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Replica Anna Cortimiglia

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La rettifica di Anna Cortimiglia, avvocato

“Egregio Direttore, sul suo giornale è stato citato il mio intervento, svolto durante un corso di formazione accreditato presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, circa i profili penali del progetto di legge in tema di antisemitismo attualmente in discussione alla Camera. I commenti svolti dall’Autrice del testo risultano inconferenti rispetto al contenuto dell’intervento e di per sé molto poco chiari a livello logico-testuale (“la pericolosità non è un’astrazione giuridica”?). Contesto la banalizzazione delle mie analisi e la superficialità con cui sono state riportate. Anzitutto perché, contrariamente a quanto riportato, la motivazione circa la rilevanza di un’analisi penalistica nonostante l’assenza di norme sanzionatorie è stata ampiamente ed esplicitamente fornita, mediante confronti normativi, analisi dei lavori preparatori, riflessioni criminologiche e di politica criminale (l’Autrice sostiene, invece, che di tale rilevanza “non sia dato sapere”). Allo stesso modo, si decontestualizza totalmente l’affermazione che una “legge sull’antisemitismo” non sarebbe necessaria, posta nel contesto originale a commento proprio di un’analisi delle fattispecie penali dalla quale emerge come molte delle condotte di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione individuabili mediante la definizione dell’IHRA risultino già penalmente sanzionate dalle norme vigenti. Sminuirmi professionalmente, ad ogni modo, è pur sempre meno grave di accusarmi – come pure l’Autrice fa – di ignorare o peggio avallare l’odio antisemita. Accusa infamante e vergognosa che rigetto con forza.”.

La risposta della giornalista di Mosaico

Gentile Anna Cortimiglia,

Nel mio articolo ho riportato alcuni passaggi della sua relazione, dando rilevanza in particolare alla sua affermazione secondo cui una legge specificamente dedicata all’antisemitismo non sarebbe necessaria. Lei stessa riconosce di aver “posto l’affermazione”. Un articolo giornalistico non è tenuto a dare conto della trascrizione integrale dell’intervento: se ne sottolineano i passaggi ritenuti significativi, come in questo caso. Contesto l’affermazione secondo la quale nel mio articolo l’abbia accusata di “avallare l’odio antisemita”: ciò non è scritto. Mi interrogo, ancora, se un corso sull’antisemitismo non avrebbe dovuto occuparsi precisamente di questo tema.

 

Replica Riccardo Cucchi

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La rettifica di Riccardo Cucchi, giornalista sportivo

Ho letto l’articolo pubblicato dal giornale da lei diretto “Antisemitismo, il corso all’Ordine dei giornalisti del Lazio diventa un comizio contro Israele e il ddl: accusano la legge, non l’odio” in data 30 settembre 2026. Mi preme rilevare che il resoconto del mio intervento riporta alcune inesattezze.

Non ho mai pronunciato la frase virgolettata “l’esistenza di Israele è un’impresa nazista”. Non l’ho pronunciata perché sono da sempre assolutamente certo del diritto di Israele di esistere. Ci mancherebbe altro. Ho invece riportato uno dei punti della dichiarazione IHRA sull’antisemistismo che, a giudizio di molti, pregiudica la libertà di critica su Israele. Cito fedelmente: “Negare al popolo di Israele il diritto all’autodeterminazione, ad esempio affermando che l’esistenza di Israele è un’impresa razzista, è antisemitismo:” Ho utilizzato questa frase per sviluppare il mio ragionamento sull’azione coloniale di Israele nei confronti di Gaza, Cisgiordania, Libano e Siria, sull’ “apartheid” nei confronti dei palestinesi, sulla violazione dei diritti umani e sui crimini di guerra.
Trovo assolutamente fuori luogo l’ironia nei miei confronti quando affermo di aver combattuto perché non fosse mai cancellata la memoria dell’orrore della Shoah. lo ribadisco anche qui: considero un affronto essere definito antisemita, lo considero un affronto in termini culturali, professionali e politici.
Sono certo che vorrà pubblicare questa rettifica come prevede la legge.
Le auguro buon lavoro.

