Una scena del film Tales of the March sulle Marce della Morte

Marce della Morte, l’ultimo atto della Shoah in un film in produzione

Spettacolo

di Nathan Greppi
Quando, nell’autunno del 1944, i tedeschi iniziarono a ritirarsi da molti campi di concentramento per l’avanzata delle Forze alleate, migliaia di internati furono costretti a prendere parte a lunghe marce; molti di loro morirono lungo il percorso, mentre altri sopravvissero abbastanza a lungo da poter raccontare ciò che avevano vissuto.

Sebbene la Shoah sia uno dei temi storici maggiormente trattati nel mondo del cinema, ad oggi non esiste un film di fiction che tratta in modo specifico quelle che vengono ricordate come le Marce della Morte. Per colmare questo vuoto Stefano Casertano, regista italiano residente a Berlino, ha deciso di avviare tramite un crowdfunding sul sito Produzioni dal Basso la produzione di un cortometraggio di 15 minuti incentrato su questo capitolo di storia, intitolato Tales of the March.

Il protagonista della storia è Eithan, un personaggio basato su testimonianze reali di reduci delle marce. Quando la marcia attraversa un paese, Eithan sente una donna che sta cantando il “Va’ Pensiero” del Nabucco – noto anche come “Coro degli Schiavi Ebrei”. Eithan capisce che la donna sta cercando di fargli forza e che non tutto è perduto.

Casertano, il quale è stato docente di Politica Internazionale all’Università di Potsdam, ha fondato a Berlino la casa di produzione Daring House, che negli anni ha ricevuto premi ai Festival di Berlino e Venezia. E proprio la Biennale di Venezia sostiene il progetto, selezionato assieme a 12 altri all’edizione 2021 del workshop virtuale Biennale College Cinema – Virtual Reality International.

Il progetto è prodotto principalmente da Stefano Bethlen, direttore generale della casa cinematografica Titanus (che esiste dal 1904 e ha prodotto film di grandi registi quali Vittorio De Sica, Federico Fellini, Dino Risi e Giuseppe Tornatore), e ha anche ricevuto il sostegno dall’ente dei fondi per il cinema dell’area di Berlino e del Brandeburgo e la consulenza storica dell’Archivio Tedesco sulle Marce della Morte. Una volta coperto il budget, tutti i proventi saranno donati a fondazioni che si occupano della memoria della Shoah.

Questa non è la prima volta che un regista italiano residente in Germania si occupa della Shoah: nel 2014 era già successo con Il labirinto del silenzio, ambientato negli anni ’50 e che raccontava gli sforzi di un giovane procuratore della Germania Ovest di raccogliere testimonianze per far processare dei gerarchi delle SS e ottenere giustizia per le loro vittime. Il film era diretto da Giulio Ricciarelli, milanese di nascita e tedesco d’adozione.

(Nella foto una scena del film)

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