Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il patto del Sinai, in armonia con il profondo egualitarismo al centro della Torah, non è stato stipulato come altri patti nel mondo antico, tra i re. L’alleanza del Sinai è stata fatta da Dio con l’intero popolo.
ebraismo
Il periodo degli Shoftim (Giudici) e la sua importanza per il popolo ebraico. Oggi, alle 19 su Zoom
di Redazione
Oggi alle ore 19.oo si svolgerà una nuova lezione del corso di ebraismo intitolata Il periodo degli Shoftim (Giudici) e la sua importanza per il popolo ebraico e curata da Rav Ariel Finzi.
Parashat Beshallach. Bisogna ricordare che esiste anche l’odio irrazionale, come quello di Amalek
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La libertà dipende dalla nostra capacità di ricordare e, quando necessario, affrontare «l’eterna banda di uomini spietati», il volto di Amalek nel corso della storia. A volte potrebbe non esserci altra alternativa che combattere il male e sconfiggerlo. Questa potrebbe essere l’unica via per la pace.
Parashat Bò. La narrazione nell’ebraismo è veicolo dell’educazione morale
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Era l’intuizione della Torah che un popolo che raccontava ai propri figli la storia della libertà e delle sue responsabilità sarebbe rimasto libero finché l’umanità vive, respira e spera.
Parashat Vaerà. La libertà di fare il bene non è mai scontata
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Riducendo in schiavitù gli altri, il Faraone stesso divenne schiavo. Divenne prigioniero dei valori che lui stesso aveva sposato. La libertà nel senso più profondo, la libertà di fare il bene, non è scontata. La acquisiamo, o lo perdiamo, gradualmente.
Parashat Vaykhi. Talvolta si può sacrificare la verità per la pace
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Dalla Parashà di Vaykhi si apprende il principio Mutar le-shanot mipnei ha-shalom: “È permesso dire una menzogna (letteralmente, “cambiare” i fatti) per amore della pace.” Una bugia bianca è consentita nella legge ebraica.
Parashat Vayggash. Il perdono di Giuseppe ha cambiato l’umanità
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
È successo quando Giuseppe ha finalmente rivelato la sua identità ai suoi fratelli. E’ il primo momento in cui un essere umano perdona un altro.
Parashat Mikketz. Le apparenze ingannano: per questo si deve ascoltare
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Le apparenze ingannano. I vestiti tradiscono. Una comprensione più profonda, sia di Dio che degli esseri umani, non può venire dalle apparenze. Per poter scegliere tra il bene e il male, per vivere la vita morale, dobbiamo assicurarci non solo di guardare, ma anche di ascoltare.
Parahsat Vayeshev. Mai fare vergognare gli altri
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Mai far vergognare nessuno. Questo è ciò che Tamar insegnò a Giuda e ciò che un grande rabbino del nostro tempo insegnò a coloro che ebbero il privilegio di essere suoi studenti.
Parashat Vayshlach. La violenza genera altra violenza
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
L’unico atto di violenza di Shechem contro Dina ha costretto due dei figli di Giacobbe alla violenza, alla rappresaglia, e alla fine tutti furono contaminati o morti. La violenza ci contamina tutti. Allora è successo. E lo fa anche adesso.
La Tefillà (preghiera): il potere della parola connessa all’anima
di Daniele Cohenca
Perché la nostra preghiera sia sincera, è dunque necessario connettere le parole che noi diciamo al nostro cuore ed alla nostra anima, quindi recitarle come se venissero dal profondo essere che è in noi; in questo modo non ci sarà mai una Tefillà uguale all’altra, né le Benedizioni di tutti i giorni saranno ripetitive, né – infine – la Tefillà sarà per noi un peso.
Ebraismo e vegetarianismo, un dibattito dell’Università di Tel Aviv
di Nathan Greppi
Sebbene presentino molte differenze, la kashrut e lo stile di vita vegetariano presentano alcuni punti in comune: entrambi pongono molta attenzione sul fatto che gli animali non devono soffrire, tanto che diversi illustri rabbini come Rav Jonathan Sacks, già rabbino capo del Regno Unito scomparso nel 2020, hanno scelto di essere vegetariani. Un tema complesso, che è stato al centro del dibattito su Zoom Judaism & Vegetarianism, tenutosi domenica 14 novembre e organizzato dall’Istituto Kantor dell’Università di Tel Aviv.
I vegetariani e l’ebraismo contemporaneo
Chi si occupa da anni di studiare il rapporto tra l’etica ebraica e quella vegetariana è Rav David Rosen, già rabbino capo d’Irlanda e oggi responsabile per il dialogo interreligioso del Comitato Ebraico Americano. Ha spiegato che “preservare il creato” evitando di mangiare carne è inteso da alcuni rabbini come il massimo gesto per seguire i precetti della Torah. Ha ricordato che “queste idee non sono nuove,” poiché altri celebri rabbini del ‘900, come Rav Abraham Kook e Rav Joseph Soloveitchik, le hanno formulate nel corso dei decenni. A ciò si aggiunge il fatto che nel Gan Eden non si mangiavano animali, e pertanto uno stile di vita vegetariano richiama una visione ideale del mondo.
Anche Rav Ronen Lubitch, presidente dell’associazione religiosa israeliana Ne’emanei Torah Va’Avodah, ha fatto notare come “il primo uomo, Adamo, era vegetariano. Solo dopo ha iniziato a mangiare carne.” Ha aggiunto che oggi è molto più difficile rispetto al passato mantenere la kashrut, poiché negli allevamenti intensivi gli animali quali le mucche e le galline subiscono sofferenze inenarrabili.

La macellazione kasher in Europa
Da anni diversi stati europei cercano di mettere al bando la macellazione rituale, sia kasher che halal, con la scusa che essa non permetta di alleviare le sofferenze degli animali; ma è davvero questa la motivazione? Talia Naamat, avvocatessa e ricercatrice dell’Istituto Kantor, ha ricostruito la vicenda attraverso varie slide: dal 1974 al 2009, le regole europee sull’uccisione di animali per scopi alimentari prevedevano delle esenzioni per la macellazione rituale. Il primo paese a tentare di metterla al bando senza successo fu la Polonia, nel 2002 e nel 2013. Chi invece è riuscito a metterla al bando sono l’Olanda (2011), Estonia, Slovenia (entrambe nel 2013), Danimarca (2014), Belgio (2017) e la Grecia (ottobre 2021).
Ci sono varie dinamiche da tenere in considerazione: c’è chi pensa che sia dovuto al fatto che giudici laici interpretano male pratiche religiose, e chi pensa che le messe al bando siano motivate dall’ostilità verso i musulmani, che si manifesta in leggi ostili sia al cibo halal che alla kashrut.
Il vegetarianismo nella letteratura yiddish
Già nel secolo scorso importanti scrittori di lingua yiddish come Isaac Bashevis Singer predicavano uno stile di vita vegetariano. Bilha Rubinstein, traduttrice dallo yiddish all’ebraico, ha raccontato che in Singer riferimenti all’argomento si trovano già nel suo romanzo del 1933 Satana a Goray, dove prima ancora che l’autore diventasse vegetariano si inizia a percepire una certa sensibilità. A parte lui, anche Sholem Aleichem ha trattato il vegetarianismo nei suoi scritti.