La risposta della giornalista di Mosaico

Gentile Riccardo Cucchi,

La ringrazio per la precisione sulla sua posizione nella quale afferma che ha sviluppato il suo ragionamento “sull’azione coloniale di Israele nei confronti di Gaza, Cisgiordania, Libano e Siria, sull’ “apartheid” nei confronti dei palestinesi, sulla violazione dei diritti umani e sui crimini di guerra”. Preciso che nel mio articolo non l’ho mai definita “antisemita” né ho messo in discussione il suo impegno nella memoria della Shoah. Lei in aula ha detto: “Israele è un’impresa nazista”. Non solo. Ha aggiunto: “Ma non lo potrò più dire”.

Replica Anneliese Baldaccini

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La rettifica di Anneliese Baldaccini, di Amnesty International

Gentile direttore,

In riferimento all’articolo “Antisemitismo, il corso dell’Ordine dei giornalisti del Lazio diventa un comizio contro Israele e il ddl non l’odio”, pubblicato il 30 settembre 2026, preciso quanto segue.

Definire Amnesty International “nota organizzazione anti-israeliana” riecheggia la narrazione dei governi autoritari che, senza mai entrare nel merito delle denunce di violazioni dei diritti umani, liquidano le ricerche dell’organizzazione come frutto di pregiudizio e di ostilità. Amnesty International non è “anti” ma “per” il rispetto dei diritti umani. Ricordo anche le denunce di Amnesty International dei crimini di guerra commessi da Hamas e altri gruppi armati palestinesi contro civili israeliani il 7 ottobre 2023 e i successivi, ripetuti, appelli al ritorno in libertà delle persone prese in ostaggio.

Per quanto riguarda lo slogan contenente l’espressione “dal fiume al mare”, è stata citata a mo’ di esempio di quanto in Austria, secondo una ricerca di Amnesty International, sono state promosse azioni penali nei confronti di manifestanti che lo avevano usato. Da decenni, il dibattito su quell’espressione è ampio ed è utilizzata dagli stessi politici israeliani per affermare la sovranità su tutto il territorio occupato della Palestina.

Mi permetto infine di sottolineare una fallacia logica nell’articolo della giornalista, la quale cita l’IHRA quando afferma che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possano essere considerate antisemite”. Quindi, se ci sono paesi che non praticano l’apartheid, non si può accusare Israele di compiere questo crimine? Ricordo che il crimine di apartheid di Israele è stato denunciato fin dal 2021 da una varietà di organizzazioni da B’tselem a Human Rights Watch e confermato dalla stessa Corte internazionale di giustizia nel parere consultivo emesso a luglio del 2024.

La risposta della giornalista di Mosaico

Gentile Anneliese Baldaccini,

L’attività di Amnesty International è stata fortemente e sistematicamente critica nei confronti di Israele: l’organizzazione parla apertamente di “genocidio” e “apartheid”. A titolo esemplificativo, anche il profilo Instagram di AmnestyItalia mostra una significativa sproporzione tra i post dedicati al “genocidio” a “all eyes on flottilla” ai “giornalisti di Gaza” e quelli dedicati agli ostaggi israeliani: il 7 ottobre 2023, né i giorni appena successivi, non risulta neanche un post dedicato a loro. Il 13 ottobre 2023, invece, c’è un post dedicato a “l’uso di proiettili al fosforo bianco a Gaza, incluso un attacco sulla spiaggia di Gaza City”.

Lei in aula ha portato l’esempio dell’Austria per rivendicare la legittimità di poter usare l’espressione “dal fiume al mare”.

Quanto alla “fallacia logica” da lei rilevata, ritengo che il suo ragionamento non colga il punto della mia osservazione. L’IHRA utilizza quell’espressione proprio per sottolineare che la critica mossa contro Israele non deve essere viziata da doppi-standard.

