La Comunità Ebraica di Milano prende le distanze dal rapporto di Amnesty International

Mondo

dal Consiglio CEM

La Comunità Ebraica di Milano prende con fermezza le distanze dal rapporto di Amnesty International che presenta Israele come uno Stato criminale, fondando questa accusa sulla più bieca propaganda e screditando così l’Associazione stessa.

Non è altresì accettabile che durante la trasmissione radiofonica Fahrenheit  su Radio Rai 3 (1 febbraio), Riccardo Nouary, Portavoce di Amnesty International abbia, senza alcun contraddittorio, avallato il Rapporto in cui Israele viene descritto come uno Stato intrinsecamente razzista e dove vigerebbe l’apartheid.

È di tutta evidenza che un rapporto di così grossolana falsità è mirato a inquinare il processo in corso di riconciliazione tra Israele e parte del mondo arabo e al contempo non fa che fomentare antisemitismo.
Il ricorso a doppi standard e parametri usati solo per lo Stato Ebraico sono esattamente gli elementi di cui si compone l’antisemitismo moderno.
Non sorprende che questo rapporto venga pubblicato dalla filiale Britannica di Amnesty, nota per essere contaminata da razzismo e xenofobia.

Il Presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi ha dichiarato che “I diritti umani – e sottolineo diritti umani e non solo degli ebrei – si difendono raccontando la verità:  gli arabi in Israele sono alla Corte Suprema, al Governo e alla Knesset.

Lo Stato d’Israele continuerà a promuovere i valori di democrazia e inclusione, alla cui luce è stato istituito, e noi a ribadire con determinazione la verità dei fatti ogni qual volta sia necessario farlo”.

 

Nella foto in alto: un’impiegata di Amnesty International, Hind Khoudary, che ha segnalato ad Hamas pacifisti palestinesi, che avevano avuto contatti con israeliani, facendoli arrestare.

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