Il dilemma delle competizioni sportive tra israeliani e iraniani nel nuovo film “Tatami” di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi

Spettacolo

di Pietro Baragiola
Dopo che il suo ultimo progetto (Golda) ha provocato molti dibattiti e controversie, il regista premio Oscar israeliano Guy Nattiv affronta le pressioni anti-israeliane nel mondo dello sport grazie al suo nuovo lungometraggio Tatami.

Girato in collaborazione con la regista iraniana Zar Amir Ebrahimi, il film si concentra sul dilemma vissuto da una giovane judoka iraniana e dalla sua allenatrice che, durante i campionati mondiali, ricevono l’ordine dalla Repubblica Islamica di ritirarsi dalla competizione piuttosto che affrontare la concorrente israeliana ed essere condannate come “traditrici del Paese”.

Negli ultimi anni questo tipo di pressioni da parte del regime islamico ha portato sempre più preoccupazioni: forzando numerosi atleti a rinunciare ad importanti vittorie e portando intere squadre a venire squalificate per la loro condotta irrispettosa nei confronti dei rivali israeliani. Per rimediare a questa situazione, oggigiorno, molti sportivi iraniani scelgono di abbandonare il proprio paese insieme alle famiglie per dedicarsi liberamente alle gare senza timore di eventuali persecuzioni.

È a questi talenti che Guy Nattiv dedica Tatami, come ha spiegato durante un’intervista al magazine Screen Daily: “mi sono sentito fortemente ispirato da tutte le atlete iraniane che si sono ribellate al proprio regime e sono emigrate in altri paesi per riottenere la loro libertà”.

Il film ha avuto il suo debutto mondiale il 2 settembre all’80°edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ricevendo una standing ovation, il plauso della critica e riuscendo ad aggiudicarsi il rinomato Brian Award (il premio assegnato ai progetti che mostrano un grande rispetto per i diritti umani, le pari opportunità e la libertà di espressione).

Zar Amir Ebrahimi e Guy Nattiv

 

“Tatami” il film

Prendendo il titolo dal tradizionale tappetino giapponese utilizzato negli scontri di judo, Tatami si svolge nell’arco di una singola notte nella vita dell’atleta Leila Hosseini (Arienne Mandi) e della sua allenatrice Maryam Ghanbari (Zar Amir Ebrahimi). Leila è finalmente in procinto di vincere i campionati mondiali di judo a Tbilisi, in Georgia, quando Maryam riceve l’ordine dalle autorità iraniane di ritirarla dalla competizione per impedirle di affrontare la concorrente israeliana.

Nonostante le suppliche da parte della sua allenatrice di fingere un infortunio debilitante per abbandonare la gara, Leila è molto combattuta tra l’ambizione di vincere la medaglia d’oro e il timore per la propria incolumità nel caso scegliesse di opporsi al regime.

“Il judo è un’arte marziale con un forte senso dell’onore e della resistenza” ha affermato Nattiv, spiegando che il dilemma della protagonista non sarebbe emerso in maniera così distinta se la storia si fosse concentrata su un altro sport. Persino la scelta di girare il film in bianco e nero è stata “quasi obbligata” in quanto, secondo il regista, “la vita delle donne iraniane non è a colori ma in bianco e nero: con il regime o fuori”.

Nonostante queste continue contrapposizioni, Tatami è riuscito a segnare la storia del cinema diventando il primo film co-diretto da un israeliano (Guy Nattiv) e un’iraniana (Zar Amir Ebrahimi). Interprete e regista, Ebrahimi ha vinto nel 2022 il premio come miglior attrice a Cannes per il suo ruolo nel film Holy Spider e questo ha fatto si che Nattiv, vincitore del premio Oscar per il cortometraggio Skin, la contattasse per invitarla a partecipare al suo nuovo progetto.

“Non sono né iraniano né una donna, quindi non avrei mai potuto raccontare da solo questa storia” ha affermato Nattiv che, oltre a condividere la regia con Ebrahimi, le ha offerto il ruolo cruciale di Maryam, l’allenatrice di judo della protagonista.

“Ci pensai bene prima di dire si” ha spiegato Ebrahimi, “anche perché avevo paura delle critiche, ma decisi che sarebbe stato un progetto fondamentale per la mia carriera. Adesso che il film è stato annunciato, è stato commovente non ricevere alcuna critica, bensì sostegno e approvazione.”

Secondo Nattiv collaborare con Ebrahimi, profuga iraniana emigrata in Francia nel 2008, ha rappresentato un’opportunità concreta di dar voce alle sofferenze delle donne sotto il regime Islamico. Ben presto al progetto si sono unite la sceneggiatrice Elham Erfani e la rapper Justina che, occupandosi rispettivamente del copione e delle musiche, hanno conferito una maggiore autenticità iraniana al film.

