Due pesi e due misure. Il mondo dopo il 7 ottobre, le verità negate

Italia

di Nathan Greppi

A febbraio, in occasione del Festival di Sanremo 2026, il cantautore Ermal Meta ha fatto parlare di sé per aver indossato abiti sui quali erano scritti i nomi di bambine palestinesi di Gaza. Tuttavia, lo stesso musicista non ha mai mostrato la stessa empatia per i piccoli Ariel e Kfir Bibas, rapiti da Hamas il 7 ottobre 2023 assieme alla madre Shiri quando avevano rispettivamente quattro anni e nove mesi, e che durante la prigionia sono stati assassinati.

Questo è solo un esempio di un fenomeno molto più ampio: negli ultimi anni, nei confronti di ebrei e israeliani sono stati applicati dei doppi standard che forse non hanno eguali al mondo. Come per i bambini morti, pianti se sono palestinesi e cancellati se sono israeliani (come ha recentemente fatto anche il conduttore Corrado Formigli nel programma Piazzapulita). E se i numeri dei morti forniti dal Ministero della Sanità di Hamas vengono presi come verità assoluta, al contrario la versione dell’IDF viene spesso bollata come “propaganda”.

Razzismo e antisemitismo

Per anni, uno dei mantra di una certa area politica era che per comprendere l’odio nei confronti delle minoranze occorresse ascoltare coloro i quali ne erano vittima: erano le donne a dover parlare di sessismo, gli immigrati di razzismo, i gay di omofobia e i musulmani di islamofobia.

Eppure, oggi quella stessa area politica non solo si rifiuta di combattere il crescente antisemitismo, come dimostra l’opposizione al recente disegno di legge da parte del Campo Largo, ma in più pretende di insegnare agli ebrei cos’è davvero l’antisemitismo. Lo dimostra il fatto che anche l’ANPI è scesa in piazza contro il DDL Antisemitismo, mentre l’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha organizzato un corso sull’argomento nel quale i relatori erano tutti contrari alla legge, senza un vero contraddittorio.

Immigrazione o colonizzazione?

Un’altra contraddizione riguarda il fatto che per coloro i quali per anni hanno detto che bisogna costruire ponti e non muri, e che una civiltà si distingue quando è accogliente nei confronti degli stranieri, questi concetti non sembrano applicarsi se gli stranieri sono israeliani.

Dopo che alcune famiglie israeliane hanno deciso di trasferirsi a Varallo Valsesia, in provincia di Vercelli, a giugno il sindaco Pietro Bondetti si è visto recapitare in municipio un proiettile con un messaggio: “Questo è l’unico avviso prima di cominciare a sparare”. Il messaggio proseguiva così: “Non permetteremo il trasferimento di altri macellai nazi sionisti”.

A ciò si aggiunge la circolazione in rete a luglio di moduli per tracciare quello che veniva definito “turismo sionista” in Italia, indicando la presenza di cittadini italiani ebrei o israeliani in alberghi e altre strutture. Successivamente, il materiale è stato fatto rimuovere da internet dal generale Pasquale Angelosanto, Coordinatore Nazionale per la Lotta contro l’antisemitismo.

Testimonianze aperte e anonime

Sebbene i 24 intervistati siano tutti anonimi, le tesi del film NAZA sono state prese come verità assoluta dalla maggior parte dei giornalisti e dei critici cinematografici in Italia, ancor più dopo l’acclamazione ricevuta alla Mostra del Cinema di Venezia. Così come in precedenza avevano acclamato No Other Land, realizzato dagli stessi registi.

Molta meno attenzione è stata rivolta al documentario We Will Dance Again, dove coloro che portano le loro testimonianze hanno tutti nomi e volti. Ci sono voluti due anni dalla sua uscita perché il documentario, che racconta il massacro al Nova Music Festival del 7 ottobre, venisse trasmesso in TV su Rete 4. Al contrario, No Other Land ha impiegato molto meno tempo per essere trasmesso su Rai 3 e Rai 5.

Metoo, unless you’re a Jews

“Sorella, io ti credo”. Questo è uno degli slogan che in anni recenti hanno accompagnato diverse campagne femministe, per denunciare il fatto che molte donne vittime di violenza carnale non venissero credute quando trovavano il coraggio di raccontare cos’avevano subito.

Nonostante ciò, dopo il 7 ottobre proprio una parte consistente del movimento femminista ha negato o messo in dubbio gli stupri sulle donne israeliane. Così come lo hanno fatto diversi giornalisti e opinionisti: lo ha fatto Selvaggia Lucarelli dopo un’inchiesta del New York Times sull’argomento; lo ha fatto il comico Daniele Luttazzi sul Fatto Quotidiano, soprattutto dopo l’uscita del documentario Screams Before Silence diretto da Sheryl Sandberg; e lo ha fatto Rula Jebreal, negando gli stupri in un’intervista rilasciata a Vanity Fair.

Tutto questo avviene nonostante persino l’ONU, tendenzialmente ostile a Israele, abbia confermato le violenze sessuali perpetrate dai terroristi: già nel marzo 2024, esperti dell’ONU hanno visitato i luoghi degli attacchi del 7 ottobre, dove hanno confermato che c’erano prove convincenti del fatto che gli stupri erano avvenuti. E nell’agosto 2025, le Nazioni Unite hanno incluso Hamas nella lista nera delle organizzazioni che si macchiano di violenza sessuale durante conflitti armati. Gli stessi che di solito danno ascolto alle risoluzioni dell’ONU e a Francesca Albanese come se fossero degli oracoli, in questo caso sono rimasti assai silenziosi.

Italiani di serie A e di serie B

Un’altra questione riguarda la costante attenzione rivolta agli attivisti italiani che hanno preso parte alla Global Sumud Flotilla. Ignorando i report che rivelano i legami con Hamas di diversi organizzatori, c’è chi li ha definiti “patrioti veri” (citazione dell’influencer Lorenzo Tosa). Senza contare che uno di tali attivisti, Vincenzo Fullone, a luglio ha “assolto” sui social Abdul Ballout, il terrorista responsabile dell’attentato del 25 luglio al Pride di Berlino.

Molti di coloro i quali hanno dipinto come “patriottismo” il preoccuparsi per gli attivisti italiani della Flotilla non hanno mai speso alcuna parola per le condizioni degli israeliani di origine italiana, minacciati prima dai missili di Hamas e Hezbollah e in primavera anche dagli attacchi dell’Iran. All’indomani del 7 ottobre 2023, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che in quel momento erano circa 18.000 gli italiani residenti in Israele.

Al contrario, testate come Il Fatto Quotidiano e Rai Radio 3 hanno stilato liste di proscrizione degli ebrei italiani che avrebbero servito nell’IDF durante la guerra a Gaza. È chiaro che per una certa narrazione mediatica, non tutti gli italiani sono uguali: quelli che tifano per i terroristi vengono dipinti come “eroi”, quelli che li combattono come i “cattivi”.

C’è da dire che questa tendenza non è diffusa solo in Italia: negli Stati Uniti, il commentatore Tucker Carlson ha sostenuto in un podcast che i cittadini americani assassinati il 7 ottobre non contavano come americani, in quanto secondo lui possedevano tutti la doppia cittadinanza. Non ha esposto alcuna prova concreta a sostegno della propria tesi.