La rettifica di Ludovica Jona, giornalista
“Gentile direttore,
In riferimento all’articolo “Antisemitismo, il corso dell’Ordine dei giornalisti del Lazio diventa un comizio contro Israele e il ddl non l’odio”, pubblicato il 30 settembre 2026, preciso quanto segue.
Non ho mai affermato né lasciato intendere che siano normali le aggressioni fisiche contro persone ebree. Il mio intervento riguardava l’episodio di aggressione fisica citato nel rapporto CDEC, in relazione al quale, secondo quanto riportato dalla stampa, il denunciante risulta a sua volta denunciato. Ho voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di distinguere tra episodi registrati e responsabilità giudizialmente accertate: distinzione che non viene fatta per i 18 casi riportati come aggressioni nel rapporto 2025 dell’osservatorio CDEC”, scrive la giornalista.
In merito al post di Alessandro Di Battista, chiedo che venga riportato il contesto della frase sui sionisti, omettendo il quale si restituisce una rappresentazione incompleta del contenuto del post, che richiamava una frase pronunciata dal generale israeliano Aharon Haliva: “Per ogni persona del 7 ottobre devono morire 50 palestinesi. Non conta ora se sono bambini”.
Infine, non ho mai parlato di “lobby ebraica”. Il mio intervento si riferiva alle attività di lobbying di organizzazioni filo-israeliane e alla composizione del comitato tecnico a supporto del coordinatore per la lotta all’antisemitismo, nel quale ho rilevato l’assenza di rappresentanti di organizzazioni ebraiche esplicitamente critiche delle politiche del governo israeliano”.
La risposta della giornalista di Mosaico
Gentile Ludovica Jona, anche se il denunciante risultasse a sua volta denunciato, ciò non toglie l’aggressione fisica subita dalla persona ebrea. Come lei stessa afferma, ha “voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di distinguere tra episodi registrati e responsabilità giudizialmente accertate”, come affermato già nel mio articolo. (“I fatti devono essere ancora accertati”, ha detto). Lei stessa, del resto, è l’autrice di un articolo su Altraeconomia.it che titola: “Il problematico modo di classificare gli “episodi di antisemitismo” nell’ultimo rapporto Cdec”. Ad un corso di formazione per giornalisti, anziché fare interventi a senso unico, non sarebbe stato quantomeno più corretto invitare un rappresentante del CDEC? Almeno per avere un minimo di contraddittorio? La presenza di una voce che esponga le ragioni dell’organizzazione avrebbe potuto arricchire il confronto. Lei chiede che venga riportato il contesto nel quale Di Battista ha pronunciato quelle parole. Il contesto è certamente rilevante per ricostruire un’affermazione, ma non ne cancella il contenuto: “I sionisti sono peggio dei nazisti”. È una frase che equipara un movimento politico al nazismo e che, proprio per la sua portata, merita di essere esaminata autonomamente, anche quando se ne ricostruiscono le circostanze. Resta il fatto che lei in aula ha detto: “Sembra tanto una forma di lobby per legge”. Aggiungendo: “Non è nascosta; in questo caso è proprio palese”. Sono queste le parole che ho ritenuto rilevanti riportare. Sarà il lettore a valutarne la portata. Infine, oltre ad esserle grata per le sue precisazioni, volevo ringraziarla per la pubblicità data al mio articolo nelle sue storie Instagram, in data 2 ottobre 2026, ore 11 del mattino circa (nonché al suo post su Facebook) dove lei dichiara che “è stato pubblicato un articolo che distorce i contenuti del nostro corso” il quale “ha affrontato il ddl antisemitismo da un punto di vista tecnico”. Lei ha ragione: è proprio il vostro corso e la vostra tecnicità. Resta però una domanda: quanto può dirsi esaustivamente tecnico un incontro che affronta una questione controversa senza dare spazio, per esempio, a una voce del CDEC sulla classificazione degli episodi di antisemitismo, oggetto di una critica esplicita durante il corso? È una domanda sul metodo. Quanto al mio articolo, rivendico il diritto di riportare le dichiarazioni pronunciate in pubblico e di sottoporle a critica. Le precisazioni dei relatori sono legittime e possono contribuire a chiarire il senso dei loro interventi. Non comportano, però, che ogni lettura critica di quegli interventi costituisca una distorsione.


