Feste/Eventi

Gli intervenuti alla serata del Bené Berith sul futuro di Gerusalemme

Il futuro di Gerusalemme: una serata al Bené Berith

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di Paolo Castellano
Il giornalista Renato Coen 18 dicembre ha dialogato presso la sinagoga Bené Berith con Davide Romano, assessore alla Cultura della comunità ebraica di Milano, durante un dibattito intitolato Gerusalemme capitale di Israele. Ed ora?

Giovanni Quer alla serata Kesher sulle minoranze in Israele

Kesher, focus sulle minoranze in Israele

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di Roberto Zadik
La società israeliana è sempre più multietnica e multiculturale e accanto ai due grandi gruppi di israeliani, nati o immigrati da altri Paesi e palestinesi e arabi israeliani nel Paese in questi ultimi anni sono confluite una serie di etnie di grande rilievo. Come sta cambiando il tessuto sociale nello Stato ebraico? Su questo e su altri temi si è discusso durante la serata di Kesher, tenutasi lo scorso 19 dicembre’ “Miutim yedidutiim, le Minoranze amichevoli di Israele, il loro rapporto con la terra e lo Stato e la loro posizione nel conflitto”.

L’approfondimento è stato condotto a due voci, dallo studioso Giovanni Quer che da tempo lavora per l’Ambasciata di Israele e si occupa di antisemitismo e delegittimazione e da Rav Della Rocca, con una fitta serie di domande sul finale dell’iniziativa che si è svolta presso la Residenza Arzaga. “Su questo argomento si parla poco o niente” ha esordito il direttore di Kesher; “ Israele è un Paese molto complesso e articolato dove risiedono diversi gruppi etnici e religiosi. Anche nella Torah viene menzionato la figura del Gher Toshav, straniero residente e oggi il Paese è pieno di minoranze non solo religiose ma anche etniche delle quali però non si parla mai.”

Come in Europa anche in Israele, dunque,  le minoranze ricoprono un ruolo sempre più importante per il Paese anche perché molti gruppi etnici, come ad esempio, i drusi si rivelano di centrale importanza specialmente per il servizio militare. Ma quali sono queste minoranze e che ruolo hanno? Nella sua relazione Quer ha messo in luce alcuni punti fondamentali. “Quando si parla di ebrei e arabi come due compartimenti stagni, si commette già un errore. Ci sono molteplici sfumature e differenze. Molti musulmani che non sono arabi come i Circassi e molti arabi cristiani così come cristiani che non sono arabi come gli armeni. Le minoranze cristiane solitamente hanno un livello socio-culturale più alto e molto dipende anche da un discorso generazionale che è decisamente complesso. Ci sono poi scuole separate e livelli di educazione ben distinti fra i vari gruppi e popolazioni sul territorio”.

Ma come sono inseriti queste etnie nella società israeliana? “Molto ben inseriti gruppi che sono molto amichevoli come Beduini del Nord, i Circassi che vengono dal Nord del Caucaso e che in Israele sono circa 4mila, e i Beduini del Negev presenti in 201mila e sparsi per vari villaggi ad esempio nelle zone vicino a Beersheva”. Questi sono alcuni esempi di etnie arabe che hanno “uno stretto legame di amicizia e riconoscenza con Israele fin dalla nascita dello Stato  da parte di queste famiglie che portano avanti le tradizioni volendo emanciparsi e andare avanti nella loro crescita”.

Una etnia molto interessante e ben integrata sono i Drusi “ di cui si sa poco e mantengono una grande segretezza sulle loro tradizioni e sulla loro religione; in Libano sono molto forti mentre in Israele sono 130mila e sono in Galilea e nel Golan e hanno una loro religione che nasce all’interno dell’Islam sciita. Hanno componenti islamiche, cristiane e alcune componenti gnostiche e platoniche, il loro libro sacro più conosciuto si chiama le Epistole della Saggezza, raccolta di scritti del Corano,  dell’Antico Testamento e di Platone e venerano il suocero di Mosè come uno dei padri della loro religione con un Santuario vicino a Tiberiade. Questo testo però è solo per i saggi. La loro estrema segretezza li ha permesso di sopravvivere perché erano perseguitati come eretici. Hanno una bandiera ben precisa e una loro identità e chi è religioso ha un suo look con baffi. Cappello bianco e pantaloni alla turca”. I Drusi ha fatto sapere  Quer si sono ben integrati con poeti, politici e esponenti che hanno favorito molto la questione del militare per uomini e servizio civile per le donne”.

Ben integrati e amichevoli  sono anche i Beduini del Nord  molto tradizionali e musulmani sunniti e da sempre sono stati aperti verso gli ebrei e i sionisti e “prima delle Guerre ci sono state alleanze in difesa di ebrei nei Paesi arabi e in Israele”. Un altro gruppo molto pro Israele sono i “Circassi meglio noti come Caucasi che sono musulami sunniti e durante la guerra turco-russa sono scappati. Son molto tradizionalisti ma aperti, sono 4mila persone e vogliono mantenere i loro tratti culturali”.

Ma ci sono altre minoranze ci sono anche i Beduini del Negev, circa 210mila, legati da amicizia con gli ebrei dai tempi dell’Impero Ottomano. “Essi vivono divisi fra chi si sente israeliano mentre altri stanno aderendo a una visione politica contro Israele, comunque in maggioranza hanno stretto alleanza con Israele pur avendo tradizioni molto radicate. Grazie a centri studi e college il loro livello culturale si sta alzando con università come quelle di Sderot e Beersheva”.

Ma da quando le minoranze hanno deciso di entrare a far parte attivamente della società israeliana? Dagli anni ’60 Israele ha allargato i diritti di cittadinanza per le minoranze  e da quei tempi molti arabi hanno voluto emanciparsi entrando a far parte delle istituzioni. Questo è avvenuto grazie all’esercito che ha un ruolo fondamentale nello sviluppo sociale, grazie all’economia con grande attivismo imprenditoriale dei gruppi arabi e beduini, che solitamente sono la parte più povera della popolazione e con le rappresentanze politiche e istituzionali delle varie etnie nel Parlamento con partiti arabi che rappresentano le minoranze, partiti nazionalisti e varie coalizioni”.  A questo proposito Quer ha specificato che le minoranze vengono rappresentate nei vari partiti, dal Meretz,al Likud ad altre fazioni.

Da segnalare anche il ruolo dei cristiani in Israele che sono 170mila, e gli arabi cristiani molti dei quali vogliono recuperare una identità pre-araba come greco ortodossi o quelli che parlavano aramaico. Essi sono suddivisi in 12 Chiese diverse, hanno livello culturale alto, molti sono diplomati e istruiti e attivi nella ricerca e nell’hi tech con scuole bilingui ebraico-arabo. Molto presenti in campo politico e propositivi in materia di cambiamenti sociali con proteste e manifestazioni”. La serata si è conclusa parlando di quali saranno le sfide future per queste minoranze? L’integrazione degli armeni, gruppo esiguo ma molto forte, le donne nel mondo islamico e già sono stati fatti passi in avanti per studio, imprenditorialità e innalzamento livello culturale, e aumentare la partecipazione sociale e culturale delle minoranze in tutti i settori”.

Prossimo appuntamento il 9 gennaio, dopo le vacanze invernali.

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