Moked: Ebrei e società

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Intervista a rav Roberto Della Rocca.

Il nuovo Moked tratterà di ebrei nella società. Come nasce la scelta di questo argomento?

Gli avvenimenti di questi ultimi mesi hanno messo in luce alcuni elementi di potenziale conflitto: quello delle forme di controllo, da parte dello Stato o da parte di soggetti privati, religiosi o laici, che partecipano all’erogazione di servizi su tematiche connesse alla gestione della cosa pubblica. E quello delle scelte normative su tutte le questioni eticamente sensibili, dall’aborto, alla procreazione assistita, dalle cellule staminali a ogni altra problematica che metta in gioco libertà dell’individuo e morale pubblica. Su questo terreno si gioca, di fatto, un elemento importante della libertà e della democrazia nel mondo occidentale.
Intervenire in quanto ebrei nel dibattito che attraversa la società contemporanea costituisce una sfida complessa. L’identità ebraica sfugge alla definizione di “laico” e “religioso” come ad ogni altra definizione semplicistica, perché è la sua stessa sostanza a rifiutare ogni etichetta o un qualunque schema di classificazione, non suo, con cui lo si vuole legare e neutralizzare. Al prossimo Moked, a Forte dei Marmi, ci confronteremo sui temi caldi del nostro essere ebrei, oggi, nella società. Personalità di rilievo affronteranno, in sessioni diverse, temi quali: pensiero ebraico e relativismo, diritti civili e confessioni religiose; etica ebraica e società laica; lo Stato etico; ebraismo e bioetica; etica del lavoro e degli affari; etica dell’informazione.

Qual è l’attuale pubblico che frequenta il Moked?

Da diversi anni il Mokèd costituisce un’occasione unica, per singoli e per famiglie, un pubblico molto variegato, di trascorrere un fine-settimana in un’atmosfera ebraica piacevole e ricca di stimoli. Durante il Mokèd si svolgono sempre anche attività educative e ricreative per bambini e per ragazzi.

Il Moked è oggi un punto di incontro atteso. Pensi valga la pena di aumentare il numero degli incontri?

Da un punto di vista organizzativo mi sembrerebbe poco percorribile realizzarne più di quanti ce ne sono, due all’anno. Bisognerebbe tuttavia implementare gli stimoli culturali e sociali che il Mokèd lancia nelle varie Comunità nel corso dell’anno.

La scelta di organizzare il Moked in piccole Comunità è un modo per avvicinarle al “centro” dell’ebraismo e farle sentire protagoniste almeno per qualche giorno. Come funziona la collaborazione con i responsabili locali? Ci sono ricadute positive nel tempo, dopo queste occasioni di incontro?

Da un po’ di tempo per rispondere all’esigenza manifestata da molte Comunità di ospitare attività sociali e culturali ebraiche direttamente nelle loro sedi, abbiamo scelto di svolgere il Mokèd in Comunità piccole e decentrate, dove si portano ebrei da ogni altra Comunità a vivere insieme vita e cultura ebraica, e si fa Shabbat con chi non ne ha mai la possibilità.
Penso che soprattutto le piccole Comunità dovrebbero attivarsi maggiormente affinchè vi sia un’ampia partecipazione e, a questo fine, potrebbero promuovere questa partecipazione eventualmente anche sostenendo economicamente le famiglie e i giovani che ne avessero l’esigenza. Più si riducono i numeri del nostro ebraismo più abbiamo bisogno di trovarci e mantenere vivi i contatti. L’ebraismo italiano ha una sola possibilità di sopravvivenza: nell’incontro. Contribuiamo a realizzarla insieme al prossimo Moked di Forte dei Marmi.

Moked Primaverile 5768
Ucei – Dipartimento Educazione e Cultura. Da giovedì 1 a domenica 4 maggio

Forte Dei Marmi, Hotel Hermitage, via Cesare Battisti 50.
Tema dell’incontro Ebrei e società.

Info e prenotazioni: DEC, Lungotevere Sanzio 9, 00153 Roma, 06 5803670, fax 06 58320314, Ruth Steindler 335 5775546, decsegreteria@ucei.it. Entro il 15 aprile.

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