senza tregua
In un’escalation inaspettata, gli Houthi hanno rivendicato un attacco diretto contro l’aeroporto Ben Gurion, mentre Gaza continua a contare le vittime di una guerra che sembra non conoscere tregua. Parallelamente, in Israele, cresce la mobilitazione contro il conflitto con una marcia da Tel Aviv fino al confine con la Striscia, tra richieste di pace e controversie sull’identificazione con le vittime.














