La ragazza di Oslo: un co-produzione Norvegia/Israele avvincente e ben confezionata

Spettacolo

di Marina Gersony

Come recensire una nuova serie senza spoilerare? Premettiamo che la serie Netflix  norvegese-israeliana di cui stiamo per parlarvi, La ragazza di Oslo, è avvincente e ben confezionata nonostante una certa critica l’abbia  più o meno stroncata con motivazioni riduttive e superficiali: una serie che a nostro parere si è invece rilevata ricca di suspense e godibilissima, cosa non da poco considerando le valanghe di titoli sfornati dalle principali piattaforme negli ultimi tempi che, tranne eccezioni, si presentano spesso promettenti ma poi deludenti: serie trascinate, sconclusionate, ripetitive, poco realistiche e così via.

Bene, allora preparatevi, perché La ragazza di Oslo (What Happened in Oslo, in originale Bortført, ovvero «Rapiti»), è una serie mozzafiato girata tra la Norvegia, Tel Aviv, Gerusalemme, Eilat e il deserto che vi terrà inchiodati dal primo all’ultimo episodio: con una trama, per intenderci, che rievoca idealmente certe atmosfere di suspense tipo Homeland o Fauda, pur con le indubbie e debite differenze.  Non è una serie eccessivamente lunga (una stagione, dieci puntate da circa 30 minuti l’una), con un inizio che va subito al sodo, una trama ben sviluppata, una tenuta di tensione costante e un finale definito (fondamentale) pur lasciando aperta la possibilità di un sequel e di future stagioni.

VIDEO https://www.youtube.com/watch?v=JQffdScfiv4

La trama senza fare troppe anticipazioni: trattasi della storia di un rapimento e delle dinamiche che si celano dietro le azioni terroristiche di Hamas, Isis, le decisioni dei governi occidentali e le politiche ciniche internazionali, dove ognuno ritiene di avere le sue buone ragioni a scapito di quelle altrui.

In un intreccio tra realtà e finzione (la serie non si basa su una storia vera bensì rielabora fatti realmente accaduti), tra intrighi diplomatici, misteri, missioni segrete, cose dette e non dette, legami famigliari, stati emotivi angosciosi, il tutto inizia con il sequestro da parte dell’Isis di tre giovani incolpevoli, una ragazza norvegese e due ragazzi israeliani che hanno avuto l’unica sfortuna fatale di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. A questo punto si scatena l’inferno in una guerra drammatica e altamente emotiva di tutti contro tutti: in cambio della liberazione degli ostaggi, i terroristi pretendono il rilascio di Abu Salim dalle prigioni di Oslo e la scarcerazione di dodici prigionieri detenuti in Israele. Con una domanda che ogni spettatore probabilmente si porrà man mano che gli episodi scorrono: fino a che punto si può spingere un essere umano per salvare un proprio caro, un figlio, una figlia o un membro della propria famiglia?

Di più non sveliamo. La ragazza di Oslo, co-prodotta da Netflix con il broadcast israeliano HOT, disponibile dal 19 dicembre sulla piattaforma streaming, è stata creata da Kyrre Holm Johannessen e dall’israeliana Ronit Weiss-Berkowitz, con la regia di Uri Barbash e Stian Kristiansen. Nel cast una formidabile Anneke von der Lippe e le toccanti interpretazioni di ottimi attori come Andrea Berntzen, Anders T. Andersen, Amos Tamam, Raida Adon, Shadi Mar’i, Daniel Litman, Rotem Abuhab, Jamil Khoury, Abhin Galeya.