Il Rebbe di Lubavitch

La lezione di Rabbi Schneerson: anche il chassidismo è comprensione razionale e vigile amore della Torà

di Ugo Volli

[Scintille. Letture e riletture] Accade spesso col chassidismo lo stesso fenomeno che colpisce il ricordo della Shoah. Gli ebrei del passato commuovono ed emozionano, quelli del presente sono oggetto nel migliore dei casi di diffidenza e di silenzio, nel peggiore di ostilità e discriminazione.

Nel caso della Shoah si tratta naturalmente della vita e della morte del popolo ebraico e dei singoli ebrei: in molti settori di opinione pubblica vi è compianto sincero per i lutti provocati dal nazismo, ma indifferenza o addirittura fastidio per le vittime del terrorismo attuale, soprattutto se si difendono. Nel caso del chassidismo vi sono persone, anche all’interno del mondo ebraico, che amano le storie dei maestri raccontate da Buber e altri, frequentano gli spettacoli teatrali ispirati alla vita degli shtetl, capiscono il rapporto della musica klezmer o dei romanzi di Singer con la civiltà ebraica dell’Europa orientale; ma che di fronte agli “ultraortodossi” (già il termine è insultante) i quali conservano quei costumi, si vestono secondo quella tradizione, parlano ancora oggi yiddish e naturalmente conducono la propria vita nel rispetto dei precetti, ostenta distanza, spesso fastidio e disprezzo.

Eppure la tradizione ebraica orientale non è stata fatta solo di parabole edificanti, ma anche di pensiero, di riflessione ermeneutica e giuridica. E questo pensiero, continuando una tradizione che fiorisce da due millenni almeno, è ancora ben viva e attiva. Per questa ragione il libro che raccoglie alcuni commenti biblici dell’ultimo Rebbe di Lubavich Menachem Mendel Schneerson (Lezioni di Torà, Giuntina 2022) è interessante non solo per il lettore religioso che ne trae abbondante ispirazione, ma anche per chi sia interessato in senso laico all’ebraismo. L’autore, come è noto, è stato fra i grandi protagonisti dell’ebraismo del Novecento, ha dato al movimento Chabad una organizzazione mondiale capace di recuperare la vita ebraica dov’era languente o scomparsa e una leadership carismatica. Ma è stato anche un maestro influente e lucidissimo. Lo dimostrano queste “lezioni”, una piccola frazione dell’insegnamento orale che il Rebbe teneva tutti i sabati e le feste, selezionata da quell’altro importante maestro recentemente scomparso, apparentemente assai diverso e molto più “moderno”, che è Rav Sachs.

La forma è molto classica: si tratta di commenti alla Torà, organizzati secondo la divisione in pericopi settimanali: si parte di solito da una difficoltà del testo per risolverla e mostrare dei significati ulteriori e più profondi rispetto alla lettura più ovvia. Per far questo il Rebbe si avvale di confronti e citazioni dal resto della Scrittura, dal Talmud, dal midrash e dalla grande tradizione ermeneutica, anche da quella dei precedenti maestri di Lubavitch. Dalla creazione della luce all’inizio della Genesi fino agli ultimi discorsi di Mosé alla conclusione del Deuteronomio, queste pagine sono sempre finalizzate alla comprensione della vita religiosa e del rispetto dei precetti. Quel che colpisce il lettore è la grande lucidità di queste lezioni, l’analisi razionale delle diverse prospettive ermeneutiche, l’assenza di ogni sentimentalismo o deriva metaforica, la precisione dei riferimenti testuali. Anche questa è una lezione: il chassidismo, come tutta la tradizione ebraica di cui fa parte, non è tanto partecipazione estatica o esaltazione del sentimento religioso, ma comprensione razionale e vigile amore della Torà.