Shlomo Mintz presto a Milano

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di Roberto Zadik

Il 27 gennaio, giorno della Memoria, a Roma, Shlomo Mintz ha partecipato al concerto dei Violini della Speranza, con 12 violini sopravvissuti alla Shoah, alla presenza del Presidente Napolitano. Un evento organizzato da Viviana Kasam che ha visto suonare insieme un violinista ebreo – Mintz, appunto – uno musulmano e uno cattolico.

Il 7 aprile Shlomo Mintz sarà a Milano e grazie alla rivista Amadeus “Serate Musicali” offre agli iscritti alla Comunità ebraica cinquanta biglietti scontati. Un’occasione da non perdere per ascoltare uno dei geni contemporanei della musica e dell’esecuzione, con il suo celeberrimo Stradivari. Ebrei e violino, del resto, hanno una liaison fortissima e secolare. Non è solo una barzelletta («Hai mai provato a scappare con un pianoforte sulla schiena?») o un film come il bellissimo musical Il violinista sul tetto ambientato interamente in uno shtetl e interpretato da due star come Chaim Topol e Barbara Streisant, ma il rapporto fra violino e ebrei sembra essere davvero molto stretto e lo dimostra anche la musica klezmer orchestrata dal suono poetico e vibrante di questo strumento e tipica del folklore yiddish e dell’Europa Orientale.

Infatti nel Novecento e ancora oggi, numerosi sono gli strumentisti di religione ebraica, da Isaac Stern, a Yasha Heifez, a Itzhak Perlman, Pinhas Zuckermann o Yehudi Menuhin, che si sono fatti strada in campo internazionale grazie alle loro abilità musicali e interpretative, evocando atmosfere struggenti e riportando in auge le melodie dei grandi compositori del passato.

In questo fitto elenco, compare anche il grande Shlomo Mintz, che a 57 anni è uno dei più acclamati esecutori nel panorama internazionale, grazie alla sua estrema versatilità e alla sensibilità espressiva e avvolgente che caratterizza il suo modo di suonare, acquisto anche grazie ai tanti anni di studio e al rapporto di amicizia con Isaac Stern. Ebreo russo, naturalizzato israeliano emigrò con la famiglia dalla nativa Mosca, nel 1960 quando aveva appena due anni per poi stabilirsi nello Stato ebraico e cominciare a muovere lì i primi passi nel mondo della musica classica, diventando non solo esecutore ma anche direttore d’orchestra e consulente artistico. Fin da piccolo, a 3 anni cominciò a suonare il violino assieme a suo padre per poi, a 11 anni, iniziare a studiare lo strumento con Liora Feher, famosa per essere stata una delle principali rappresentanti del Centro violinistico europeo. La sua è stata una carriere fulminante: a soli 18 anni è stato, oltre che brillante violinista, anche direttore di orchestre famose, come la Royal Philarmonic Orchestra, la Nhk Orchestra (Giappone) e naturalmente l’Orchestra Filarmonica israeliana. Nel suo percorso artistico, fra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, è stato influenzato da grandi artisti come Isaac Stern, che -presentato dalla Feher- divenne il suo ispiratore, con cui ha studiato per tanti anni. E poi Pablo Casals, quando viveva a New York. Ha ricoperto ruoli prestigiosi come Direttore artistico e principale direttore dell’Orchestra Sinfonica di Maastricht. Tanti riconoscimenti come violinista solista, impegnato in emozionanti performance di Mendelssohn (uno dei suoi cavalli di battaglia è il concerto per violino Op.64, uno dei capolavori del compositore tedesco), e Tchaikovsky, con le sue atmosfere sognanti e elaborate. Versatile, energico e dinamico, sempre in movimento col suo archetto da una parte all’altra del globo, si è esibito in numerosissimi Paesi, dalla Svizzera, agli Stati Uniti fino al Sudamerica e all’Argentina vincendo diversi premi e aggiudicandosi posizioni quasi sempre ai primi posti nei concorsi e nelle competizioni internazionali. Nel programma delle sue principali iniziative, ha indetto per molti anni concorsi per i giovani musicisti provenienti da tutto il mondo, che si tenevano nel kibbutz di Elion, sviluppando inoltre la possibilità, grazie alle nuove tecnologie, di registrare le proprie lezioni e di riproporle online.

Mintz ha mostrato il suo legame con la propria identità ebraica, sul quale peraltro è sempre stato molto riservato, partecipando da diversi anni al progetto “Violini di speranza”. L’iniziativa consiste nel recupero dei violini appartenenti a ebrei morti nei ghetti e nei campi di concentramento nazisti, restaurati dal liutaio Amnon Weinstein e utilizzati in diverse occasioni, come i concerti tenuti in varie città, da Gerusalemme a Maastricht, da Londra a Istanbul, a Madrid, Parigi…  e trasmessi durante le celebrazioni per il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. Insomma un artista completo e coinvolto in iniziative di alto livello, come le collaborazioni con direttori d’orchestra del calibro di Lorin Maazel e Zubin Mehta, l’anno scorso al Festival di Taormina e le tante registrazioni di brani immortali composti da Mozart, Beethoeven, Brahms. Modesto e determinato, umile e un po’ timido, Mintz parla a voce bassa ma nelle sue interviste esprime grande passione per il proprio lavoro e dedizione assoluta al suo inseparabile Stradivari. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli Shlomo Mintz ha dichiarato in un’intervista che attraverso la musica ha cercato di esprimere «la gioia di vivere nella maniera più elevata possibile».

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