Il terrorismo in Israele e la mediazione nel conflitto Russia-Ucraina. Intervista all’ambasciatore Dror Eydar

di Paolo Castellano

«I terroristi vogliono uccidere gli ebrei e rompere le loro tradizioni alla vigilia delle feste religiose. È la loro natura». Queste le parole dell’ambasciatore israeliano in Italia, Dror Eydar, che il 3 aprile ha fatto visita alla Comunità ebraica di Milano. Durante il suo soggiorno milanese, presso la Sinagoga Centrale Eydar ha rilasciato a Mosaico un’intervista in esclusiva sui principali temi d’attualità riguardanti lo Stato ebraico. Al momento Israele sta affrontando una nuova ondata di terrorismo e cercando di mediare una pace tra Russia e Ucraina. Inoltre, la presenza dell’ambasciatore è stata l’occasione per scambiarsi reciprocamente gli auguri di Pesach.

Ambasciatore Eydar, sono momenti complicati per Israele. Nell’arco di una settimana abbiamo avuto tre attentati. Perché si sta verificando una nuova ondata di terrorismo?

Prima vorrei dire che ogni attacco terroristico deve essere analizzato attraverso due dimensioni: sincronica e diacronica. Sincronica perché i terroristi vogliono uccidere ebrei. Questa è la loro natura. Inoltre, in questo momento, siamo alla vigilia delle feste religiose: tra poco si celebreranno il nostro Pesach, la Pasqua cristiana e il Ramadan musulmano. Ovviamente i terroristi vogliono disturbare e rompere questo clima di festa fatto di rapporti famigliari. Inoltre, di recente si è anche svolta una storica conferenza avvenuta nel Negev che ha visto la partecipazione dei ministri degli Affari esteri di alcuni Stati arabi. Tale conferenza è il contrario di tutto quello che i terroristi incarnano. Il terrorismo rappresenta un vecchio paradigma in Medio Oriente, mentre l’incontro del Negev raffigura una nuova prospettiva. Israele e i suoi alleati arabi stanno intraprendendo una direzione alternativa: per il loro futuro i paesi sunniti moderati hanno capito che devono costituire la normalizzazione diplomatica con Israele. I paesi arabi non fanno un favore a Israele ma è qualcosa di reciproco. Perché gli Stati arabi possono dare un contributo a noi e noi a loro, offrendo la nostra tecnologia e sicurezza specialmente per difenderci dall’Iran che lavora per destabilizzare il Medio Oriente. Teheran desidera l’egemonia nella Regione, imponendo una volontà sciita contro la maggioranza sunnita.

Per di più, i terroristi guardano ciò che sta succedendo in Ucraina, credono che l’Occidente si trovi in una situazione di debolezza e per questo pensavano di lanciare questi vili attacchi. Ma c’è anche una prospettiva storica dentro cui dobbiamo considerare gli atti terroristici. È da più di 100 anni che questi terroristi o i loro predecessori si oppongono a questo cambiamento nella storia del nostro popolo: tornare a casa a Sion, concludere l’esilio. Durante gli ultimi 150 anni ci sono stati nemici che volevano bloccare il ritorno del nostro popolo, impedire la possibilità di costruire un nostro paese indipendente e ostacolare la nostra prosperità. Anche l’Olocausto è stato un tentativo di bloccare questa nuova tendenza della storia ebraica.

Riguardo lo storico incontro nel Negev: ciò rafforza la nostra presenza nella patria antica, a Gerusalemme; dà linfa ai nostri valori di condivisione e di collaborazione su questa terra, rafforzando i rapporti con i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, il popolo ebraico, la diaspora. Israele è lo Stato degli ebrei e ci sentiamo responsabili anche per la vita, la sicurezza e la prosperità degli ebrei sparsi per tutto il pianeta. Insieme sono sicuro – e credo anche con l’aiuto di Dio – che supereremo questa ondata di violenza.

Qual è la strategia per prevenire nuove violenze e rassicurare la popolazione?

Come ho già dichiarato in altre sedi, Israele sta prestando molta attenzione all’evolversi della situazione. Abbiamo fatto tutto ciò che è necessario per implementare la sicurezza, mobilitando l’intelligence e posizionando nelle vie di Israele un numero più ampio di agenti di polizia e di altri enti che si occupano di sicurezza all’interno dei confini israeliani. Non abbiamo bisogno di essere preoccupati, ma dobbiamo solamente essere più attenti. Questo è quello che faremo.

