La febbre dell’odio antisionista e antisemita dilaga, dalle piazze ai social, dai talk show ai giornali mainstream. Perché? Un’analisi e qualche risposta

Taccuino

di Paolo Salom
[Voci dal lontano occidente] Vorrei affrontare qui un tema che ci riguarda tutti e che, come è comprensibile, genera allarme e timori e, per quanto angoscioso, non è possibile ignorare. Parlo, naturalmente, dell’antisemitismo, un sentimento che sta pervadendo la nostra società  e che è presente in tutto l’Occidente, vicino o lontano che sia.

Israele è più forte, i suoi nemici più deboli. E gli ebrei della diaspora? Di fronte all’antisemitismo dilagante serve fiducia nella nostra identità

Taccuino

di Paolo Salom
[Voci dal lontano occidente] Se avete l’impressione che il mondo si sia messo a correre, sappiate che la vostra impressione è giusta. Il problema, per quanto ci riguarda – noi ebrei e Israele – è se la direzione sia quella giusta. Gli ultimi due anni sono stati drammatici, a tratti terrificanti. Però dobbiamo constatare che, al momento, mentre il peggio sembra essere passato, Israele è in una posizione di forza come mai prima d’ora

Per fermare la guerra, il mondo intero deve gridare ai terroristi di Hamas: “Arrendetevi, rilasciate gli ostaggi!”. Invece chiede solo a Israele di fermarsi. Perché?

Taccuino

di Paolo Salom
[Voci dal lontano Occidente] Secondo anniversario della tragedia del 7 ottobre. Quanto è durata la solidarietà del lontano Occidente? Domanda retorica la mia. Lo so bene: nemmeno 24 ore. Ma ora siamo in una situazione molto differente. Perché alla posizione tentennante dei Paesi “amici” di Israele (“non superate la proporzionalità nella difesa!”, come se esistesse una “proporzione” al massacro bestiale di quel giorno), si sono aggiunte le sempre più numerose iniziative della “società civile”.

Quando gli ebrei sono in pericolo, colpiti dall’antisemitismo, avere paura è normale. Schierarsi per questo con i nostri nemici lo è meno. E non è onorevole (anche se si ricevono onori)

Taccuino

di Paolo Salom
[Voci dal vicino occidente] Un altro anno di guerra è trascorso. Molte cose sono cambiate in Medio Oriente, molte meno nel lontano Occidente. Israele si è difeso con intelligenza, capacità ed efficacia e ha pagato un duro prezzo in vite umane pur di restare uno Stato moralmente ineccepibile.

La guerra è dura, devastante e anche ingiusta; ma a volte è necessaria, quando si viene attaccati. In Israele, come in Ucraina, si deve restare uniti per vincere

Taccuino

di Paolo Salom
[Voci dal lontano Occidente] Nelle scorse settimane un comandante di Hamas, il capo di una brigata di Rafah, si è arreso ai soldati di Tsahal. Aveva preso parte all’orrendo attacco del 7 ottobre e poi aveva anche – con i suoi uomini si intende – sorvegliato alcuni ostaggi israeliani. Inizio da questo dato di cronaca per provare a districarmi nella complessità di un conflitto