Cultura e Società

24 giorni

Libri

di Ruth Halimi e Emilie Frèche. Diario dei 24 spaventosi giorni del rapimento del giovane Ilan raccontati dalla madre Ruth, affinché la terribile vicenda di Ilan sia conosciuta e ricordata da tutti.“…..perché l’indifferenza uccide: un’indifferenza che ha permesso oggi che un ragazzo fosse ucciso nel cuore di una grande città come Parigi, ignorando le sue grida strazianti…..è il silenzio che ha ucciso Ilan Halimi e la giustizia ha contribuito a perpetrare questa cospirazione del silenzio…..”. Dall’Introduzione di Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio“Alla fine gli hanno dato fuoco, come si faceva durante l’Inquisizione. Di Ilan Halimi doveva rimanere soltanto il nome. La vergogna e l’ipocrisia si sarebbe mangiati anche quello. Ilan non portava un lungo caffettano nero, non aveva un cappello di feltro, non indossava i filatteri, non leggeva un libretto dei Salmi, non portava la kippà. Di ebraico Ilan aveva soltanto il nome, sufficiente a fare di lui una preda”.

L’onnivoro responsabile

Libri

di Ester Moscati
Onnivoro sì ma anche responsabile. L’’uomo è ciò che mangia, oggi più che mai. E che cosa c’’è di più ebraico che adottare scelte e comportamenti etici in fatto di cibo? Nel libro-inchiesta di Safran Foer c’’è ancora di più: l’’impegno a salvare l’’intero Pianeta

Il sigaro della vendetta

Spettacolo

Vittima e carnefice allo specchio. Al Teatro Litta la pièce di Amos Kamil. Berlino, 1947. Nella Germania appena uscita dalla guerra, tutte le mattine, due uomini si incontrano: Julius Reiter, professore ebreo che vuole partire per fondare lo Stato di Israele, ed Ernst Gruber, il proprietario di una tabaccheria, tipicamente tedesco. “Per tutta la prima parte, il testo gioca a ribaltare il luogo comune che vede nell’ebreo la vittima e nel tedesco il carnefice, cercando la complicità del pubblico con il personaggio di Reiter, che è riuscito a salvarsi dalla Shoà fuggendo in Palestina e ora può finalmente tornare nella sua patria, riottenere i diritti negati dieci anni prima e far pagare al nemico la giusta pena per i torti subiti, umiliandolo.

La Rassegna del Cinema d’Israele

Spettacolo


ad aprile arriveranno a Milano alcuni film che sono autentici capolavori, pellicole e documentari che presentano la qualità rara, propria delle opere d’arte, di raccontarci un mondo e una realtà, quella d’Israele, con potenza visiva, poetica e di significato unica, capaci di gettare una luce di verità su aspetti della vita che avevamo sotto gli occhi e che non mettevamo davvero a fuoco. Meglio di qualsiasi saggio di storia contemporanea, i film in rassegna a Milano grazie al CDEC, raccontano, da Jaffa a Gerusalemme, storie di vita affrontando anche i grandi temi universali: l’amore fatale tra giovani arabi e giovani ebrei, montecchi e capuleti contemporanei, la realtà degli ebrei ortodossi e le lacerazioni dei recenti olym hadashim, ma anche la voglia di cambiar vita, lontano dalla paura quotidiana di un paese sotto assedio.

Rassegna del Cinema israeliano

Spettacolo


a cura del CDEC, che si svolgerà a Milano, allo Spazio Oberdan, dal 17 al 29 aprile, presenta una serie di pellicole assolutamente eccezionali per qualità film

L’arte dà i numeri

Spettacolo

attraverso il percorso artistico di Tobia Ravà. In questi giorni si sta tenendo nel Museo delle Macchine Tessili di Valdagno, presso l’ITIS “V.E. Marzotto”, la mostra “Tre e quattordici” con le opere dell’artista veneziano Tobia Ravà.
La mostra, inaugurata il 13 marzo, aperta fino al 25 aprile, è dedicata al pi greco, perché negli USA il 14 marzo è il Pi day, l’ “onomastico” di questo numero! Infatti, anteponendo il numero del mese a quello del giorno, come nella grafia anglosassone, si ottiene proprio 3.14, l’approssimazione al centesimo del pi greco.

A noi fu dato in sorte questo tempo

Spettacolo

Era un gruppo di giovani amici, intellettuali, studenti torinesi appena laureati, con la comune passione per la montagna. Le leggi razziali li costrinsero a riconoscersi come ebrei o amici di ebrei. Si chiamavano: Primo Levi, Luciana Nissim, Emanuele Artom, Franco Momigliano, Vanda Maestro, Silvio Ortona, Ada Della Torre, Giorgio Segre, Alberto Salmoni, Bianca Guidetti Serra, Franco Sacerdoti, Lino Jona, Eugenio Gentili Tedeschi. A loro è dedicata la mostra A noi fu dato in sorte questo tempo 1938 -1947, nata dagli studi di Alessandra Chiappano sull’archivio privato di Luciana Nissim Momigliano e su altri documenti inediti, che è stata inaugurata, all’interno delle celebrazioni del Giorno della Memoria, il 26 gennaio presso l’Archivio di Stato – Sezioni Riunite di Torino.
Non una mostra sul fascismo, né sulle leggi razziali, né sulla Shoah, ma per raccontare, prima di tutto ai giovani, le storie di giovani assolutamente normali che, come disse Silvio Ortona, ebbero in sorte questo tempo, arrivando a subire, alcuni di loro, il dramma della deportazione.

La bestia umana che è in noi

Libri

di Ester Moscati
Gian Antonio Stella ripercorre la storia del disprezzo. La creazione del nemico. L’odio antico per l’altro da sé, la paura atavica del “barbaro”. Il razzismo è un male che sembra eterno. Siamo tutti “altro” rispetto a qualcuno; tutti diversi, per chi vuole appiccicare etichette sugli uomini, e ci va bene che la marcatura a fuoco è caduta in disuso. Ma mica da tanto. Nell’affresco dipinto da Stella, attraverso le pagine dense di un libro che non risparmia nessuna presunta, autocelebrata, “civiltà”, le reti oscure del medioevo con i suoi pregiudizi, le fobìe e le follie, si stendono ben oltre il secolo dei Lumi, scavalcano le epoche e le scoperte scientifiche.