Quanto al parere della Corte Internazionale di Giustizia emesso in data 19 luglio 2024, la Corte non ha “confermato il crimine di apartheid di Israele”: l’organismo non ha specificato che si tratti giuridicamente di “apartheid”, bensì ha scritto nel parere, al paragrafo 229: “La Corte considera che la legislazione e le misure di Israele costituiscano una violazione dell’articolo 3 della CERD”. Il giudice Iwasawa, in un’opinione separata, scrive esplicitamente che la Corte ha riscontrato una violazione dell’articolo 3 CERD “without qualifying it as apartheid” (“senza che questo sia qualificato come apartheid”). Il giudice Nolte è ancora più netto, il quale in un’opinione separata scrive: “In assenza di alcuna discussione sull’elemento soggettivo dell’apartheid, che costituisce un elemento fondante della proibizione, l’opinione non può essere interpretata ritenendo che la proibizione dell’apartheid sia effettivamente stata violata da Israele. Inoltre, non sono convinto che la Corte abbia informazioni sufficienti a disposizione per concludere che le politiche e le pratiche di Israele costituiscano o apartheid o segregazione razziale”.

Replica Ludovica Jona

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La rettifica di Ludovica Jona, giornalista

“Gentile direttore,

In riferimento all’articolo “Antisemitismo, il corso dell’Ordine dei giornalisti del Lazio diventa un comizio contro Israele e il ddl non l’odio”, pubblicato il 30 settembre 2026, preciso quanto segue.

Non ho mai affermato né lasciato intendere che siano normali le aggressioni fisiche contro persone ebree. Il mio intervento riguardava l’episodio di aggressione fisica citato nel rapporto CDEC, in relazione al quale, secondo quanto riportato dalla stampa, il denunciante risulta a sua volta denunciato. Ho voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di distinguere tra episodi registrati e responsabilità giudizialmente accertate: distinzione che non viene fatta per i 18 casi riportati come aggressioni nel rapporto 2025 dell’osservatorio CDEC”, scrive la giornalista.

In merito al post di Alessandro Di Battista, chiedo che venga riportato il contesto della frase sui sionisti, omettendo il quale si restituisce una rappresentazione incompleta del contenuto del post, che richiamava una frase pronunciata dal generale israeliano Aharon Haliva: “Per ogni persona del 7 ottobre devono morire 50 palestinesi. Non conta ora se sono bambini”.

Infine, non ho mai parlato di “lobby ebraica”. Il mio intervento si riferiva alle attività di lobbying di organizzazioni filo-israeliane e alla composizione del comitato tecnico a supporto del coordinatore per la lotta all’antisemitismo, nel quale ho rilevato l’assenza di rappresentanti di organizzazioni ebraiche esplicitamente critiche delle politiche del governo israeliano”.

La risposta della giornalista di Mosaico

Gentile Ludovica Jona, anche se il denunciante risultasse a sua volta denunciato, ciò non toglie l’aggressione fisica subita dalla persona ebrea. Come lei stessa afferma, ha “voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di distinguere tra episodi registrati e responsabilità giudizialmente accertate”, come affermato già nel mio articolo. (“I fatti devono essere ancora accertati”, ha detto). Lei stessa, del resto, è l’autrice di un articolo su Altraeconomia.it che titola: “Il problematico modo di classificare gli “episodi di antisemitismo” nell’ultimo rapporto Cdec”. Ad un corso di formazione per giornalisti, anziché fare interventi a senso unico, non sarebbe stato quantomeno più corretto invitare un rappresentante del CDEC? Almeno per avere un minimo di contraddittorio? La presenza di una voce che esponga le ragioni dell’organizzazione avrebbe potuto arricchire il confronto. Lei chiede che venga riportato il contesto nel quale Di Battista ha pronunciato quelle parole. Il contesto è certamente rilevante per ricostruire un’affermazione, ma non ne cancella il contenuto: “I sionisti sono peggio dei nazisti”. È una frase che equipara un movimento politico al nazismo e che, proprio per la sua portata, merita di essere esaminata autonomamente, anche quando se ne ricostruiscono le circostanze. Resta il fatto che lei in aula ha detto: “Sembra tanto una forma di lobby per legge”. Aggiungendo: “Non è nascosta; in questo caso è proprio palese”. Sono queste le parole che ho ritenuto rilevanti riportare. Sarà il lettore a valutarne la portata. Infine, oltre ad esserle grata per le sue precisazioni, volevo ringraziarla per la pubblicità data al mio articolo nelle sue storie Instagram, in data 2 ottobre 2026, ore 11 del mattino circa (nonché al suo post su Facebook) dove lei dichiara che “è stato pubblicato un articolo che distorce i contenuti del nostro corso” il quale “ha affrontato il ddl antisemitismo da un punto di vista tecnico”. Lei ha ragione: è proprio il vostro corso e la vostra tecnicità. Resta però una domanda: quanto può dirsi esaustivamente tecnico un incontro che affronta una questione controversa senza dare spazio, per esempio, a una voce del CDEC sulla classificazione degli episodi di antisemitismo, oggetto di una critica esplicita durante il corso? È una domanda sul metodo. Quanto al mio articolo, rivendico il diritto di riportare le dichiarazioni pronunciate in pubblico e di sottoporle a critica. Le precisazioni dei relatori sono legittime e possono contribuire a chiarire il senso dei loro interventi. Non comportano, però, che ogni lettura critica di quegli interventi costituisca una distorsione.

