Replica Anneliese Baldaccini

Uncategorized

La rettifica di Anneliese Baldaccini, di Amnesty International

Gentile direttore,

In riferimento all’articolo “Antisemitismo, il corso dell’Ordine dei giornalisti del Lazio diventa un comizio contro Israele e il ddl non l’odio”, pubblicato il 30 settembre 2026, preciso quanto segue.

Definire Amnesty International “nota organizzazione anti-israeliana” riecheggia la narrazione dei governi autoritari che, senza mai entrare nel merito delle denunce di violazioni dei diritti umani, liquidano le ricerche dell’organizzazione come frutto di pregiudizio e di ostilità. Amnesty International non è “anti” ma “per” il rispetto dei diritti umani. Ricordo anche le denunce di Amnesty International dei crimini di guerra commessi da Hamas e altri gruppi armati palestinesi contro civili israeliani il 7 ottobre 2023 e i successivi, ripetuti, appelli al ritorno in libertà delle persone prese in ostaggio.

Per quanto riguarda lo slogan contenente l’espressione “dal fiume al mare”, è stata citata a mo’ di esempio di quanto in Austria, secondo una ricerca di Amnesty International, sono state promosse azioni penali nei confronti di manifestanti che lo avevano usato. Da decenni, il dibattito su quell’espressione è ampio ed è utilizzata dagli stessi politici israeliani per affermare la sovranità su tutto il territorio occupato della Palestina.

Mi permetto infine di sottolineare una fallacia logica nell’articolo della giornalista, la quale cita l’IHRA quando afferma che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possano essere considerate antisemite”. Quindi, se ci sono paesi che non praticano l’apartheid, non si può accusare Israele di compiere questo crimine? Ricordo che il crimine di apartheid di Israele è stato denunciato fin dal 2021 da una varietà di organizzazioni da B’tselem a Human Rights Watch e confermato dalla stessa Corte internazionale di giustizia nel parere consultivo emesso a luglio del 2024.

La risposta della giornalista di Mosaico

Gentile Anneliese Baldaccini,

L’attività di Amnesty International è stata fortemente e sistematicamente critica nei confronti di Israele: l’organizzazione parla apertamente di “genocidio” e “apartheid”. A titolo esemplificativo, anche il profilo Instagram di AmnestyItalia mostra una significativa sproporzione tra i post dedicati al “genocidio” a “all eyes on flottilla” ai “giornalisti di Gaza” e quelli dedicati agli ostaggi israeliani: il 7 ottobre 2023, né i giorni appena successivi, non risulta neanche un post dedicato a loro. Il 13 ottobre 2023, invece, c’è un post dedicato a “l’uso di proiettili al fosforo bianco a Gaza, incluso un attacco sulla spiaggia di Gaza City”.

Lei in aula ha portato l’esempio dell’Austria per rivendicare la legittimità di poter usare l’espressione “dal fiume al mare”.

Quanto alla “fallacia logica” da lei rilevata, ritengo che il suo ragionamento non colga il punto della mia osservazione. L’IHRA utilizza quell’espressione proprio per sottolineare che la critica mossa contro Israele non deve essere viziata da doppi-standard.

Quanto al parere della Corte Internazionale di Giustizia emesso in data 19 luglio 2024, la Corte non ha “confermato il crimine di apartheid di Israele”: l’organismo non ha specificato che si tratti giuridicamente di “apartheid”, bensì ha scritto nel parere, al paragrafo 229: “La Corte considera che la legislazione e le misure di Israele costituiscano una violazione dell’articolo 3 della CERD”. Il giudice Iwasawa, in un’opinione separata, scrive esplicitamente che la Corte ha riscontrato una violazione dell’articolo 3 CERD “without qualifying it as apartheid” (“senza che questo sia qualificato come apartheid”). Il giudice Nolte è ancora più netto, il quale in un’opinione separata scrive: “In assenza di alcuna discussione sull’elemento soggettivo dell’apartheid, che costituisce un elemento fondante della proibizione, l’opinione non può essere interpretata ritenendo che la proibizione dell’apartheid sia effettivamente stata violata da Israele. Inoltre, non sono convinto che la Corte abbia informazioni sufficienti a disposizione per concludere che le politiche e le pratiche di Israele costituiscano o apartheid o segregazione razziale”.