Cresce il valore delle start-up israeliane

Tecnologia

di Nathan Greppi
La Start-Up Nation Central, una piattaforma che si occupa di promuovere le nuove imprese tecnologiche in Israele, ha pubblicato lunedì 13 dicembre un rapporto secondo il quale le start-up israeliane, nei primi 11 mesi del 2021, avrebbero raccolto un totale di circa 25 miliardi di dollari di investimenti. Ciò rappresenta un aumento di circa il 136% rispetto ai 10,8 miliardi ricevuti in tutto il 2020.

Secondo il Calcalist, il numero di mega-rounds, ossia di investimenti superiori ai 100 milioni ciascuno, sarebbe passato da 22 nel 2020 a 74 nel 2021. Questi grandi investitori sommati insieme fanno 14,77 miliardi, più della metà del totale di tutti gli investimenti.

La maggior parte dei fondi sono andati in tre settori specifici: cyber-sicurezza, tecnofinanza e infrastrutture informatiche. In tutto il 2021, in Israele sono nate ben 33 imprese che superano il valore di un miliardo di dollari, per un totale di 53 in tutto il paese. Il 136% in più di investimenti supera di gran lunga una media globale del 71% di crescita, oltre a superare l’aumento di investimenti in paesi quali gli Stati Uniti (+78%), Singapore (+95%) e il Regno Unito (+105%).

L’aumento del valore delle start-up israeliane spesso si traduce anche in una maggiore cooperazione con realtà internazionali: ad ottobre, una relazione del Bay Area Council Economic Institute spiegava come, tra il gennaio 2003 e il febbraio 2021, 57 investitori della California hanno finanziato ben 750 start-up dello Stato Ebraico. Inoltre, la California ospitava sedi di ben 22 aziende tecnologiche israeliane. Il caso forse più importante di acquisizione di una società israeliana da parte di una americana riguarda Mobileye, fondata a Gerusalemme e specializzata nel campo delle auto a guida autonoma, acquisita nel 2017 dalla multinazionale statunitense Intel.

 

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