Zeruya Shalev e il tabù della Banda Stern. Ecco il racconto dell’epopea mai scritta del Lehi

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di Cyril Aslanov

[Ebraica. Letteratura come vita] Nel suo ultimo romanzo Pliah (Stupore) pubblicato nel 2021 nella versione originale e ad ottobre 2022 nella traduzione italiana di Elena Loewenthal, Zeruya Shalev racconta la storia complicata di famiglie distrutte e ricostruite attraverso i monologhi interiori di due donne: la cinquantenne ‘Atara e la novantenne Rahel, che è stata brevemente sposata con il padre di ‘Atara, Mano Rubin. Rahel e Mano erano combattenti nella milizia estremista Lehi, acronimo di Lohamei Herut Israel “i combattenti per la libertà di Israele” come il padre dell’autrice, Mordechai Shalev che entrò nel movimento clandestino nel 1945.

La storia tragica dei combattenti del Lehi, traditi dall’establishment dello Yishuv ebraico, da Ben Gurion, dalla Haganah (che si trasformò in Tsahal dopo l’indipendenza) e dal Palmach, è la trama nascosta di questo dramma intimista. Usando lo stratagemma narrativo della sospensione del racconto, Zeruya Shalev narra come l’incontro fra ‘Atara e la vecchia Rahel è sempre perturbato da qualche fattore (tra cui la morte del secondo marito di ‘Atara). La veterana del Lehi pensa a ciò che avrebbe potuto raccontare, cioè frammenti di ricordi di ciò che era avvenuto durante gli otto anni (1940-1948) che il Lehi aveva combattuto gli inglesi nella Palestina mandataria, anche durante la Seconda guerra mondiale quando l’Irgun di Begin aveva dichiarato la tregua nella lotta contro l’occupante britannico.Attraverso i frammenti di memoria di Rahel si racconta un’altra storia della lotta dello Yishuv contro la politica pro-araba degli inglesi e contro gli arabi stessi. Ma precisamente la storia viene raccontata da un punto di vista quasi simpatizzante a favore del Lehi, una prospettiva dove si cerca di legittimare quella lotta che i nemici del Lehi (sia gli inglesi sia il mainstream dello Yishuv) qualificavano come banditismo (non a caso il Lehi è stato chiamato Stern gang, Banda Stern) o come terrorismo.

Entrando nell’anima della vecchia Rahel, Zeruya Shalev spiega che il combattimento del Lehi era una lotta anticolonialista che mirava all’imperialismo britannico piuttosto che al vicino arabo. Infatti, i membri esaltati di questa formazione politicamente eclettica, volevano costituire un fronte comune con gli arabi contro la Gran Bretagna. Dopo la creazione dello Stato di Israele, gli ex-militanti del Lehi sono stati oggetto di una damnatio memoriae che fu parzialmente mitigata con il trionfo di Begin e del Likud alle elezioni del 1977.

A partire da quel momento, cominciarono a dare i nomi dei giovani combattenti del Lehi e dell’Irgun che vennero impiccati dall’autorità mandataria fra il 1938 e il 1947 alle vie dei nuovi quartieri (come Talpiyot Mizrah/Armon Ha-Natziv a Gerusalemme).

I dodici impiccati (tre del Lehi e nove dell’Irgun) vennero chiamati “gli uccisi del regno” (harugei ha-malkhut) per fare un’allusione ai dieci harugei ha-malkhut (fra i quali Rabbi ‘Akiva) sottoposti a supplizio da Adriano durante la repressione della rivolta di Bar Kokhva nel 132-135. La continuità fra la rivolta di Bar Kokhva e la lotta del Lehi si può dimostrare dal fatto che alcune delle monete battute da Bar Kokhva portavano la menzione herut Israel “libertà di Israele”, quasi come il nome Lohamei Herut Israel “combattenti per la libertà di Israele”.

La vecchia Rahel che si prepara a raccontare il suo passato di combattente nei ranghi del Lehi enumera varie volte i nomi dei dodici uccisi del regno. Ma si vede attraverso la trama narrativa del romanzo che nessuno vuole ascoltare il suo racconto: i suoi due figli (uno dei quali si chiama Yair, probabilmente in onore a Avraham Stern, detto Yair, il fondatore del Lehi) non condividono gli ideali della propria madre. Yair è diventato un chassid di Rabbi Nahman di Breslev e passa tutto il suo tempo a raccontare i racconti di Rabbi Nahman. Questo crea un interessante effetto di giuoco intertestuale. Il destino impedisce ad ‘Atara di ascoltare la confessione di Rahel che si prepara a morire in un mondo che non la capisce come non capisce la legittimità del combattimento di quei giovani ebrei anti-imperialisti che consideravano l’occupazione britannica molto più insopportabile della vicinanza sempre più problematica dei nazionalisti arabi con i quali condividevano almeno un ideale nazionalista (benché per una diversa nazione).