“All’improvviso siamo diventati una mishpocha (famiglia) di esuli iraniani e israeliani che vivono fuori da Israele” ha raccontato Nattiv che vive a Los Angeles ormai da 10 anni, mentre gli attori del film sono iraniani in esilio, diretti scrupolosamente da Ebrahimi grazie alla sua conoscenza della lingua farsi.

I registi sapevano che lavorare con una troupe composta da israeliani e iraniani poteva provocare gravi ripercussioni da parte del regime islamico e, per questo motivo, decisero di girare il film in segreto a Tbilisi, capitale della Georgia e del judo, scelta per la sua posizione strategica: è il punto di mezzo tra Tel Aviv e Teheran (esattamente a due ore da entrambe le città). Iniziate nell’autunno 2022, le riprese si sono concluse molto rapidamente: in soli 24 giorni.

I sacrifici degli atleti iraniani

Durante un’intervista a The Times of Israel, il regista Guy Nattiv ha affermato di aver ideato il progetto prima della pandemia come un cortometraggio sulle vite delle atlete iraniane che si sono opposte al regime del loro paese.

“Sono rimasto colpito dalla storia di Sadaf Khadem, la prima pugile iraniana. Nel 2019 Khadem ha gareggiato in Francia e, rischiando l’arresto per non aver indossato l’hijab, obbligatorio in Iran, non è mai tornata” ha affermato il regista. “Ho iniziato dunque a cercare storie simili e, con stupore, ne ho trovate molte.”

Uno degli esempi più noti è quello della campionessa di taekwondo Kimia Alizadeh, che vinse il bronzo per l’Iran alle Olimpiadi di Rio 2016 ma nel gennaio 2020 scappò in Germania dopo aver denunciato pubblicamente il governo iraniano per le sue costrizioni severe nei confronti degli atleti.

“Anche semplicemente pronunciare il nome ‘Israele’ non è accettato in Iran” ha affermato il judoka Vahid Sarlak, costretto a rinunciare ad un incontro ai Mondiali del 2005 in Cairo per evitare di incontrare nei turni successivi un rivale israeliano. “Ricordo che il mio allenatore mi schiaffeggiò e disse ‘Sai che devi andare a perdere la partita’. È stato il giorno più brutto della mia vita.”

Nonostante l’ayatollah Ali Khamenei affermi ancora che “qualsiasi atleta iraniano degno di questo nome non può stringere la mano a un rappresentante del regime criminale sionista per vincere una medaglia”, il mondo sportivo sta reagendo con pesanti sanzioni a questi comportamenti.

La Federazione Internazionale di judo ha sospeso per 4 anni l’Iran da tutte le competizioni internazionali per aver intimato il judoka Saeid Mollaei a perdere volutamente la semifinale dei Giochi di Tokyo per non affrontare in finale l’israeliano Sagi Muki.

Nonostante sostenga che Tatami contribuirà come esempio per avvicinare ulteriormente iraniani e israeliani, la regista Ebrahimi è convinta che la strada è ancora lunga e, a riprova di ciò, tutt’ora vi sono atleti iraniani costretti a lasciare il loro paese per inseguire i propri sogni.

“Questa decisione è più difficile di vincere l’oro alle Olimpiadi” ha affermato la campionessa Alizadeh, “ma rimango una figlia dell’Iran, ovunque mi trovi”.

I film di Guy Nattiv

Helen Mirren nel ruolo di Golda Meir

 

Tatami ha fatto il suo debutto mondiale solo pochi mesi dopo l’anteprima di un altro film di Guy Nattiv: Golda, il biopic sulla prima donna a diventare primo ministro israeliana Golda Meir.

Nonostante il film abbia ricevuto molta attenzione, non ha riscosso grande successo, incassando solo 4,4 milioni di dollari al botteghino mondiale. “I non ebrei ritengono che Israele sia diventato estremo e che Golda rappresenti il sionismo” ha spiegato Nattiv, stupito dalle recensioni controverse del film. “Essere un artista israeliano in questo momento non è facile”.

Ciononostante, il regista non rimpiange di aver girato questo progetto perché gli ha permesso di lavorare con il premio Oscar Helen Mirren, da lui considerata “la migliore attrice del mondo”.

Dopo Tatami il prossimo lungometraggio a cui il regista si dedicherà sarà intitolato Harmonia, un film basato sulla storia di sua nonna che, sopravvissuta all’Olocausto, trovò rifugio dalla depressione grazie all’aiuto di una danzatrice del ventre. Quest’ultima però si rivelò presto la leader di una setta che riuscì ad allontanare la nonna dalla sua intera famiglia e il film si concentrerà proprio sui tentativi della madre e della zia del regista per riportare l’anziana a casa.

“Mi piace affrontare temi difficili, perché è il genere di film che sono cresciuto guardando, ed è quello che voglio fare” conclude Nattiv, entusiasta dei suoi progetti futuri.