Le cinque muse di Kafka, donne speciali e irriducibili

di Esterina Dana

Le relazioni sentimentali (e letterarie) dello scrittore boemo.

Cinque donne lo hanno amato appassionatamente, ammaliate dalla sua personalità. Donne straordinarie: forti e indipendenti, intelligenti e coraggiose, irretite dall’enigma della sua irrequietezza. L’uomo è Franz Kafka, lo scrittore boemo più misterioso di sempre. Loro sono Felice Bauer, Grete Bloch, Julie Wohryzek, Milena Jesenska e Dora Diamant, tutte ebree eccetto Milena, tutte diverse per età, carattere, aspirazioni ed estrazione sociale.

La loro storia si intreccia con il crollo dell’Impero austroungarico, lo scoppio della Prima guerra mondiale, delle persecuzioni naziste e delle deportazioni nei campi di concentramento dove morirono tre di loro, le sorelle di Kafka e la sua gente.
Manuela Cattaneo della Volta e Livio Sposito, in Un cuore al buio. Kafka, ne ricostruiscono le relazioni sentimentali attraverso un’ampia documentazione, in particolare attraverso i loro scambi epistolari: per Kafka, uno schermo che gli consente di sviluppare un trobadorico “amore di lontano”; per le donne, un mezzo per avvicinare il suo tormentato animo.

Sono loro le vere protagoniste di questo romanzo d’amore; un interessante ribaltamento di prospettiva, altrimenti focalizzata solo su Franz, le cui lettere, ipertrofiche e debordanti di emozioni e parole, sono il manifesto dei traumi e delle ossessioni, delle paure e dei desideri che lo opprimono. Tra tutti, il terrore di abbandonarsi all’amore, ritenuto ostacolo alla sua totalizzante vocazione letteraria. Per essa, consuma le sue notti al buio, nel silenzio perché, dichiara, “Io sono fatto di letteratura. Non sono e non posso essere altro”, “La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza”.

Nelle lettere delle sue innamorate domina, invece, la sindrome dell’“io ti salverò”, intrecciata al desiderio sempre negletto di un incontro reale e all’illusione di poter sanare la sua infelicità. Ciascuna, a suo modo, è pronta a sfidare le sue nevrosi per liberarlo dalla prigionia psicologica, sebbene egli le dissuada ripetutamente dall’amarlo e, descrivendo le proprie mancanze, le istruisca al distacco. Solo Dora riesce a vincere la ritrosia di Kafka e lo aiuta a realizzare il sogno di lasciare la casa di famiglia a Praga per Berlino, dove se ne prende cura fino alla morte nel 1924.

Eppure, nessuna di loro ne vorrà a quest’uomo impossibile da amare, dolente sempre, tanto insicuro ed evitante nella vita, quanto geniale scrittore, creatore di paesaggi interiori cesellati con crudele limpidezza e di storie paradossali delineate con tagliente realismo. Perché in lui colgono lo sforzo di entrare in una dimensione del quotidiano che desidera, sebbene la aborrisca, e perché sono consapevoli di essere le muse ispiratrici delle sue opere: La condanna (Felice), Il processo (Grete), La lettera al padre (Julie), Il castello (Dora). Tutte loro si sono sentite amate, lo hanno ascoltato senza giudicarlo. Dopo l’abbandono non sono crollate e si sono rifatte una vita, ma nessuna lo ha mai dimenticato veramente.

 

Manuela Cattaneo della Volta e Livio Sposito,
Un cuore al buio. Kafka,
Francesco Brioschi editore, pp. 216, euro 18.00.