di Nathan Greppi
Influencere da centinaia di migliaia di follower ogni giorno condividono contenuti fatti di parzialità e disinformazione, plasmando però così ile opinioni dei giovani che si informano attraverso le loro piattaforme. Giopizzi, Lorenzo Tosa e altri come loro credono di essere delle voci fuori dal coro. In realtà, sono solo gli eredi di una cattiva tradizione.
Israele
La guerra parallela e invisibile delle fake news: Israele investe 730 milioni per riconquistare il mondo
di Nina Deutsch
Dalla crisi d’immagine negli Stati Uniti all’offensiva sui social, il governo israeliano trasforma la comunicazione in un fronte strategico. Budget record per influencer, campagne e media monitoring. Tra esperti che avvertono «potrebbe essere troppo tardi» e altri che ne sollecitano la necessità, proseguono le proteste globali e la disinformazione virale, mentre il divario tra diplomazia e percezione popolare continua ad allargarsi.
Quello che Eurovision 2026, Israele tra proteste, sicurezza rafforzata e tensioni politiche: «Puntiamo alla vittoria»
di Nina Deutsch
A Vienna sono attese contestazioni, possibili boicottaggi e misure di sicurezza rafforzate per la delegazione israeliana. Tra pressioni internazionali, nuove regole di voto e rapporti diplomatici complessi, il team guidato da Noam Bettan prepara la competizione puntando al primo posto, nonostante un clima definito «difficile e incerto».
Aria indoor, gli israeliani sviluppano modi per prevenire l’inquinamento atmosferico interno
di Nina Prenda
Un gruppo di ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme ha sviluppato VertINGreen, una piattaforma che integra intelligenza artificiale, telerilevamento e dati fisiologici delle piante. Alla base c’è un vasto database costruito su quasi 2.000 misurazioni del comportamento delle piante da interno, dall’assorbimento di anidride carbonica alla traspirazione in diverse condizioni ambientali.
Gaza e Cisgiordania, due opinioni pubbliche diverse
di Davide Cucciati
Il dato più rilevante riguarda infatti le preferenze sul futuro del conflitto. Il 59% dei palestinesi indica la soluzione a due Stati come opzione preferita, in aumento rispetto al 2023. Il sostegno è più alto a Gaza, dove raggiunge il 64%, contro il 56% in Cisgiordania. Un risultato che contraddice l’idea di una radicalizzazione uniforme dopo la guerra, pur senza implicare automaticamente un’apertura alla normalizzazione con Israele.
La necessità d’Israele per Occidente, mondo arabo e iraniani
di Nathan Greppi
L’ultimo libro del giornalista Carlo Panella, “Israele, lo Stato necessario” ricorda che anche i paesi arabi, pur cercando di mantenere le apparenze con le masse ostili al loro interno, hanno di fatto intrapreso una strada che porta all’accettazione d’Israele, divenuto un alleato strategico. Critica l’ostinazione della comunità internazionale sulla soluzione dei due Stati, sottolineando il fatto che uno Stato palestinese governato da Hamas potrebbe usare la Cisgiordania come rampa di lancio per dare il via a un nuovo 7 ottobre.
A Tel Aviv il summit della pace: migliaia in piazza per rilanciare la partnership israelo-palestinese
di Anna Balestrieri
L’incontro era promosso dalla coalizione “It’s Time”, che riunisce oltre 80 organizzazioni israeliane impegnate nella coesistenza, nei diritti umani e nella costruzione della pace. Il messaggio centrale dell’evento è stato netto: la pace non deve più essere considerata un’utopia marginale, ma una necessità politica, sociale e morale.
Tra strategia e contraddizione: la scommessa (rischiosa) di Bennett e Lapid
di David Zebuloni
Bennett torna sulla scena politica dopo quattro anni di pausa, e lo fa in corsa con il leader dell’opposizione, Yair Lapid. Il suo obiettivo è chiaro e dichiarato: sostituire Netanyahu alla guida del governo. Ma non attraverso una sfida dai banchi dell’opposizione, bensì superandolo sul suo stesso terreno, sottraendogli consensi dall’elettorato di destra. Ma molti opinionisti politici israeliani si chiedono: chi è l’elettore ideale di Bennett-Lapid? A quale segmento dell’elettorato si rivolgono realmente i due?
Un report accusa Medici Senza Frontiere di propaganda filo-Hamas
di Nathan Greppi
L’indagine di NGO Monitor aggiunge ulteriori dettagli, rivelando che la tendenza a promuovere una “narrazione sempre più limitata che critica esclusivamente Israele e cancella Hamas” ha iniziato ad emergere almeno dal 2015. Tuttavia, questa tendenza è accelerata a partire dal 7 ottobre 2023.
Israele si ribella: a chi vorrà usarlo come capro espiatorio di tutti i mali del mondo nessun aiuto né informazioni di intelligence
di Paolo Salom
[Voci dal lontano occidente] Alcuni giorni fa il presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung, ha criticato Israele commentando, con parole molto dure, un video che mostrava un soldato delle forze speciali mentre spingeva giù da un tetto il corpo di un terrorista ucciso nel corso di uno scontro a fuoco.
Global Sumud Flotilla: tra attivismo, polemiche e controversie internazionali
di Anna Balestrieri
Alcuni membri della GSF avrebbero avuto contatti diretti o indiretti con figure associate a Hamas. Il documento descrive una rete articolata di relazioni personali e organizzative che coinvolgerebbe attivisti e promotori della flottiglia, sottolineando come tali connessioni si inseriscano in un contesto più ampio di mobilitazione internazionale.
L’Ucraina accusa Israele di favoreggiare l’importazione del grano “rubato” dalla Russia e minaccia sanzioni. Ministro Sa’ar: “Non ci sono state fornite le prove”
di Anna Lesnevskaya
Secondo Kyiv le autorità israeliane chiuderebbero un occhio sull’importazione di grano proveniente dai territori ucraini occupati dalla Russia. Ma Israele contesta all’Ucraina la “diplomazia condotta via Twitter” e la mancanza di prove sull’origine illegale del carico della nave arrivata a Haifa.