 

Replica Matteo Pucciarelli

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La rettifica di Matteo Pucciarelli, giornalista di La Repubblica 

 Il giornalista scrive di aver detto: “Nel marzo scorso il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti ha approvato una mozione che il sottoscritto, assieme Fulvia Caprara, Angela Caponnetto e Danilo De Biasio, abbiamo promosso sulla definizione di antisemitismo da adottare come categoria. Con quella mozione abbiamo deciso di assumere come riferimento la “Jerusalem Declaration on Antisemitism”, abbandonando quella dell’IHRA precedentemente sottoscritta.

Spiegherò perché lo abbiamo fatto, partendo da una premessa che per me è fondamentale: non abbiamo scelto la “Jerusalem Declaration” perché riteniamo l’antisemitismo un problema meno grave, ma esattamente il contrario. È un punto che trovo molto importante anche nella “Jerusalem Declaration”: la lotta contro l’antisemitismo viene collocata dentro la lotta contro la discriminazione razziale, etnica, culturale, religiosa e di genere.

E credo che sia particolarmente importante dirlo oggi, visto che viviamo in società nelle quali crescono a dismisura la xenofobia, il razzismo contro migranti e persone nere, l’islamofobia. Società nelle quali assistiamo continuamente alla costruzione politica di un “altro”: qualcuno che viene descritto come estraneo, pericoloso, incompatibile con la nostra comunità. Lo straniero, il maranza, il musulmano, le seconde generazioni, tutte parole e concetti di dominio pubblico e che tendono a mettere determinate categorie nel mirino. Non avrebbe senso, allora, costruire una tutela degli ebrei separata dalla battaglia contro questi meccanismi. Paradossalmente, sarebbe controproducente, trasformando l’ebreo nel soggetto privilegiato, esente da ogni critica.

La memoria della persecuzione degli ebrei non dovrebbe servire a costruire un privilegio morale degli ebrei. Dovrebbe renderci più capaci di riconoscere i meccanismi di esclusione, discriminazione e disumanizzazione quando colpiscono chiunque altro. Personalmente, trovo questa visione universalista in linea con la migliore cultura ebraica”.

 La professoressa Valentina Pisanty fa molta chiarezza sulla questione nel suo libro, “Antisemita. Una parola in ostaggio”, dove spiega che la definizione IHRA è diventata uno strumento di pressione di Israele per alleggerire la propria posizione, o per mettersi al riparo dalle critiche.

Ma proprio perché l’accusa di antisemitismo è, giustamente, un’accusa infamante, dobbiamo impedire che diventi un’arma politica: uno strumento per squalificare l’interlocutore invece di confrontarsi con quello che dice. Altrimenti arriviamo al paradosso estremo: usare la memoria della persecuzione degli ebrei non per allargare lo spazio dei diritti e delle libertà, ma per restringerlo”.

 

La replica della giornalista di Mosaico

Gentile Matteo Pucciarelli, mi scuso se ho attribuito solo a lei l’adozione della definizione di antisemitismo della Jerusalem Declaration. Ad onore del vero, avrei dovuto citare anche Fulvia Caprara, Angela Caponnetto e Danilo De Biasio. Poiché però in aula era presente lei e stavo riportando la sua posizione, mi sono permessa di utilizzare la terza persona singolare, riferendomi a lei.

