Bandiere di Israele e Turchia vicine

Il riavvicinamento di Israele e Turchia passa per nuovi interessi e vecchi ostacoli

Mondo

di Francesco Paolo La Bionda
Il 9 marzo prossimo il presidente israeliano Isaac Herzog si recherà in visita diplomatica in Turchia, nel primo viaggio di una massima carica dello Stato ebraico nel paese anatolico dal 2007. Una delegazione turca è volata in Israele il 17 febbraio per svolgere i preparativi dell’evento, che il presidente turco Erdoğan ha commentato con tono caloroso. I due presidenti sembrano aver sviluppato una buona intesa e nell’arco dei pochi mesi trascorsi dall’elezione dell’israeliano si sono già sentiti telefonicamente almeno quattro volte.

La visita di Herzog segna un’importante tappa nel percorso di riavvicinamento tra Ankara e Gerusalemme avviato l’estate scorsa, in coincidenza col cambio della guardia nelle stanze del potere israeliano. Tra gli altri sviluppi significativi si è già registrata anche una telefonata tra i ministri degli Esteri dei due paesi, Çavuşoğlu e Lapid, il 20 gennaio scorso: la prima conversazione tra le due cariche pubblicamente confermata negli ultimi tredici anni.

Le autorità israeliane sono comunque caute nel giudicare il nuovo corso delle relazioni bilaterali, col Primo Ministro Bennet che ha definito il riavvicinamento “lento e graduale”. Gli ultimi anni hanno infatti visto un susseguirsi di crisi e riavvicinamenti tra Israele e Turchia, principalmente a causa del sostegno del governo turco ai palestinesi. Nel 2018, a seguito dello spostamento della capitale israeliana a Gerusalemme, Ankara aveva ritirato il proprio ambasciatore, decisione reciprocata dal governo israeliano e che ha lasciato fino a oggi le ambasciate vuote.

Relazioni internazionali e politica energetica dietro l’apertura turca

Erdoğan tuttavia è oggi alle prese con una grave crisi diplomatica, che potrebbe costargli la poltrona alle elezioni del 2023, e con un isolamento diplomatico dovuto alla sua politica estera aggressiva, che ha portato Israele, Grecia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti a una cooperazione senza precedenti. Il presidente turco sta così tendendo un ramo d’ulivo in tutta la regione, in particolare agli attori che condividono una rivalità con l’Iran: ha già incontrato il principe ereditario emiratino Mohammed bin Zayed il 14 febbraio, dopo aver tentato di ricucire i rapporti con l’Egitto già l’anno scorso. “Il Sultano” ha persino caldeggiato la normalizzazione delle relazioni della Turchia con l’Armenia, nonostante abbia sostenuto l’Azerbaijan – assieme a Israele –  nella guerra di Baku contro gli armeni nel 2020. Migliorare i rapporti con Israele serve alla Turchia inoltre anche indirettamente per ricucire quelli con Washington, anch’essi notevolmente deteriorati negli ultimi anni.

Altra importante motivazione dietro l’apertura turca verso Gerusalemme è la politica energetica. A gennaio infatti gli Stati Uniti hanno ritirato il proprio appoggio per il progetto del gasdotto EastMed, che avrebbe dovuto portare il gas israeliano in Europa attraverso le acque di Cipro e Grecia. Iniziativa da sempre osteggiata da Ankara, che ora corteggia apertamente lo Stato ebraico offrendosi sia come acquirente sia come paese di transito alternativo, come dichiarato dallo stesso Erdoğan commentando l’attesa visita di Herzog.

Infine, un altro punto utile per riavvicinare Israele e Turchia è l’interscambio commerciale. Notoriamente refrattario agli sbalzi degli umori bilaterali, il volume d’affari del commercio tra i due paesi ha toccato i 6 miliardi di dollari nel 2021, di cui ben 4,5 rappresentati da esportazioni turche verso lo Stato ebraico.

La piattaforma israeliana Leviathan

Antisemitismo di Stato e sostegno a Hamas i nodi irrisolti 

Non è comunque privo di ostacoli il cammino della riconciliazione turco-israeliana. Un primo scoglio resta l’antisionismo al vetriolo del presidente turco e del suo governo che, come riconosciuto anche dal Dipartimento di Stato americano l’anno scorso, sfocia anche nell’antisemitismo.  Un sentimento che si è diffuso a cascata nella popolazione generale turca, tanto che la comunità ebraica locale negli ultimi vent’anni è passata da 23.000 a circa 15.000 persone.

Inoltre, nonostante ufficialmente Ankara supporti una soluzione a due stati, e abbia dichiarato che il miglioramento delle relazioni con Israele non scalfirà l’appoggio alla causa palestinese, ha anche consentito a Hamas di insediarsi liberamente sul proprio territorio e ha ricevuto ufficialmente più volte i vertici dell’organizzazione terroristica, tra cui un meeting con lo stesso Erdoğan nel 2020.

Un segnale positivo in termini di cooperazione per la sicurezza la Turchia ha comunque provato a offrirlo di recente a Israele, quando a febbraio un’operazione congiunta dei servizi segreti dei due paesi ha portato all’arresto a Istanbul di una cellula di killer a libro paga dell’Iran che miravano ad assassinare il magnate turco-israeliano Yair Geller.

 

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