Le cromie di Kaufmann: un omaggio a Primo Levi e al suo Sistema periodico

Arte

di Fiona Diwan

Un reticolo di linee colorate, ascisse e ordinate su cui si stagliano dei piccoli tondi colorati posizionati in sequenza periodica. Un pattern geometrico che è un’esplosione cromatica, nell’eterno tentativo di dare ordine al caos, regole al disordine. Righe, forme circolari, ripetizioni che sono un atavico schema depositato nei nostri abissi percettivi e nel nostro ancestrale impatto retinico, una costante elementare nel modello visivo umano da quando il mondo è mondo. Così come lo sono gli elementi chimici primari costitutivi della materia dentro cui viviamo immersi.

Stiamo parlando delle opere di Massimo Kaufmann in mostra alla Galleria Forni di Bologna (fino all’11 giugno), ventun quadri del cinquantenne artista milanese in dialogo con i ventun capitoli de Il sistema periodico di Primo Levi e dedicati ciascuno a un elemento chimico: Titanio, Zolfo, Ferro, Idrogeno, Zinco, Potassio, Nichel… ovvero la sintesi della geniale tavola periodica degli elementi concepita nel 1869 dal chimico russo Dmitrij Mendeleev.

«Rileggendo l’autobiografia di Levi sono rimasto folgorato dalla sua intuizione, dalla genialità con cui ha messo in relazione la sua esperienza di chimico con quella di narratore, di sopravvissuto e di osservatore del genere umano», racconta Kaufmann. Ogni elemento dà il titolo a un quadro così come Levi faceva per i capitoli del libro. In Levi, ciascun elemento chimico diventava una metafora morale, costituiva del carattere del protagonista della storia, il catalizzatore della sua energia narrativa. In Kaufmann il procedere è identico: ciascun quadro restituisce la visione cromatica dell’elemento chimico, la sua natura, così come la “vede” l’artista milanese. Un omaggio visivo a Primo Levi quindi, ma anche una “invenzione sull’invenzione”, nell’infinita catena generativa della creatività artistica.
Le opere di Massimo Kaufmann sono l’esito di un corto circuito, corrono parallele all’incontro di Levi con la matericità degli elementi. Per Levi in fondo si trattava della sfida ininterrotta con la materia inerte o malevola come metafora dell’esistenza, con la sua opacità di fondo, su cui da sempre emergono i fiori bizzarri dei nostri fallimenti e di riuscite sorprendenti e impreviste.

L’“invenzione” di Kaufmann sta nella texture visiva di questo dialogo tra pittura e scrittura, tra chimica e colore, tra tela e tavola di Mendeleev.
Il motivo generatore dei lavori in mostra è questo libro-genesi: per ogni storia un elemento chimico, fa notare Marco Belpoliti, uno dei maggiori conoscitori di Primo Levi. Per scrivere le sue memorie, Levi sceglie questo pattern e Kaufmann decide di entrare in dialogo con questa eredità di scrittore, di artista, di ebreo, di testimone.
Non a caso la tentazione alchemica alberga nei due. Non a caso entrambi provengono da un mondo ebraico scomparso (il nonno di Kaufmann era di Leopoli).
L’esaltazione del cromatismo, “i vorticosi sfondi convivono con l’ordine geometrico di un enigmatico e peculiare pointillisme”, ha scritto il critico Gianfranco Maraniello, in una ricomposizione del dualismo tra elemento emotivo e classificazione razionale, rigore e caos. Una texture di atomi puntiformi, un pattern chimico-alchemico, una sospensione meditativa di linee e bolle di colore che è quasi un mandala: tutto rimanda al lessico dell’arte astratta del Novecento, linee piatte e bolle tridimensionali, reticolo di fondo che gioca con la sostanza che emerge in forma di grumo, nell’incedere periodico delle gocce rotonde.
La variazione nella ripetizione, lo straordinario colto nell’ordinario. Nell’arte e nella vita.
Di fatto, molti dei colori della pittura non sono altro che gli elementi del Sistema Periodico, o le sostanze ottenute dalla lavorazione delle loro ossidazioni. La materia emerge dunque come processo di una combinazione infinita, come accidente o come regola, come caso o come legge, come probabilità o come canone. A partire dal Duemila, il lavoro di Kaufmann si è concentrato su una pittura astratta, colore come veicolo emozionale, pittura praticata come partitura musicale, il tessuto temporale come elemento portante della creazione artistica. Non poteva mancare questo “fatale” e felice incontro con Primo Levi.

 

 

Dal Sistema Periodico, fino all’11 giugno. Galleria Forni, Via Farini, 26/F, Bologna.
Catalogo Pondus, testo di Marco Belpoliti

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