di Anna Balestrieri
Hamas dovrebbe consegnare progressivamente il proprio arsenale nell’arco di otto mesi al National Committee for the Administration of Gaza (NCAG). Parallelamente, le forze israeliane dovrebbero ritirarsi gradualmente, mentre una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) e una nuova polizia palestinese assumerebbero il controllo della sicurezza nella Striscia.
Beniamin Netanyahu
Sondaggi elezioni Israele: il Likud di Netanyahu al livello più basso da un anno, mentre cresce il partito di Eisenkot
di Redazione
Secondo un sondaggio del Maariv Yashar di Eisenkot ha raggiunto il record di 23 seggi, in vantaggio di tre seggi sul Likud. Beyahad di Bennett e Lapid è a quota 17, mentre Yisrael Beytenu a quota 10. I Democratici di Yair Golan hanno mantenuto invariati 11 seggi, mentre il partito di Ben Gvir è a 8, e quello di Smotrich a 5.
“New York non può arrestare Netanyahu”: Mamdani fa marcia indietro
di Pietro Baragiola
Nel messaggio, Mamdani ha ribadito di ritenere Netanyahu un “criminale di guerra” e ha sostenuto che il premier israeliano dovrebbe essere processato davanti alla Corte penale internazionale. Ha però riconosciuto che, dopo aver consultato il dipartimento legale del Comune, è emerso che New York “non dispone dell’autorità legale indipendente” per eseguire il mandato della CPI.
Israele al voto, l’appello di Herzog: “Un’elezione non è una guerra civile”
di Anna Balestrieri
“Le elezioni non sono una guerra civile” è stato il fulcro del suo appello, rivolto ai partiti, ai candidati e agli attivisti di ogni schieramento. Herzog ha invitato gli israeliani a non superare quelle che ha definito “linee rosse” e a preservare un clima di rispetto reciproco in una fase già segnata da profonde tensioni sociali.
L’accordo di Trump visto dall’opposizione iraniana in Italia
di Nathan Greppi
Proprio perché in un primo momento Washington e Gerusalemme hanno intercettato più di qualunque altro governo occidentale i sentimenti di quegli iraniani che desiderano veder crollare quel regime teocratico che da 47 anni opprime il loro popolo, la decisione di Donald Trump di trattare la pace con l’Iran senza che ci sia stato il tanto atteso cambio di regime ha lasciato molti spiazzati. Qui l’opinione di alcuni iraniani in Italia.
L’esperto: “Non ci sarà un accordo permanente fra Usa e Iran, il regime ha così tante ragioni per non farlo…”
di Ilaria Myr
Secondo Beni Sabti, membro del prestigioso INSS – Institute for National Security Studies di Tel Aviv, tra i più autorevoli think tank sull’Iran, il regime islamico sembra ora essere in vantaggio, ma, come già successo nel passato, peccherà di arroganza e userà i soldi per finanziare il terrorismo e i suoi proxy. E il popolo, stremato tornerà nelle piazze. L’amicizia Trump Netanyahu è finita? “Assolutamente no. Né personalmente né fra i Paesi”.
Israele verso il voto: nasce “A Place for Us All”, il partito ebraico-arabo che punta sugli elettori disillusi
di Anna Balestrieri
La lista promette una rappresentanza paritaria tra ebrei e arabi e tra uomini e donne, trasformando la composizione stessa della leadership in un manifesto politico. Ma i primi sondaggi interni attribuirebbero al nuovo partito circa tre seggi, uno in meno del minimo necessario per entrare in Parlamento.
Gli interessi di Israele e degli Stati Uniti coincidono ancora?
di Davide Cucciati
Nei primi dieci giorni di giugno qualcosa si è incrinato nel rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Le dichiarazioni pubbliche, le ricostruzioni giornalistiche e le diverse priorità strategiche emerse sul dossier iraniano suggeriscono una domanda più ampia: fino a che punto gli interessi degli Stati Uniti e quelli di Israele continuano a convergere?
Trump frena Netanyahu su Beirut: tregua fragile tra Israele e Hezbollah mentre cresce la tensione tra Iran e Stati Uniti
di Anna Balestrieri
La nuova tregua tra Israele e Hezbollah nasce nel pieno di uno scontro politico senza precedenti tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Secondo ricostruzioni pubblicate da Axios e rilanciate dai media israeliani, il presidente americano avrebbe telefonato al premier israeliano per fermare un’imminente offensiva contro Beirut, accusandolo di rischiare un’escalation regionale incontrollabile.
“Tutti hanno responsabilità, dal premier in giù”: le ammissioni di Netanyahu riguardo il 7 ottobre
di Pietro Baragiola
Nel corso dell’intervista alla CBS, Netanyahu viene incalzato sul fatto che quasi tutti i vertici della sicurezza israeliana hanno lasciato l’incarico o sono stati rimossi dopo il 7 ottobre, mentre lui è rimasto al potere. Durante il resto dell’intervista, utilizza il 7 ottobre come punto di partenza per rivendicare la strategia militare portata avanti da Israele negli ultimi due anni.
Tra strategia e contraddizione: la scommessa (rischiosa) di Bennett e Lapid
di David Zebuloni
Bennett torna sulla scena politica dopo quattro anni di pausa, e lo fa in corsa con il leader dell’opposizione, Yair Lapid. Il suo obiettivo è chiaro e dichiarato: sostituire Netanyahu alla guida del governo. Ma non attraverso una sfida dai banchi dell’opposizione, bensì superandolo sul suo stesso terreno, sottraendogli consensi dall’elettorato di destra. Ma molti opinionisti politici israeliani si chiedono: chi è l’elettore ideale di Bennett-Lapid? A quale segmento dell’elettorato si rivolgono realmente i due?
Voci dall’Occidente per un Iran libero. “Bibi, Trump: finite il lavoro, distruggete il regime islamico”
di Nathan Greppi
In Italia, e in generale in Europa, le proteste degli iraniani anti-regime hanno ricevuto una copertura mediatica inferiore rispetto alle manifestazioni propal. Ma come viene vissuta la situazione dalla diaspora iraniana, e come questa vede Israele? Intervista a Goldie Ghamari, attivista canadese di origine iraniana.













