Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo

Vivere? Un gioco molto serio, a volte comico

di Ilaria Myr

“L’ultima intervista”, il nuovo libro di Eshkol Nevo

Il più coraggioso, il più sincero, e allo stesso tempo il più divertente e triste dei suoi libri: è così che lo scrittore israeliano Eshkol Nevo definisce la sua nuova opera L’ultima intervista, uscita in Italia a metà ottobre, per la gioia del suo affezionato pubblico che affolla le presentazioni, ovunque esse si svolgano. «Questo libro nasce inizialmente come un gioco – ci spiega all’Hotel Manin dove lo incontriamo mentre è a Milano -. Stavo scrivendone un altro, ma avevo il “blocco dello scrittore”. Ho pensato allora di fare un gioco: rispondere ad alcune delle diverse domande che mi sono state fatte in questi anni, con il massimo dell’onestà, come non ho mai fatto. Ma la mia idea era di non pubblicarlo. Poi però, mi sono reso conto che ne stava uscendo qualcosa di interessante e ho cominciato a lavorarci come un libro da pubblicare, mantenendo però in ogni risposta sincerità e coraggio».
Si va da domande generiche sul mestiere dello scrittore – “ha sempre saputo che sarebbe diventato uno scrittore”, “come sceglie il nome dei suoi personaggi”, “cosa la spinge a scrivere”, “conosce la fine delle sue storie prima di cominciare a scriverle” – ad altre riferite alla sfera famigliare e personale – “cosa farebbe se non fosse uno scrittore”, “i suoi figli leggono i suoi libri”, “se potesse rivivere un momento della sua vita, quale rivivrebbe”. A tutte lo scrittore-protagonista del libro risponde sinceramente, in modo spesso inaspettato, partendo da un argomento che a prima vista non risponde alla domanda, per poi, a suo modo, arrivarci, lasciando spiazzato il lettore: un gioco, questo, che l’autore fa consapevolmente per confondere chi legge, già intento a capire se il protagonista sia effettivamente lui, Eshkol Nevo, oppure un personaggio di fantasia. «Sono io? No, ma anche sì – risponde divertito -. Nei libri succede sempre così: alcune situazioni nascono da esperienze vissute dall’autore, che seguono però poi la forza del racconto, discostandosi dalla realtà dei fatti o dalla modalità in cui si sono svolti, ma non per questo sono meno vere. Ed è proprio in questo racconto, in cui non si capisce cosa è vero e cosa non lo è, che risiede la forza del libro». Oltre a questo straniamento che si crea, colpisce l’attenzione di chi conosce i libri precedenti di Nevo la presenza frequente di aspetti politici: in molti casi si tratta di vera e propria denuncia nei confronti di una certa politica israeliana poco favorevole al dialogo con la popolazione araba e i palestinesi, ma non mancano anche le critiche ai pregiudizi di una parte degli intellettuali di sinistra – qui rappresentata dal protagonista – nei confronti del mondo degli insediamenti israeliani nei territori.

«Questo è sicuramente il mio libro più diretto su questi temi, perché sono arrabbiato – confessa sincero -. Il carattere democratico del Paese è cambiato; si cerca di zittire gli artisti oppositori a un certo tipo di governo, con una legge per la quale chi critica il governo non può ricevere finanziamenti. Ma a me succede che, se cercano di zittirmi, divento ancora più nervoso: quindi, volendo usare metafore musicali, se Neuland era una musica “da viaggio”, Soli e perduti di genere klezmer e Tre piani un brano dark anni ’80, L’ultima intervista è sicuramente un libro molto rock». Divertente perché giocoso, nervoso perché arrabbiato, ma anche triste, perché il protagonista è un personaggio perso al centro di situazioni dolorose – con la moglie, il migliore amico, la figlia -: il nuovo libro di Nevo è, molto ebraicamente, tutto questo insieme, tanto da suscitare, durante la lettura di alcuni brani nelle presentazioni al pubblico, reazioni opposte, dalla risata sfrenata e contagiosa al pianto sconsolato. Ma quello che lo rende un libro davvero ebraico è la sua struttura in domanda e risposta: un format nuovo anche per i libri dell’autore, che ricalca qui i testi di She’elot u-Teshuvot (“domande e risposte”), dei compendi di responsa su diversi aspetti della pratica religiosa. «In questo caso, però – spiega Nevo -, il “rabbino” a cui vengono fatte le domande è uno scrittore confuso, che condivide deliberatamente la sua vulnerabilità».
Immutata, però, rimane la capacità dell’autore di indagare l’animo umano e di utilizzare le parole in maniera delicata e poetica. Una dote che si ritrova in tutti i suoi libri e che non delude mai, neanche in questo caso.

 

Eshkol Nevo, L’ultima intervista
traduzione Raffaella Scardi, Neri Pozza,
pp. 416, euro 18,00