Oltre Trieste

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di Daniel Fishman

Siamo a ciacolar in Piazza Benco, sede storica delle istituzioni ebraiche triestine. Sulle pareti le foto dei presidenti e dei primi ministri dello Stato di Israele, a testimonianza del forte sentimento sionista di questa comunità. Ma noto anche come il presidente Alessandro Salonichio e Igor Tarcon, consigliere della kehillah, appena possono passano a parlare in dialetto. È una abitudine che ho riscontrato in poche altre comunità italiane, indice del legame sostanziale degli ebrei triestini con la loro città. Salonichio, 43 anni, proviene da una famiglia che ha pagato un pesante tributo alla Shoah ed è di origine corfiota, una componente che ora esprime una forte rappresentanza nelle istituzioni comunitarie. All’inizio del nostro incontro, una delle prime affermazioni che sento è: “Siamo una città decentrata”. Questa sensazione è da sempre una delle preoccupazioni latenti degli ebrei triestini, che si sentono un poco “lontani e trascurati” ma che proprio per questo si sono abituati a fare bene da soli.

Poche kehilloth possono vantare una tale organizzazione ed attività rispetto al proprio numero di iscritti. Liora Misan, che si occupa del notiziario comunitario e studia a Roma al corso di laurea dell’Ucei, mi fa notare come ci siano sempre meno collegamenti aerei e ferroviari con la città (è questo il decentramento federalista?) ma è anche vero che internet, le collaborazioni con Padova e Venezia o i festival internazionali come Beiahad (con le comunità ebraiche dell’ex Jugoslavia), hanno messo, come mai in precedenza, la comunità di Trieste al centro dell’attenzione.

Tanti ebrei italiani hanno poi conosciuto la Trieste ebraica per avere mandato i propri figli nella colonia di Opicina. “È una realtà unica in Italia che vogliamo ottimizzare sempre più”, dichiara Ariel Camerini, consigliere della Comunità che si occupa dei giovani e del patrimonio immobiliare. Tra le tante ipotesi in cantiere, la maestra della scuola Daniela Misan ci parla dell’idea di avere lì un Ulpan nazionale di ebraico intensivo “ma il vero obiettivo”, aggiunge Natan Israel, giovane vicepresidente “è quello di organizzare iniziative nazionali che però coinvolgano anche la nostra Comunità. Vogliamo essere ospitali, e non solo locatari di una colonia”.

La Comunità è entrata in una fase della sua vita molto interessante. Le elezioni, che si sono svolte poco prima dell’estate, hanno prodotto un importante ricambio. Cinque consiglieri su sette sono nuovi, un chiaro segnale, anche se appariva scontata la ri-nomina di Andrea Mariani, apprezzatissimo presidente in carica. Il neo sindaco Consolini ha però chiamato Andrea all’Assessorato alla Cultura, ed Alessandro Salonichio si è ritrovato, dal giorno all’indomani, a capo della Kehillah.

“Abbiamo tanti progetti ed idee ma direi che la priorità è quella del riavvicinamento dei giovani” esordisce il presidente “Dopo che hanno finito le elementari alla nostra scuola, abbiamo difficoltà a garantire loro un percorso in comunità. Questo vale anche per molti adulti. Alle ultime elezioni c’è stata forte partecipazione, ma ci sono comunque tanti iscritti che vediamo troppo poco. Dobbiamo dare loro più risposte e servizi, anche nel breve termine. Non sarà facile, ma ci proveremo”.

Jacov “Jacky” Belleli è un altro giovane consigliere che si è ripromesso di dare valore alle tante tradizioni di culto e di canto che sono presenti in Comunità. Il siddur che c’è in Tempio ricorda come le preghiere a Trieste alternino usanze sefardite (durante la settimana) ed askenazite (durante i giorni festivi). Aggiunge il presidente Salonichio “Vogliamo sia ritrovare noi stessi e le nostre radici sia l’orgoglio per quello che la nostra Comunità rappresenta nel panorama cittadino”.

Comunità e Città

Affronto questo tema allo “storico” Caffè Verdi con Andrea Mariani e con Uri, figlio di Natan Wisenfeld, “storico” presidente, da poco scomparso. “Effettivamente la nomina ad Assessore alla Cultura è una scelta dal forte sapore simbolico. Tra i primi a congratularsi con me, gli esponenti dei Serbi e dei Greci, le due altre importanti minoranze, che hanno vissuto la mia nomina come se ‘uno dei nostri ce l’avesse fatta’”.

“La città negli ultimi anni si è un poco addormentata culturalmente”, commenta il consigliere Igor Tarcon, che fino a pochi anni fa suonava il violoncello al Verdi “Speriamo in una nuova stagione che dia prestigio alla città”.

I turisti non sembrano comunque mancare. Hanno anche la possibilità di seguire un percorso ebraico in città. La Sinagoga, il museo, il cimitero, sono i punti di maggior interesse, ma tutta la città è intrisa del contributo ebraico. Fuori percorso c’è la Gentilomo, un’accogliente Casa di Riposo gestita con intelligente sensibilità da Iso Cesana. “Insieme alla Scuola è uno dei nostri fiori all’occhiello. Abbiamo trasformato un pesante deficit di gestione in pareggio, pur garantendo una ottima accoglienza ai nostri ospiti, che sono in parte anche non ebrei. Ci sono lunghe liste di attesa di persone che chiedono di iscriversi qui. Mi sembra un buon indice di valutazione”.

Trieste va visitata con il naso all’insù. Così si coglie al meglio il fascino del passato che tanti bei palazzi propongono negli angoli della città. Ma si vedono sempre più anche le “cineserie” e quelle insegne, Ikea, H&M, Foot Looker, che ormai rendono uguali tutte le città. Vengo regolarmente a Trieste e la mia illusione di vederla legata agli storici miti di città mitteleuropea viene in parte ormai smontata. Trovo ancora gli tzigani che vengono a suonare in strada, ma sento anche ritmi cubani all’ora del happy hour. “È cambiata la città e la sua composizione” mi spiega Moise Cohen, un orafo con negozio in centro. Ci sono tanti stranieri, circa un quinto dei residenti, la maggior parte sono dell’est Europa. È difficile per noi negozianti interpretare gli umori dei consumatori. A trenta anni di commercio con i visitatori di oltre confine si sono sostituiti dieci anni di crisi”. Di conseguenza molti membri della Comunità hanno cambiato professione in questi anni. Ci sono meno commercianti e più persone impegnate nei servizi e nel terziario. Alcuni lavorano in banche e assicurazioni, che rimangono le tradizionali grandi realtà cittadine.

“Chi vuole visitare la nostra città, scoprirà tante belle cose” dice Salonichio “ma se per caso qualche famiglia ebraica decidesse di trasferirsi qui, sappia che potrà trovare un’ampia offerta di vita e servizi comunitari”. Con una piccola avvertenza aggiungo io: meglio imparare a fare bene le partenze in salita. La ripida Via Del Monte, dove ci sono molte delle istituzioni comunitarie, può essere un buon test di capacità automobilistica. Fa spallucce il presidente: “Siamo abituati alle salite”.

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