Mi permetta di farle notare che nel mio articolo non ho mai scritto che lei non ritenga l’antisemitismo un problema grave, anzi. Però è un dato che la definizione IHRA non costituisca il riferimento prioritario del CNOG.

Non sono io a parlare di “soggetto privilegiato”. Sono parole sue. La memoria della persecuzione degli ebrei non costituisce “un privilegio morale degli ebrei”. Costituisce la nostra vergogna. Sottolineo che lei stesso parla esplicitamente di “privilegio morale degli ebrei”, non sono io a parlarne. Sono ancora parole sue. Così come appartiene al suo discorso l’affermazione secondo cui una tutela degli ebrei separata dalla battaglia contro altri meccanismi di discriminazione sarebbe “controproducente”.

Se nel mio articolo non ho attribuito alla professoressa Pisanty questa specifica posizione, prendo atto della precisazione. È precisamente per questo che le rettifiche e le precisazioni sono utili: consentono di attribuire a ciascuno le proprie parole. Ma tornano a non essere mie le idee, da lei citate e riportate, secondo cui “La definizione IHRA è diventata uno strumento di pressione di Israele per alleggerire la propria posizione, o per mettersi al riparo dalle critiche”. E torna a non essere mia l’idea di “usare la memoria della persecuzione degli ebrei per restringere libertà”.

Gentile, la ringrazio per aver assunto una posizione così precisa circa le parole da lei pronunciate. Le sono grata per le sue rettifiche. Se posso permettermi di citarla, come lei stesso ha concluso nel suo discorso: “Abbiamo deciso di fare una scelta di precisione delle parole”. Le parole sono importanti, ha ragione, così come il contesto nel quale vengono pronunciate. Come quello del 29 settembre 2026, presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in via delle Botteghe Oscure 54, Roma, 00186, primo piano. In un clima, mi permetta di precisarlo, decisamente ostile a Israele, nonostante il tema del corso di formazione per giornalisti fosse l’antisemitismo. Del resto, nel post su Instagram realizzato insieme al collega Nico Piro e dedicato all’incontro, il titolo recita: “Conoscere per difendersi (dai bavagli)”. Io ho riportato le sue dichiarazioni. Gradirei che un collega non mi metta il bavaglio. O se vuole, gradirei quello inesistente che mette l’IHRA. E quindi mi permetta, da collega, di rivendicare la stessa libertà che lei rivendica per sé e per gli altri: il diritto di parlare, il diritto di criticare e, soprattutto, il diritto di riportare ciò che viene detto in pubblico. Perché le parole sono importanti. Ma lo è anche il diritto di non metterle a tacere.

Replica Nicola Perugini

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La rettifica di Nicola Perugini, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Edimburgo

“Gentile direttore, 

L’articolo apre con un gratuitamente offensivo “comizio di perbenisti e pacifinti” e con “mi aspettavo, quindi, un corso di formazione contro l’odio verso gli ebrei. Un corso su come riconoscerlo, raccontarlo, combatterlo”. Nel mio intervento ho fatto un esempio concreto di antisemitismo in relazione a un ex Presidente del Consiglio e spiegato come alcuni esempi discussi nel dibattito sul ddl costituiscano realmente antisemitismo.  

Inoltre, non ho mai affermato, come riportato in maniera fuorviante nell’articolo, che “l’antisemitismo viene distorto per giustificare qualunque forma di ingiustizia, come i tentativi di eliminazione del popolo palestinese”. Ho invece affermato che la specifica definizione IHRA di antisemitismo giustifica non “qualunque forma di ingiustizia”, ma una specifica forma di ingiustizia: quella messa in atto da Israele contro il popolo palestinese attraverso il suo razzismo di Stato, ora degenerato in pratiche di genocidio. 

Infine, è gravissimo che un corso nel quale tutte le relatrici e i relatori hanno ribadito il valore dell’antirazzismo e della comune umanità di tutte le vittime del razzismo sia presentato come un corso che condona l’odio”.  

