Il Festival delle Nazioni di Città di Castello

Spettacolo

Il Festival delle Nazioni di Città di Castello, giunto alla sua quarantunesima edizione, quest’anno rende omaggio a Israele, accogliendo nella sua variegata e nutrita programmazione le punte di diamante della musica, della cultura, dell’arte ebraiche.
Shlomo Mintz, Idan Raichel, Gidon Kremer, Gil Shoat, Salvatore Accardo, l’Israel Chamber Orchestra e ancora l’Arab Music Orchestra of Nazareth, Sandro Lombardi, Yvan Dinur, I solisti di Perugia e I Virtuosi Italiani, Avi Kaiser, Enrico Dindo, questi sono solo alcuni tra nomi che animeranno le cornici più suggestive della città tifernate, tra agosto e settembre, negli ultimi tepori serali di fine estate.

Nel corso di quindici giorni fitti di appuntamenti si potranno quindi ascoltare i lavori di autori degli inizi del ‘900 poco conosciuti dal grande pubblico giunti con i primi movimenti di ispirazione sionista col loro patrimonio mitteleuropeo, accostati ai più familiari Ravel, Milhaud, Rodrigo Bruch, fino ad arrivare ai più valenti compositori contemporanei; come un percorso ideale condurrà lo spettatore attraverso le vie del Nord Africa insieme ai misharaim che dopo il conflitto del 1948 e quelli seguenti, trovarono una nuova patria in Israele, dopo secoli di vita e cultura condivise con i fratelli arabi, recando con sé il loro patrimonio musicale frutto proprio di quella lunga convivenza; si potranno cogliere le influenze portate dagli immigrati dallo Yemen, dall’Etiopia fino agli ultimi grandi flussi, avvenuti in particolare dalla ex Unione Sovietica dopo il 1989, che hanno profondamente influenzato e modificato la società israeliana, ma anche rafforzato la vita musicale del Paese.

Si ascolteranno nuove formazioni dai suoni assolutamente originali, sorte dalla fusione di differenti esperienze etniche con il pop internazionale, come l’Idan Raichel Project, ad esempio, o i più grandi interpreti che pur non essendo nati in Israele hanno voluto mantenere saldo il rapporto con la terra dei propri progenitori e ancora i più illustri esponenti della scuola violinistica russo-ucraina. Si potrà entrare nelle pagine di David Grossman, come ci si potrà calare in scene delle vita quotidiana e nei momenti del racconto biblico, narrato anche attraverso l’arte coreutica. Così si potranno ascoltare le trascinanti note della musica Klezmer. E tanto altro ancora.

“La complessità della storia di Israele si riflette naturalmente in tutti gli aspetti della cultura delle popolazioni che vivono in questa terra” – afferma Aldo Sisillo, direttore artistico del Festival delle Nazioni. “Da questa complessità, dall’interazione tra culture diverse, dal dialogo e dai conflitti, scaturisce la ricchezza del mondo musicale di questo Paese. La musica peraltro è uno dei campi d’eccellenza della cultura ebraica e quindi di Israele. In tutta la storia del popolo ebraico, prima e durante la diaspora, – continua Sisillo – la musica ha conservato una funzione fondamentale nella scansione dei momenti importanti della vita civile e religiosa. In questa edizione del Festival ci concentreremo soprattutto sulla musica e i musicisti di oggi e cercheremo di entrare nelle musiche delle Aliyot, in quel ricco patrimonio che le diverse immigrazioni hanno portato in Palestina, accentuandone il carattere di crocevia di culture e di ponte fra Occidente e Oriente”.

Afferma dal suo canto Giuliano Giubilei, Presidente del Festival: “La caratteristica, in un certo senso l’unicità, del Festival delle Nazioni è che ogni anno porta a Città di Castello la musica di una Nazione diversa. Il nostro sguardo si è fermato a lungo sui Paesi della vecchia Europa e nelle ultime edizioni si è allargato verso i Paesi recentemente entrati nell’Unione. Siamo andati in Polonia e nella Repubblica Ceca, per tornare poi ad esplorare la tradizione musicale della Spagna.
La 41ma edizione ospiterà Israele. L’occasione – dice ancora Giubilei – è data dalla ricorrenza dei 60 anni della fondazione dello Stato di Israele, ma non è questa la sola considerazione che ha determinato la scelta. Israele è la naturale conclusione di un percorso, partito dal cuore dell’Europa e passato per la Spagna, che ci ha fatto scoprire quanto profonda sia l’influenza della musica e della cultura ebraiche nella storia europea.
Quello che cerchiamo nella musica dei diversi Paesi è proprio l’incontro tra le culture e le tradizioni diverse. La musica ebraica – conclude – ne è forse l’esempio massimo: partita dall’Europa o dai paesi della diaspora ha poi arricchito tutto il mondo con grandissimi musicisti”.

