di Anna Balestrieri
Nei giardini comunali San Escrivá è stato piantato un albero di melograno in memoria delle vittime del massacro del 7 ottobre 2023. Alla cerimonia hanno partecipato amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni. Insieme all’albero è stata donata una targa dedicata ai piccoli Ariel e Kfir Bibas e alla loro mamma Shiri. Un’iniziativa nata per custodire il ricordo delle vittime e testimoniare la vicinanza a Israele in un momento in cui esprimere pubblicamente questa solidarietà è diventato particolarmente difficile.
Un albero per custodire la memoria
A Loano, in provincia di Savona, la memoria del 7 ottobre ha trovato una forma concreta e destinata a durare nel tempo. Nella giornata di ieri, 11 ottobre, nei giardini comunali San Escrivá è stato piantato un melograno, donato dall’associazione Italia-Israele insieme a Cristiani per Israele Italia e Sabaoth Loano.
L’albero, dal forte valore simbolico, crescerà nel parco cittadino come segno permanente di ricordo delle vittime dell’attacco terroristico di Hamas contro Israele. Alla donazione si è aggiunta una targa dedicata ad Ariel e Kfir Bibas e alla loro mamma Shiri, la cui vicenda è diventata uno dei simboli più dolorosi del 7 ottobre e della sorte degli ostaggi.
Non si tratta soltanto di commemorare una tragedia, ma di scegliere di non lasciare che il tempo e il rumore dell’attualità cancellino le storie delle persone che l’hanno subita.
La vicinanza delle istituzioni
La cerimonia ha registrato una partecipazione significativa, con la presenza di sindaci, amministratori e consiglieri regionali. Un sostegno istituzionale che gli organizzatori hanno voluto sottolineare, ricordando in particolare il ruolo dell’amministrazione comunale di Loano.
«Importante avere avuto il sostegno dell’amministrazione loanese, la prima ad aver illuminato il palazzo comunale di arancione a ottobre 2023 per le vittime del 7 e dei piccoli Bibas allora ancora in ostaggio», ha ricordato l’avvocata Cristina Franco presidente dell’associazione Italia-Israele di Savona e provincia che ha promosso l’iniziativa.
Quel gesto, compiuto nelle settimane successive al massacro, aveva espresso pubblicamente la vicinanza della città alle vittime e alle famiglie degli ostaggi. La nuova iniziativa rinnova oggi quel messaggio attraverso un simbolo vivo, destinato a rimanere visibile nello spazio pubblico.
In un clima nel quale la solidarietà a Israele può esporre a contestazioni e ostilità, la scelta di un’amministrazione locale di partecipare a una commemorazione assume un significato che va oltre la cerimonia stessa. Significa riconoscere il valore della memoria e la possibilità di manifestare vicinanza alle vittime senza rinunciare a farlo nello spazio pubblico.
Una testimonianza nata dalla conoscenza diretta
Per la promotrice dell’iniziativa, il ricordo del 7 ottobre non è soltanto una questione pubblica o simbolica. È legato anche alla conoscenza diretta dei luoghi colpiti e delle comunità israeliane che hanno vissuto la strage.
«Io ho visitato quei luoghi colpiti dalla barbarie del fanatismo islamico diverse volte dopo il 7 ottobre 2023, porto e porterò sempre nel cuore le loro vite, la loro storia e la testimonianza», ha raccontato.
La sua esperienza risale anche al periodo precedente all’attacco, quando aveva avuto modo di conoscere quei territori e incontrare le persone che vi abitavano. Un ricordo che rende ancora più profonda la frattura prodotta dal massacro.
«Ho conosciuto quei luoghi e incontrato quelle comunità anche prima, traboccavano gioia di vivere, desiderio di pace. Credevano nella possibilità di costruire un ponte di dialogo, visto che molti ogni giorno si trovavano a lavorare con residenti di Gaza. Quella speranza e quella fiducia tradita mi hanno colpito molto».
Le sue parole richiamano una dimensione spesso oscurata dal dibattito politico: quella dei rapporti quotidiani, delle aspettative di convivenza e delle relazioni personali spezzate dalla violenza. Il 7 ottobre ha colpito persone e comunità, ma ha anche ferito la fiducia di quanti credevano possibile costruire relazioni al di là delle divisioni.
«Ferite profonde che noi vogliamo testimoniare sempre», ha concluso.
Una «giusta fra le nazioni» in senso morale
La presidente dell’associazione Italia-Israele Cristina Franco ha scelto di continuare a testimoniare la propria vicinanza alle vittime israeliane anche in una fase in cui prendere posizione pubblicamente può comportare pressioni e polemiche. Il suo impegno richiama, in senso morale e non storico, la figura dei «Giusti fra le Nazioni»: persone che scelgono di non voltarsi dall’altra parte quando altri sono vittime di persecuzione, odio o violenza.
L’espressione Giusti fra le Nazioni ha infatti un significato storico preciso, legato al riconoscimento conferito da Yad Vashem ai non ebrei che rischiarono la propria vita per salvare gli ebrei durante la Shoah. Utilizzarla in questo contesto può dunque essere una metafora della responsabilità individuale e del coraggio civile, non un’equiparazione storica.
In tempi in cui dichiarare apertamente la propria solidarietà a Israele può diventare motivo di isolamento o di attacchi, scegliere di ricordare le vittime e di dare loro uno spazio pubblico è una forma concreta di testimonianza. L’iniziativa di Loano non pretende di risolvere le divisioni che attraversano il dibattito internazionale, ma riafferma un principio essenziale: le vittime non devono essere dimenticate e il dolore delle loro famiglie merita rispetto.
Un segno destinato a crescere
Il melograno è una pianta ricca di significati simbolici, associata in diverse tradizioni alla vita, alla fecondità e alla continuità. Piantarne uno in memoria delle vittime del 7 ottobre significa affidare il ricordo a qualcosa che continuerà a crescere, stagione dopo stagione, ben oltre la durata della cerpimonia.
Accanto all’albero, la targa dedicata ad Ariel, Kfir e Shiri Bibas mantiene vivo il ricordo di una famiglia diventata emblema della tragedia degli ostaggi. I loro nomi, affidati a uno spazio pubblico, richiamano la dimensione umana di una violenza che non può essere ridotta a una cifra o a una formula politica.
A Loano, la memoria si traduce così in un gesto semplice ma duraturo: piantare un albero, pronunciare dei nomi, lasciare una testimonianza. Un modo per ricordare le vittime e per affermare che, anche in un tempo segnato dall’odio e dalla polarizzazione, esistono comunità e istituzioni disposte a rendere visibile la propria solidarietà.