La risposta della giornalista di Mosaico

Gentile Nicola Perugini,  

nel mio articolo ho ritenuto necessario sottolineare le affermazioni da lei pronunciate considerate più problematiche. Lei scrive: “Ho invece affermato che la specifica definizione IHRA di antisemitismo giustifica non “qualunque forma di ingiustizia”, ma una specifica forma di ingiustizia: quella messa in atto da Israele contro il popolo palestinese attraverso il suo razzismo di Stato, ora degenerato in pratiche di genocidio”. La ringrazio per questa precisazione così puntuale dove parla di “razzismo di Stato” di Israele e “pratiche di genocidio”. Il fatto che “tutte le relatrici e i relatori hanno ribadito il valore dell’antirazzismo” non equivale a dire che il corso non possa essere criticato per la sua impostazione sull’antisemitismo. Sono due piani diversi. Il problema che sollevo è che il tema dell’antisemitismo non ha ricevuto sufficiente attenzione rispetto alla critica della legge e della definizione IHRA, che gli interventi fossero apertamente contro lo Stato di Israele e che non vi fosse contraddittorio. Come lei stesso afferma, tutti hanno ribadito il “valore dell’antirazzismo”. Tema connesso, ma non per forza coincidente, con l’antisemitismo.  

 

Replica Nico Piro

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La rettifica di Nico Piro, giornalista del Tg3

“Al direttore della rivista on line Bet Magazzine Mosaico – sito ufficiale della comunità ebraica di Milano. Ho casualmente appreso che il giornale da lei diretto ha pubblicato l’articolo “Antisemitismo, il corso dell’Ordine dei giornalisti del Lazio diventa un comizio contro Israele e il ddl: accusano la legge, non l’odio” in data 30 settembre 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/antisemitismo-il-corso-dellordine-dei-giornalisti-del-lazio-diventa-un-comizio-contro-israele-e-il-ddl-accusano-la-legge-non-lodio/

In relazione allo stesso, avvalendomi della vigente legge sulla rettifica e nell’ambito delle 30 righe (1800 battute circa), chiedo la pubblicazione integrale e con pari rilevanza del testo che segue: 

In apertura del pezzo, l’autrice scrive:  “Mi aspettavo, quindi, un corso di formazione contro l’odio verso gli ebrei. Un corso su come riconoscerlo, raccontarlo, combatterlo”. Evidentemente sono aspettative che nascono dalla mancata lettura della descrizione del corso sulla piattaforma ufficiale ODG “formazione giornalisti”.

L’autrice descrive i relatori come “pacifinti” e “perbenisti”. Definizioni gratuitamente offensive e sganciate dai fatti. Da anni dedico libri e conferenze alla pace. Nell’articolo non ci sono elementi che giustifichino tali affermazioni potenzialmente diffamatorie.

In quanto al mio intervento, l’autrice non ne ha riportato la parte principale: le contraddizioni nell’applicazione degli esempi IHRA, con mie citazioni di figure della cultura ebraica, studiosi ed esponenti della politica e del mondo militare israeliano. “Si vanta di avere quattro denunce all’Ordine dei giornalisti per le sue posizioni contro Israele”. Non solo non me ne vanto, la cosa mi ha danneggiato e ha creato preoccupazioni per la mia incolumità. “Dopo aver rivendicato l’importanza del giornalismo critico contro Israele”. Altra affermazione non veritiera, io rivendico il pensiero critico e la funzione critica del giornalismo su ogni argomento.

L’autrice inoltre omette le mie dichiarazioni di condanna per ogni forma di razzismo e intolleranza. Anche sulla parte dedicata a Usa, il mondo Maga e Trump, l’autrice distorce le mie affermazioni. Si pone una domanda e si dà, da sola, una risposta. La domanda avrebbe potuto porla in aula per avere una risposta autentica e non desunta. Ha scientemente rinunciato a fare domande sia in presenza che successivamente a mezzo mail o telefonico. In quanto al titolo: nessun comizio ma dati, citazioni, analisi; nessuna inversione dei valori per cui si accusa la legge e – si lascia intendere – si assolve l’odio”. 

 La risposta della giornalista di Mosaico

Gentile Nico Piro,  

Più che una rettifica di fatti (“distorce”, “gratuitamente offensive”, “mancata lettura”) la sua mi pare una replica. Il titolo del corso era: “Antisemitismo: dalla definizione alla legge”. Oltre al ddl antisemitismo, è legittimo pensare che il corso si sarebbe incentrato sul tema dell’odio contro gli ebrei. Grazie per le sue precisazioni, ma un resoconto giornalistico non è l’integrale trascrizione di un intervento: comporta una selezione dei passaggi ritenuti rilevanti per l’argomento trattato. La questione che intendevo sollevare riguarda il contenuto delle specifiche argomentazioni presentate durante il corso e il modo in cui sono state affrontate le diverse posizioni sul tema dell’antisemitismo.

