Fratello mio, dove sei?

Spettacolo

Masked-Legami di sangue.

“Lo sai cosa succede agli informatori? Sai che gli fanno alle spie? Sai di che morte muoiono? Sei mio fratello e voglio aiutarti, quindi piantiamola con le chiacchere e veniamo al dunque. Quand’è stata l’ultima volta che ti sei visto con la polizia israeliana?”. Sono le parole piene di violenza trattenuta che Naim rivolge al fratello primogenito Daud. La scena si svolge nella macelleria dove lavora il più giovane dei tre fratelli palestinesi, il giovane Halled che assiste pieno d’angoscia allo scontro tra i due fratelli più grandi: il primogenito Daud accusato dalle milizie palestinesi di essere un informatore israeliano e Naim che, rifugiato in montagna, fa parte di quelle stesse milizie e che vuole incontrare il fratello per sapere la verità, se è proprio così, se il suo amato fratellone Daud si è venduto al nemico, se ha davvero tradito la causa. Naim vorrebbe così evitargli l’agguato-esecuzione a cui, a sua insaputa, Daud sta andando incontro: il Comitato delle “Tigri della Rivoluzione” sta già sopraggiungendo, sicuro della colpevolezza di Daud ne ha già deciso la condanna a morte e sta convergendo verso il luogo dell’appuntamento, la macelleria.

Tre fratelli arabo-palestinesi quindi, tre strade diverse, politicamente incompatibili, tre posizioni paradigmatiche oggi del mosaico ideologico palestinese: Daud che vuole vivere in pace la propria vita e che stanco di guerra, affamato di denaro per mantenere la famiglia, diventa informatore degli israeliani; Naim che ha scelto il terrorismo e la guerra ad oltranza; Halled, il più piccolo, emotivamente lacerato dall’amore per i due fratelli, che osserva con lo sguardo doloroso dell’innocenza lo svolgersi del dramma.

Questa a grandi linee la storia che, come una potente tragedia shakespeariana, racconta la pièce di teatro Masked-Legami di sangue, di Ilan Hatsor, giovane, talentuoso e pluripremiato drammaturgo-regista israeliano (in scena al Teatro Franco Parenti dal 24 novembre al 3 dicembre, regia e traduzione di Maddalena Fallucchi, produzione Il Carro dell’Orsa; la prima, il 24/11, verrà preceduta da un incontro con l’autore della pièce, Ilan Hatsor).
Scritto nel 1990, salutato da un grande successo di pubblico e di critica, vincitore di numerosi premi, Masked è stato il primo testo teatrale israeliano che ha avuto il coraggio di affrontare il tema dell’Intifada, rimanendo neutrale e schierandosi solo dalla parte dell’essere umano, delle sue ferite. L’autore, Ilan Hatsor, 45 anni, è uno dei più affermati protagonisti della scena teatrale israeliana, ha firmato un’altra decina di pièce di successo e con Masked ha girato un centinaio di teatri d’Europa e Usa.

Un dramma oggi più attuale che mai perché ha la potenza atemporale e universale della tragedia greca e mette in scena il dolore della guerra e la ferita antica del fratello contro il fratello, la lacerazione familiare che sopravviene quando l’ideologia e la politica si intromettono negli affetti, finendo così per pervertirli. Che cosa accade infatti quando un conflitto politico si trasforma in conflitto di sentimenti e travolge le persone? Come si sopravvive quando le situazioni diventano estreme? “Il conflitto tra fratelli, da Caino e Abele, da Giacobbe e Esaù in avanti è uno dei più antichi conflitti della storia dell’uomo”, ha detto Ilan Hatsor durante una lezione all’Università di Tel Aviv dove attualmente insegna. A questo si aggiunge il dualismo eroe-traditore, Amleto-Iago, Cesare-Bruto, che da sempre è uno dei più alti campi di prova drammaturgici, consentendo di mettere in scena un tiro alla fune emotivo che cattura lo spettatore come un thriller, creando una tensione tra sentimento e scelta politica che, nel caso di Masked, si scioglie solo nell’attimo prima che cada il sipario.

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