A proposito di ebrei nel mondo, in Ucraina la popolazione ebraica è attualmente sotto attacco. Cosa sta facendo Israele per aiutarli?

Israele ha inviato sostegno umanitario al popolo ucraino. Abbiamo inviato più di 100 tonnellate di attrezzatura medica, tende invernali e altri prodotti. Noi dell’Ambasciata di Roma abbiamo inviato a Leopoli sei enormi generatori per fornire elettricità continua agli ospedali. Abbiamo costruito un ospedale da campo in Ucraina con le tecnologie più avanzate al mondo e con i migliori dottori e infermieri israeliani. Il nostro staff sanitario sta aiutando migliaia di pazienti ucraini. Come ho detto, ci sentiamo responsabili dei nostri fratelli e sorelle in Ucraina. Non solo. Anche per gli ebrei che si trovano in Russia. Vogliamo aiutare chi vuole scappare dalla zona di rischio e chi intende fare l’aliyah, emigrando in Israele e tornando finalmente a casa.

Tuttavia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato Israele per non avergli fornito supporto militare…

Riguardo alle lamentele del presidente Zelensky, il nostro primo ministro ha avuto colloqui con Vladimir Putin in persona. Naftali Bennett ha mediato tra le parti. Per di più, i negoziati adesso sono in Turchia e continua l’iniziativa di Israele di mediare un cessate il fuoco. Tuttavia, dobbiamo considerare che Mosca è al nostro confine poiché attualmente opera in Siria; inoltre in Russia ci sono ebrei e di conseguenza dobbiamo essere molto attenti a ciò che facciamo.

Lo Stato ebraico sta cercando una mediazione ma alla fine Israele non è un grande attore. Non è uno dei protagonisti in questo dramma come lo sono l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Israele non può fare di più di ciò che dovrebbero fare questi due imperi. Ovviamente condanniamo l’attacco della Russia e lo abbiamo dichiarato pubblicamente attraverso le parole dei nostri ministri. Il nostro paese vuole la fine della guerra.

Detto ciò, lo scopo della fondazione di Israele è di essere un rifugio sicuro per tutti gli ebrei al mondo. Per questo dobbiamo muoverci con attenzione per non compromettere questa missione. E poi, dobbiamo ricordarci che mentre in Ucraina si svolge un dramma mondiale, una tragedia, in un’altra parte d’Europa, a Vienna, stanno continuando i negoziati per l’accordo sul nucleare dell’Iran. Accontentare gli iraniani, secondo noi, provocherebbe un’ulteriore catastrofe europea e mondiale. L’Iran guarda con interesse quello che sta accadendo in Ucraina e sa che la polizza assicurativa per il suo regime sanguinoso è la bomba atomica. Negli ultimi 20 anni, il mondo non ha ascoltato gli appelli di Israele. Dobbiamo capire che non si tratta solamente di un pericolo per Israele ma di un pericolo per tutto l’Occidente. Un semplice dato: l’Iran sta sviluppando missili con un raggio oltre i 3mila km. Questi missili potranno essere utilizzati come minaccia per l’Italia e per l’Europa. Proprio come fa la Corea del Nord. Per questo siamo amareggiati per il contenuto dei negoziati.

In ogni modo, dobbiamo sottolineare che questo accordo non vincola Israele. Se c’è una lezione che abbiamo imparato dalla storia è che Israele e il popolo ebraico non devono contare sugli altri ma difendersi con la propria forza.

Tra poco celebreremo Pesach, una festività che ci ricorda e celebra la tenacia del popolo ebraico…

Certamente. Per questa ragione auguro a tutta la comunità ebraica italiana, specialmente a quella di Milano, Pesach Kasher veSameach. Inoltre, auguro a tutti voi prosperità e sicurezza. Vi invito a visitare Israele senza paura. Dobbiamo ricordarci che questa lunga storia è iniziata al primo Pesach quando siamo usciti dalla schiavitù per inseguire la libertà eterna. In questo lungo cammino abbiamo avuto tanti ostacoli: distruzione e guerre ma anche redenzione e prosperità. Negli ultimi 2000 anni il popolo ebraico è in un periodo più grande e perciò non dobbiamo aver paura dei terroristi perché loro fanno parte del passato. Am Israel Chai.

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