Calcio: dagli stadi, al lager e al confino, i Presidenti

Libri

di Paolo Castellano

Il libro di Adam Smulevich, pubblicato dalla Giuntina, è un viaggio nel tempo
alla scoperta dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma

È un modello di calcio diverso e dimenticato quello che emerge dal saggio Presidenti del giornalista Adam Smulevich: un modello basato su immaginazione e emozioni. A fine Ottocento, quando nacquero le prime società sportive in Italia, il mondo calcistico non era, come oggi, una vetrina del potere e un business globalizzato. Oggi i presidenti delle squadre più blasonate sono apprezzati per i loro investimenti e non per l’attaccamento alla maglia. Ma di cosa parliamo quando ci riferiamo ai valori fondativi del calcio professionistico? Nel libro di Smulevich lo si comprende molto bene attraverso tre storie di presidenti ebrei che nella prima metà del Novecento si dedicarono con abnegazione e grandi sforzi alla costruzione di un futuro prospero per le loro società sportive. Dal Nord al Sud Italia, l’amore per il pallone sembra non aver limiti. I protagonisti di Presidenti sono Raffaele Jaffe, presidente della piemontesissima Casale (Monferrato), che regalò alla sua squadra uno scudetto poco prima dello scoppio della Grande Guerra; Giorgio Ascarelli, che amò così tanto il suo Napoli da donargli nel 1930 uno stadio all’avanguardia in soli 7 mesi; e poi Renato Sacerdoti che, sempre negli anni ‘30, regalò grandi speranze ai tifosi della Roma, investendo molto denaro per rendere più competitiva la neonata squadra, tentando di ridurre l’incolmabile gap con le società calcistiche del Nord. Le storie di questi tre storici presidenti sono un misto di gioia e tristezza, incredibili e fortunati risultati sportivi dissipati e annullati dalle leggi razziali fasciste del ‘38: un oltraggio del regime littorio che fece di tutto per minare la loro memoria – solo Ascarelli non fu vittima delle persecuzioni, essendo scomparso nel ‘30. Nei confronti di Jaffe ci fu una vera e propria caccia all’uomo che terminò il 16 febbraio 1944, quando il presidente del Casale fu spedito nel campo di concentramento di Modena e poi deportato in Germania. Non fece ritorno. Anche Renato Sacerdoti fu tradito dal regime. Mussolini lo mandò al confino nei pressi di Ventotene con l’accusa di trasporto illegale di denaro. Sacerdoti era un brillante banchiere e spesso si recava all’estero per concludere affari. Dopo la promulgazione delle leggi razziali, il suo nome e la sua popolarità – accresciuta anche grazie alla presidenza della Roma – vennero usati dal regime per sostenere la legittimità delle leggi antiebraiche.

Adam Smulevich, Presidenti. Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma, Giuntina, pp. 144, euro 12,00, ebook euro 7,99.