Lei contesta anche l’omissione delle sue dichiarazioni di condanna di ogni forma di razzismo e intolleranza. Non intendo mettere in dubbio tali dichiarazioni, però condannare il razzismo in generale e discutere di come riconoscere e classificare l’antisemitismo non sono questioni necessariamente coincidenti. Quanto al giornalismo critico, la mia formulazione si riferiva al contenuto del suo intervento nel contesto specifico del dibattito. Sulla parte relativa agli Stati Uniti: la mia domanda riflette le mie perplessità.

Quanto al termine “comizio” anche il titolo online da lei scelto per l’incontro “Conoscere per difendersi (dai bavagli)” contribuisce a spiegare la mia lettura. La questione che il mio articolo intendeva sollevare era se, nel discutere i rischi di una definizione o di una norma, sia stato dato spazio sufficiente anche al problema che quella definizione e quella norma intendono affrontare. È su questo terreno che rivendico la legittimità della mia critica.

Non pretendo che i relatori condividano le mie conclusioni. Rivendico, però, il diritto che le argomentazioni dei relatori possano essere riportate, esaminate e contestate senza che ogni dissenso venga automaticamente qualificato come una rappresentazione fuorviante.  

 

Campagne di sostegno

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Il Nuovo Giorno – Evento KKL per il futuro dei giovani in Israele

Siamo lieti di presentare Il Nuovo Giorno, una serata esclusiva a sostegno del futuro dei giovani in Israele. Un evento unico con la partecipazione straordinaria della cantante Yuval Raphael, arrivata seconda all’Eurovision Contest 2025 con la canzone New Day Will Rise – che ha ispirato il titolo dell’evento.

L’obiettivo della serata è guardare al futuro con fiducia e ottimismo, sostenendo i giovani nella costruzione del futuro che meritano.

Attraverso borse di studio al Tel Hai College, aiuteremo studenti profondamente colpiti dal conflitto, che hanno svolto a lungo il servizio di riserva o sono stati costretti a evacuare le proprie case. Il nostro intervento si concentra in Galilea, una regione periferica del Paese, per rafforzare le opportunità educative e sostenere percorsi di studio e ricerca legati all’ambiente e alla sostenibilità, incoraggiando i giovani a investire il proprio futuro in un’area che oggi più che mai ha bisogno di crescita e fiducia.

Partecipa a Il Nuovo Giorno!

Martedì 3 febbraio 2026, Spazio Antologico – Milano (Via Mecenate, 84/10)

Presenta la serata Antonino Monteleone.

Programma:
19.00 Aperitivo di benvenuto
20.00 Inizio serata
presentazione del progetto Tel Hai
cena placet con tavoli assegnati e percorsi di gusto allestiti su diverse isole di degustazione.

intervista e live show di Yuval Raphael.

Acquista ora il tuo biglietto: dai vita anche tu a IL NUOVO GIORNO!

Biglietto singolo: 160 €
Biglietto coppia: 300 €

Biglietto Vip con foto e saluto a Yuval Raphael: 250 € (massimo 20 biglietti)

Posti limitati! https://dona.kklitalia.it/iniziativa/il-nuovo-giorno-#

CAMPAGNA KKL Italia “Radici di Futuro”

KKL Italia: ‘RADICI DI FUTURO’

Dopo il tempo dell’emergenza, è il momento di guardare avanti.

Oggi scegliamo di investire nel futuro di Israele, credere nella creatività dei giovani e sostenere idee innovative capaci di diventare soluzioni concrete per costruire un domani migliore.

La Campagna Annuale 2026 è dedicata ai giovani della Galilea, un’area profondamente segnata dal conflitto ma ricca di talento, energia e potenziale.

