per l’impegno nel dialogo interreligioso
Cultura e Società
La bestia umana che è in noi
di Ester Moscati
Gian Antonio Stella ripercorre la storia del disprezzo. La creazione del nemico. Lodio antico per laltro da sé, la paura atavica del barbaro. Il razzismo è un male che sembra eterno. Siamo tutti altro rispetto a qualcuno; tutti diversi, per chi vuole appiccicare etichette sugli uomini, e ci va bene che la marcatura a fuoco è caduta in disuso. Ma mica da tanto. Nellaffresco dipinto da Stella, attraverso le pagine dense di un libro che non risparmia nessuna presunta, autocelebrata, civiltà, le reti oscure del medioevo con i suoi pregiudizi, le fobìe e le follie, si stendono ben oltre il secolo dei Lumi, scavalcano le epoche e le scoperte scientifiche.
Giorno della Memoria: la COREIS Italiana e la Comunità
la COREIS Italiana saluta la Comunità Ebraica
La notte tace
Come possono coesistere la poesia e lorrore di Auschwitz? E come può larte, massima espressione di libertà dellindividuo, parlare della Shoah, di quel male radicale in cui la coscienza individuale è stata annichilita? Questa raccolta di poesie offre per la prima volta in traduzione italiana una ricca panoramica del modo in cui la Shoah è stata rappresentata ed elaborata in ebraico, la lingua del popolo che si voleva annientare.
La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica
A cura di Sara Ferrari. Prefazione di David Meghnagi, direttore del Master Internazionale in didattica della Shoah, Università Roma Tre. Con una presentazione del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini. Edizioni Salomone Belforte & C.
In occasione del 10° Giorno della Memoria, sarà presentato a Milano Lunedì 25 gennaio, alle ore 21, al Crt-Teatro dellArte, viale Alemagna 6, a cura di Salomone Belforte editori e Associazione Italia Israele di Milano
Berlino, le parole mute di Felice Schragenheim e Lilly Wust
Sofisticata, controcorrente, anticonformista. Un talento bruciato, una vita fatta di ardenti passioni. Un libro ripercorre la storia di Felice Schragenheim, poetessa che morì a Bergen Belsen a soli 23 anni
Daniel Barenboim: «Che cosa mi dà speranza? Fare musica»
E forse migliori”. Controcorrente e vulcanico, e tra i più celebrati direttori dorchestra del mondo. Israeliano di origine russa, Barenboim è la star del podio che ha diretto lultima Carmen alla Scala di Milano. La sua West-Eastern Divan Orchestra riunisce musicisti arabi e israeliani, gettando un ponte tra mondi incomunicanti. “Prima di avere un passaporto israeliano, ne avevo uno argentino; poi ne ho preso anche uno spagnolo. E nel 2007 sono diventato l’unico israeliano con un passaporto palestinese.
Memoria: 1945, da via Unione il primo minian
La rinascita della Comunità milanese. I matrimoni, il Tempio, il Centro raccolta profughi. È da Milano che riprese la vita: dei dispersi di tutta Europa e dei primi holim hadashim. Uneredità raccolta dal Tempio Beth Schlomo. Che oggi però rischia di chiudere
Scompare a Yerushalaim Rav Sergio Yossef Sierra.
… Le Mitzwòt pertanto, grazie all’idea etica da cui sono pervase, possono servire a forgiare il carattere morale dell’Ebreo, purché esse non siano considerate fine a se stesse, ma mezzo di educazione e di elevazione di un vivere sociale illuminato dall’idea etica di D. …
L’ineluttabile sequenza degli eventi
La storia di un’emancipazione sofferta e tragica. Marcus studia in un buon college, a pochi passi da casa, è sereno, consapevole, responsabile. Ma la paura per la sua sorte rende il padre oppressivo fino alla paranoia. Non da una Jiddische mame, in questo caso, ma dalla follia paterna Marcus fugge, rifugiandosi in un campus del Midwest bigotto, razzista e anchesso a suo modo folle, nellassurdità delle regole, nella psicopatologia della vita quotidiana. E la follia è una condanna da cui Marcus non riesce ad emanciparsi.
Philip Roth, Indignazione, Einaudi, pp.136, euro 17,50.
L’insegnamento della Shoah nell’educazione alla cittadinanza
Linsegnamento della Shoah nelleducazione alla cittadinanza
Anime vagabonde in cerca di un sorriso
“Solo per uno scherzo del destino questo libro lo scrivo in italiano: la verità è che sarei potuto nascere in almeno tre altri diversi paesi. Così parla Gad Lerner, giornalista, scrittore, 55 anni, alludendo a tutte le altre vite possibili che, alla stregua di molti ebrei, avrebbe potuto vivere se solo la casualità avesse dipanato il filo della Storia in modo diverso. Altri luoghi, altri destini. Dalle pendici dei Carpazi ad Aleppo, da Boryslaw-Leopoli in Galizia, – città queste mutilate per sempre della loro rigogliosa civiltà ebraica-, fino alla luminosa Beirut di ieri e di oggi, Beirut col suo splendore agonizzante, città fin troppo favoleggiata ma incapace di redimersi da catene di lutti e lotte intestine. E infine Tel Aviv, Varsavia, la Milano degli anni 50. Quelle che Lerner racconta nel suo nuovo libro sono storie di ebrei in sospeso tra cosmopolitismo e miseria provinciale, anime in viaggio lungo i sentieri tortuosi dEuropa e Oriente, tra memorie malvagie o compassionevoli, quasi sempre struggenti.





