Davanti alla Knesset in migliaia chiedono elezioni anticipate e azioni per liberare gli ostaggi. Ricominciano le proteste

Israele

dalla nostra inviata a Gerusalemme Anna Balestrieri
Decine di migliaia di manifestanti si sono riuniti fuori dalla Knesset a Gerusalemme chiedendo elezioni anticipate e azioni per il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza. La protesta mirava anche ad annullare la prossima vacanza programmata del Parlamento, della durata di circa un mese, fino a che non sia stata risolta la questione degli ostaggi.

La manifestazione è stata accompagnata da scontri tra manifestanti anti-governativi e residenti ultra-ortodossi a Mea Shearim, a causa della proposta di legge per l’esonero degli studenti di yeshiva dalla leva obbligatoria.

Cartello davanti alla Knesset contro l’esenzione all’arruolamento per gli ultraortodossi

Unione di due poli di protesta 

Le forze anti-governative che hanno animato le manifestazioni contro la riforma della giustizia dell’anno scorso hanno ripreso la loro attività, chiedendo nuove elezioni e un nuovo governo, anche alla luce della gestione del Parlamento attuale della guerra e delle trattative per il rilascio degli ostaggi. Le loro fila sono ingrossate dai familiari dei prigionieri di Hamas che ritengono il primo ministro Benjamin Netanyahu potrebbe garantirne il rilascio se questa fosse la priorità del governo. Aumentano le divisioni tra le famiglie degli ostaggi, divise tra quanti propugnano una maggiore flessibilità nel trattare con Hamas, quanti preferiscono esercitare la massima pressione militare e chi teme che combinare nella protesta i messaggi di rilascio degli ostaggi e il cambiamento di governo potrebbe indebolire la forza della causa delle famiglie.

Il ruolo degli ultraortodossi 

Le manifestazioni hanno coinciso domenica 31 marzo con un aumento dell’attivismo contro la legislazione che esenta gli ebrei ultra-ortodossi dal servizio militare e con critiche alla gestione di Netanyahu della crisi degli ostaggi.

I recenti problemi di salute di Netanyahu – qualche mese fa operato al cuore e in questi giorni di ernia – aggiungono un ulteriore livello di complessità alla situazione, sottolineando ulteriormente la necessità di un’azione rapida e di un leadership empatica con i sentimenti del paese.

Nella serata di domenica 31 marzo, alcuni manifestanti si sono diretti verso diversi punti nevralgici della città, tra cui piazza Shabbat, via Giaffa e la residenza del primo ministro Benjamin Netanyahu, mentre altri hanno bloccato uno degli ingressi della città. Centinaia di manifestanti hanno bloccato alcune strade ad alto scorrimento e acceso fuochi. La polizia ha usato idranti per disperderli.

Carmit Palty Katzir, il cui fratello, Elad, è ancora detenuto da Hamas, ha parlato alla manifestazione di fronte alla Knesset: “Credevo che la questione degli ostaggi fosse al di sopra di ogni cosa, che non ci fosse nulla di politico al riguardo. Non credevo che avrei dovuto combattere contro funzionari governativi per il diritto di mio fratello di tornare a casa.”

Il capo dell’opposizione Yair Lapid ha detto riguardo alla prossima pausa della Knesset: “I riservisti militari non possono fare pausa. Gli ostaggi non possono fare pausa. Voi cittadini non potete fare pausa. Ma in qualche modo a loro [i parlamentari] è permesso?”.

“In quale paese del mondo persone così sono ancora in carica dopo ciò che ci è successo?,” ha domandato retoricamente. “Chiunque sieda in questo governo oggi è responsabile. Ogni ministro che non si dimette, ogni membro della Knesset che non vota contro il governo, che non ci aiuta a mandarli a casa, è responsabile. Questa macchia resterà attaccata a loro per il resto della loro vita … Se vogliamo porre fine alla guerra, abbiamo bisogno di un altro governo.”

Prima della manifestazione davanti alla Knesset, attivisti del gruppo di protesta anti-governativo Brothers and Sisters in Arms hanno avuto scontri con residenti di quartieri ultra-ortodossi a Gerusalemme. Gli attivisti hanno marciato verso Shabbat Square vicino ai quartieri Haredi di Mea She’arim e Geula e hanno protestato contro la proposta di legge che esenterebbe gli studenti yeshiva dalla coscrizione militare.

I residenti haredi hanno lanciato bottiglie e uova agli attivisti, mentre la polizia cercava di separare le due parti. La polizia ha detto che gli attivisti di Brothers and Sisters in Arms “hanno bloccato le corsie di traffico in violazione della legge e hanno cominciato a confrontarsi con i residenti della zona”. Hanno aggiunto che due residenti locali sono stati arrestati. Uno per aver rovesciato uno scooter della polizia e un altro per aver vandalizzato una bandiera.

Parlando durante una conferenza stampa prima del suo intervento chirurgico all’ernia programmato per domenica sera, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che nulla fermerà un’operazione israeliana contro Hamas a Rafah e che non ci sarà vittoria contro Hamas senza di essa.

“Le elezioni in mezzo alla guerra, poco prima della vittoria, paralizzeranno Israele per almeno sei mesi, anzi, secondo le mie stime, per otto mesi,” ha detto. “Paralizzeranno gli sforzi di negoziazione per i nostri ostaggi e metteranno fine alla guerra prima del completamento dei suoi obiettivi. [Il fatto che] i primi a benedire questo saranno [i terroristi di] Hamas, dice tutto.”

La manifestazione davanti alla Knesset e la tendopoli che è prevista essere eretta lì per i prossimi quattro giorni, sono le prime azioni del loro genere dei gruppi di protesta anti-governativa dal 7 ottobre. Dopo l’attacco di Hamas, le proteste contro il governo Netanyahu si sono placate dopo che molti dei gruppi organizzatori hanno deviato le loro risorse per aiutare lo sforzo bellico e il fronte di solidarietà interno.

Ora, gli attivisti sperano di canalizzare il risveglio civile degli ultimi mesi in un movimento di protesta su larga scala in vista della sessione estiva della Knesset.

Oltre alla tendopoli nei pressi della Knesset, i manifestanti pianificano proteste di fronte alla residenza del primo ministro Benjamin Netanyahu nel quartiere di Rehavia nel centro di Gerusalemme. Manifestazioni quotidiane e altre azioni di protesta sono previste per i prossimi giorni.

Secondo uno dei prominenti attivisti delle proteste, Moshe Redman, l’obiettivo delle organizzazioni di protesta è ora di mobilitare i leader di Israele, il presidente dell’unione del lavoro Histadrut, i capi delle università e il presidente dell’Associazione federale delle autorità locali di Israele per emettere un ultimatum al governo che deve fissare una scadenza per una data di elezioni generali. La minaccia è quella di bloccare l’economia, poiché tra i manifestanti si contano imprenditori influenti e i lavoratori del settore hi tech.