Cultura e Società

D’Alema, Israele e noi

Opinioni


(un editoriale, una lunga inchiesta e un ricordo dell’esponente laburista ed ex sindaco di Gerusalemme Teddy Kollek, recentemente scomparso), il numero di questa settimana del settimanale britannico The Economist (secondo alcuni il più autorevole periodico che si pubblichi al mondo), solleva la questione del rapporto fra il popolo ebraico e lo Stato di Israele.

Chi ne avrà l’occasione potrà prendere visione direttamente (www.economist.com) dei punti salienti di articoli che sono destinati a lasciare il segno nel mondo ebraico più avveduto. L’Economist è un giudice severo, coraggioso, non sempre, a dire il vero, del tutto imparziale, ma in ogni caso costituisce una voce che deve essere ascoltata.

LETTURE (QUASI) EBRAICHE

Libri

ai procedimenti della filosofia occidentale il pensiero ebraico ha qualcosa di scandaloso, per molte ragioni. Innanzitutto per il suo attaccamento alla tradizione del racconto, non solo alla narrazione della Torà ma anche al midrash, senza rinunciare anche ai suoi aspetti in apparenza più ingenui e favolosi, anzi facendone occasione di riflessione e spiegazione. In secondo luogo per l’uso spregiudicato del significante, non solo attraverso pratiche ermeneutiche codificate come la Ghimatria e il Notarikon, ma anche con l’uso di etimologie, somiglianze, assonanze come strumenti di interpretazione.

Il principio di laicità

Opinioni


come istanza di indipendenza dello Stato e della società civile dalle autorità e dai dogmatismi delle religioni, si è affermato nella storia moderna dell’Occidente, in connessione con il liberalismo e con la democrazia pluralistica.
Il principio, seppure non esplicitamente menzionato, ispira articoli fondamentali della Costituzione repubblicana (gli articoli 3, 7, 8,19 e 20) ed è stato esplicitamente elevato a valore supremo dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 203 dell’aprile 1989, alla quale hanno fatto seguito molte altre, tra cui, ultima, la sentenza n. 168 dell’aprile 2005.
Il principio di laicità ispira, inoltre, la normativa comunitaria e, soprattutto, il recente il Trattato Costituzionale Europeo.

ELISIR DI LUNGA VITA IN RIVA ALL’ARNO

Libri

quasi nel solco della tradizione chassidica, sembra aver indotto il comitato direttivo nazionale dell’AME (Associazione Medica Ebraica) ad organizzare a Firenze, a cura dell’attivissimo collega Carlo Beniamino Santarlasci, un convegno dal titolo stuzzichevole di “Elisir di lunga vita” nel bel mezzo del mese di novembre ed in una domenica prevedibilmente plumbea, come puntualmente è stata, che avrebbe altrimenti indirizzato ad una mesta visita ai Sepolcri di foscoliana memoria. Ovviamente, come è nella tradizione ebraica, diversi elementi “nascosti nelle pieghe del testo” al di là della prima impressione superficiale, hanno dimostrato che questa scelta è stata appropriata e stimolante.

Dino Levi, a pesca fra scienza e identità

Personaggi e Storie


Uno scienziato italiano ha percorso la carriera da ricercatore a direttore di istituto nel Consiglio nazionale delle ricerche occupandosi dei problemi della pesca. Salta subito all’occhio la particolarità del mestiere di Dino Levi, se si pensa alle occupazioni della maggior parte degli ebrei italiani.

Musica e impegno:

Spettacolo

Uri e Maurizio sono due trentenni romani, ideatori di “Progetto Davka”, un’iniziativa di divulgazione della musica ebraica ed israeliana. La loro idea è nata dalla tanta voglia che hanno di far conoscere alla gente una realtà a loro molto cara, il modo ebraico, al di là della percezione comune che viene diffusa dai media.
Entrambi ebrei, hanno imparato a conoscere la propria cultura attraverso lo studio e la trasmissione delle tradizioni familiari, integrandola con quella israeliana, attraverso frequenti e lunghi soggiorni in Israele.

Al Conservatorio di Milano un grande Shlomo Mintz

Spettacolo

ogni possibile apprezzamento artistico, nello straordinario concerto che il violinista israeliano Shlomo Mintz ha regalato al pubblico milanese nella sala grande del Conservatorio Giuseppe Verdi. L’esecuzione di quello che ormai è considerato unanimemente il leader dei grandi violinisti dei nostri tempi è stata indimenticabile e ha tenuto il pubblico della Società del Quartetto (la sala era gremita) con il fiato sospeso dalla prima nota della Sonata di Mozart in programma alla struggente conclusione dell’ultima composizione di Sostakovic, quella mitica sonata per viola e pianoforte conclusa alla vigilia della morte del grande compositore russo ed eseguita per la prima volta a Leningrado nel 1975 all’indomani della sua scomparsa.

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