Trent’anni fa l’incontro fra Giovanni Paolo II e Rav Toaff. A Roma una mostra

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Papa Giovanni Paolo II e Rav Elio Toaff il 13 aprile 1986 in occasione della visita del Pontefice alla sinagoga di Roma

Il dialogo e il rispetto reciproco sono  stati l’obiettivo e l’importante messaggio di Papa Giovanni Paolo II e del rabbino che esattamente trent’anni fa si abbracciarono
davanti alla Sinagoga di Roma. Proprio per ricordare questi due  coraggiosi religiosi, ad un anno dalla morte di Elio Toaff, è stata  inaugurata oggi al Museo Ebraico una mostra dal titolo ‘1986-2016. Trentesimo anniversario dello storico abbraccio tra Papa Giovanni  Paolo II e Rav Elio Toaff‘.

«Non tanto la mostra in sé ha importanza, ma quanto il simbolo di  quello che vogliamo rappresentare, soprattutto quell’abbraccio fisico  che oggi diventa momento ideale di accoglimento, di ascolto e di  comprensione», ha detto all’Adnkronos Ruth Dureghello presidente della Comunità ebraica di Roma a margine dell’inaugurazione della mostra.

«Un gesto coraggioso che trent’anni fa segnò una svolta  nelle relazioni tra il mondo ebraico e quello cristiano -ha aggiunto-  e che oggi diventa non soltanto un percorso ma soprattutto un monito  per le future generazioni. Un esempio da perseguire, un elemento
cardine di quello che deve essere l’educazione e la formazione nonché le relazioni tra i popoli e le persone».

La mostra che raccoglie fotografie, documenti, scritti dello stesso  rabbino Toaff e quotidiani dell’epoca nasce da una collaborazione tra  la Comunità ebraica romana e Poste Italiane. «Poste partecipa  volentieri a questo percorso che ricorda la storia ma lavora sul
presente e sul futuro -ha detto Luisa Todini presidente di Poste  Italiane- Poste da sempre è stata in cima alle grandi celebrazioni  della Comunità ebraica, come anche di altre comunità religiose. Oggi  in particolare ricordiamo i trent’anni dell’abbraccio tra Giovanni
Paolo II e il rabbino Toaff, motivo per cui Poste partecipa a questo  viaggio, che così vogliamo definirlo, della Comunità perché rientra  proprio nei nostri valori unire, ricordare e raccontare la storia  attraverso lettere, messaggi e pacchi».

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