Con il tuo aiuto, vogliamo accompagnare questi ragazzi e ragazze in un percorso di crescita attraverso programmi di mentoring e accelerazione: strumenti che aiutano a sviluppare competenze, creare opportunità imprenditoriali con un valido impatto sociale e ambientale, sul territorio.

 

Il nuovo progetto Radici di Futuro si inserisce nella partnership avviata nel 2020 tra Keren Kayemeth LeIsrael e il Collegio Accademico Tel-Hai, che ha dato vita al Centro di Imprenditorialità KKL–Tel Hai: un polo di innovazione, formazione e speranza per tutto il Nord di Israele.

 

Sostienici: il tuo contributo è molto più di un aiuto, è un investimento nel futuro di un’intera generazione. Grazie!

KKL Italia ETS – Banca Intesa San Paolo Iban: IT58 U030 6909 6061 0000 0122 860

 

 

 

AMDA – Amici del Magen David Adom Italia ETS

1 Paramedico = tante vite soccorse

Il Servizio Nazionale di Emergenza israeliano conta oltre 1.000 paramedici e più di 32.000 volontari che ogni giorno rispondono alle emergenze sanitarie in tutto il Paese.

I paramedici di MDA hanno alle spalle oltre 1.500 ore di formazione, operano su ambulanze di terapia intensiva mobile, sono abilitati a gestire pazienti in condizioni critiche, intubare e somministrare farmaci salvavita.

La loro formazione richiede due anni di addestramento e un investimento di migliaia di euro.

 

👉 Sponsorizza anche in piccola parte un paramedico e partecipa anche tu a salvare vite in Israele.

💗 Dona ora all’Associazione Amici di Magen David Adom in Italia ETS www.amdaitalia.org/dona

Fai un bonifico IBAN: IT95L0200801664000106269375

 

Le donazioni sono detraibili fiscalmente.

Per ricevere periodicamente le informazioni più aggiornate CLICCA QUI oppure visita il sito https://www.amdaitalia.org o scrivi a info@amdaitalia.org

 

Amici di ALYN

Regala un passo ai bambini di ALYN

Gli Amici di ALYN hanno lanciato la campagna “Fai un passo con ALYN” che ha l’obiettivo di regalare all’Asilo interno di ALYN Hospital 4 Stander: sono strumenti fondamentali per la riabilitazione dei piccoli pazienti, permettono di sostenere il corpo in posizione eretta migliorando così postura e respirazione. Inoltre, regaleranno loro la gioia di interagire con i compagni “alla stessa altezza”.

Il costo di ogni stander è 3.600 Euro.

La campagna è attiva alla pagina https://www.gofundme.com/f/fai-un-passo-con-alyn

https://www.amicidialyn.it/come-sostenere-alyn

Grazie per la vostra generosità!

 

 

Keren Hayesod: aiuta riservisti e civili colpiti da PTSD
e le tante famiglie in lutto, questa è ora l’emergenza in Israele

Da sempre il Keren Hayesod, sostiene chi ha più bisogno: e in questo momento vi sono già oltre 50,000 riservisti e civili colpiti da stress post-traumatico (PTSD) che hanno bisogno urgente di terapie.  
Centinaia di famiglie sono in lutto in tutto il paese e migliaia di persone hanno perso la casa, il lavoro, la sicurezza del futuro.
Il Keren Hayesod risponde a queste emergenze, con progetti appositamente sviluppati per offrire supporto concreto e immediato.
Unisciti a noi. Dona oggi per stare accanto a chi oggi in Israele ha più bisogno
🔴 Per contribuire alla Campagna di Emergenza, CLICCA QUI

Oppure IBAN: IT31E0306909606100000194944 Intestato a: Keren Hayesod Italia Ente Filantropico
Causale: CAMPAGNA di EMERGENZA
*Contributo detraibile ai sensi dell’Art. 83 del D.Lgs n.117 del 03/07/2017.

🌐 www.khitalia.org

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Al Conservatorio il 27 gennaio: parole e musica per ricordare

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di Redazione
Al Conservatorio “Verdi” di Milano, una serata dedicata a due figure centrali per il jazz in Italia, finora dimenticate. Oltre 1300 persone hanno partecipato alla serata “Milano è memoria” organizzata in occasione del Giorno della memoria e quest’anno dedicata allo Swing di Ezio e Renato Levi.