Abraham Mapu, il Dante della lingua ebraica? Come creare una Nazione a partire dalla lingua

Libri

di Cyril Aslanov

[Ebraica. Letteratura come vita]

Nel 1853 l’ebreo lituano Avraham Mapu (1808-1867) pubblicò a Vilna il suo romanzo storico Ahavat Tsiyon, primo romanzo mai scritto in ebraico. Si tratta di una ricostruzione storica influenzata da Eugène Sue ed Alexandre Dumas e più palesemente ancora da Gli ultimi giorni di Pompei di Bulwer-Lytton. Questo titolo di Ahavat Tsiyon si dovrebbe tradurre “Un amore a Sion” piuttosto che “L’amore di Sion”. In effetti, Mapu narra la storia d’amore fra Amnon e Tamar, svoltasi a Gerusalemme, cioè Sion, ai tempi del profeta Isaia e di re Ezechia alla fine del VIII secolo prima dell’era volgare. La scelta dei nomi Amnon e Tamar, omonimi di Amnon e Tamar della Bibbia (II Samuele 13:1-37), riflette la volontà di Mapu di redimere la squallida storia biblica di Amnon, che stuprò la propria sorellastra Tamar, attraverso un romanzo scritto in un’imitazione dell’ebraico biblico che racconta una storia immaginata nell’ambiente della Gerusalemme dei re di Giuda.
Pur essendo una pietra miliare nella storia della letteratura ebraica rinnovata dagli attivisti della Haskala (l’Illuminismo ebraico), questo romanzo è poco letto ai nostri giorni. Tuttavia, al momento della sua pubblicazione Ahavat Tsiyon scatenò un grande entusiasmo fra gli ebrei dell’Europa orientale. Così la storia di un amore idilliaco e puro a Sion diventò il catalizzatore e il vettore dell’amore di Sion, quando non esisteva ancora il sionismo e neanche il proto-sionismo. Non esistevano ancora, ma proprio la vibrazione romantica che si sentiva in quel romanzo storico fu una delle origini dell’emergere del proto-sionismo.
Appena 28 anni erano passati dalla pubblicazione di Ahavat Tsiyon quando, in conseguenza dell’ondata dei pogrom del 1881, il movimento nazionalista ebraico che si costituì in reazione contro queste persecuzioni prese il nome di Hibat Tsiyon, “L’amore di Sion”, variazione del titolo del romanzo di Mapu mediante l’uso di hibah, sinonimo di ahavah “amore”. Così il romanzo, il cui titolo è Ahavat Tsiyon “Un amore a Sion”, diventò il nome del movimento politico quasi omonimo Hibat Tsiyon “L’amore di Sion”, i cui membri si facevano chiamare Hovevei Tsiyon “Gli amanti di Sion”.
Nel 1890, il filosofo ebreo viennese Nathan Birnbaum aveva percepito il legame fra il romanzo di Mapu e il movimento degli Amanti di Sion quando creò il termine Zionismus, “sionismo” per dare un nome all’effervescenza politico-romantica che agitava le masse ebraiche dell’Impero russo (che contava più di 5 milioni di ebrei, quasi la metà della popolazione ebraica del mondo dell’epoca).
Un libro di successo che diviene il simbolo di un movimento nazionale… Questo non fa pensare a qualcosa di ben conosciuto nel paesaggio culturale italiano? Quando Dante scrisse la Divina commedia fra 1304 e 1321, riuscì a mettere in pratica il progetto di creare un volgare illustre che aveva preconizzato nel De vulgari eloquentia. Così alzò il suo dialetto fiorentino alla dignità di lingua nazionale, la lingua di una nazione che non aveva ancora nessuna esistenza politica. Secondo lo stesso schema, il movimento della Haskala che culminò con la pubblicazione del romanzo ormai desueto di Mapu, creò le condizioni idonee per l’emergere di un sentimento nazionale per una nazione che non aveva né territorio né esistenza politica e neanche diritti civili nell’ambito autocratico della Russia zarista.
La differenza fra Dante e Mapu risiede nel fatto che il primo creò la lingua nella quale scrisse il suo capolavoro, delimitando in questo modo uno spazio simbolico per una nazione in fieri; il secondo, invece, non creò la lingua nella quale scrisse bensì imitò lo stile biblico.
Eppure, la forza di quella proiezione nel passato – passato della lingua; passato della nazione – fu tale da suscitare uno slancio romantico che tendeva a riconnettersi con il passato di Israele, quando la nazione ebraica era sovrana nella sua terra e nella sua città, per progettare un futuro che fosse capace di redimere la nazione dalle vicissitudini alle quali era esposta in Europa orientale, dove viveva la maggioranza del popolo ebraico.
Questo mese è l’ultimo dell’Anno Dantesco. Era importante sottolineare che, nonostante la sproporzione che si manifesta fra la figura sublime del Sommo Poeta e quella, ben meno prestigiosa, di un oscuro maestro di scuola ebraica che ebbe un successo letterario a suo tempo, l’autore di Ahavat Tsiyon giocò, mutatis mutandis, un ruolo paragonabile a quello di Dante nella costituzione di uno spazio estetico che fu la bozza dell’elaborazione di uno spazio ideologico, bocciolo della costituzione dello Stato-nazione ebraico nella terra ancestrale.
Quindi non c’è da stupirsi se in tutte le città di Israele si trovi una Via Mapu, mai così grande come le vie Dante in Italia, ma nondimeno presente nello spazio edilizio israeliano.

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