Tante le novità, quindi e i fiori all’occhiello del Festival che prenderà il via il 21 agosto da Idan Raichel con il suo Project. Nuova icona musicale nelle comunità israeliane ed ebraiche di tutto il mondo, tastierista, compositore, produttore e arrangiatore israeliano, Raichel ha portato al successo mondiale il suo Project, una mirabile fusione di musica etiope tradizionale, poesie arabe, canti yemeniti, cantillazione ebraica e ritmi caraibici. Successivamente Raichel cederà il passo ai Virtuosi Italiani che proporranno un programma di particolare interesse nell’interpretazione del grande violinista Pavel Vernikov e del cantore Eyal Lerner.

Una tra le perle incastonate nel Festival sarà la presenza di Shlomo Mintz. Eccezionale musicalità, versatilità stilistica e padronanza tecnica: queste sono solo alcune delle straordinarie doti che fanno di Mintz uno dei più grandi violisti del nostro tempo; così come da una tecnica impeccabile e da un bellissimo suono sono caratterizzati i componenti del suo New Russian Quartet con i quali l’artista darà voce alla più alta tradizione della musica da camera.

Wings, Canzoni del cuore ebraico è il titolo del concerto del soprano Valeria Fubini Ventura che intonerà i bellissimi canti dei più famosi compositori israeliani del ‘900.
Invece Sandro Lombardi artista e attore tra i più carismatici e poliedrici del panorama teatrale italiano, leggerà le pagine di David Grossman sulle musiche – commissionate dal Festival delle Nazioni per l’occasione – di Michele dall’Ongaro.
Ancora un appuntamento di rilevanza internazionale. Straordinario e tra i meno convenzionali violinisti, Gidon Kremer abbraccerà il suo violino nel concerto del 28 agosto. Da Beethoven passando per Schuber per approdare ad Astor Piazzola, il funambolico, avvincente Gidon con la sua Kremerata Baltica, fa un volo trasversale nella letteratura musicale di tutti i tempi in un programma raffinato e denso di rimandi, che va dal classicismo al romanticismo, dai compositori delle avanguardie storiche contemporanee, ai padri della jazz fusion.

Anche la grande danza sarà presente. Dall’incontro del coreografo israeliano Avi Kaiser, formatosi con tecnica Graham e fondatore della Blue Ran Dances e di Sergio Antonino, esponente di spicco della nuova coreografia italiana, nasce Piyut dove i due artisti disegnano la partitura coreografica su queste antiche composizioni, qui rivisitate dal musicista israeliano Rami Fortis.

Israeliani e palestinesi uniti per dar suono alla grande musica araba, per dare voce nel mondo alla illustre tradizione dei ritmi e dei suoni mediorientali è la proposta dell’Arab Music Orchestra of Nazareth, formazione strumentale che da poco più di un decennio rivolge la propria attenzione al recupero e alla valorizzazione del repertorio musicale arabo. L’Arab nei suoi concerti rende omaggio ad artisti leggendari come la cantante egiziana Oum Koultum chiamata Stella d’Oriente, fino ad arrivare alla libanese Feyrouz. Dotato di uno straordinario talento, l’Ensemble – interamente acustico – utilizza gli strumenti arabi classici (gli archi, il qanun, l’oud, le percussioni) e si avvale della voce di Lubna Bassal, artista palestinese. L’Orchestra di Nazareth è stata, inoltre, protagonista di una sorta di anteprima del Festival delle Nazioni a Torino, nell’ambito della Fiera del Libro.

All’insegna della più alta tradizione il concerto di Salvatore Accardo. Magnifico maestro della scuola italiana violinistica, il musicista partenopeo darà canto, su uno dei suoi due preziosi Stradivari (l’ Hart ex Francescatti 1727 e l’Uccello di Fuoco ex Saint-Exupéry 1718) alle pagine di Mozart, di Brahms, di Ravel, ai virtuosistici Palpiti di Niccolò Paganini.

Considerato il giovane genio musicale israeliano, Gil Shoat, compositore, pianista, direttore, girerà l’ultima pagina della quarantunesima edizione del Festival salendo alla testa della rinomata Israel Chamber Orchestra. Nel concerto di Città di Castello, Shoat coprirà il duplice ruolo di direttore e compositore. Infatti accanto alle partiture dello spagnolo Pablo de Sarasate, di Franz Joseph Haydn, il musicista nato a Tel Aviv, che conta già al suo attivo la composizione di circa nove sinfonie, otto concerti e due opere, alzerà la sua mano maestra su una propria recente composizione. Al violino sarà impegnato Pavel Berman, giovane virtuoso, figlio dell’illustre pianista Lazar.

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