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Solo menzogne

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Finisce ingloriosamente in frantumi l’operazione legata al libro Pasque di sangue. L’autore, sommerso dalle critiche e smentito da tutti gli studiosi competenti, che hanno distrutto la credibilità dell’opera, ha deciso di fermare la distribuzione della sua ricerca e si ripromette ora di lavorare per apportare importanti correzioni al volume.
I proventi, ha annunciato, saranno in ogni caso devoluti all’organizzazione antirazzista Antidefamation League. La risoluzione è pervenuta dopo una dura smentita del suo operato da pare dell’università Bar Ilan, dove lo storico Ariel Toaff insegna.
Il presidente dell’ateneo israeliano, Moshe Kaveh, che ha avuto un lungo colloquio con l’autore del libro – in una sua nota ha espresso “collera e grande dispiacere” nei confronti dello storico “per la sua mancanza di sensibilità nel pubblicare il suo libro sulle istigazioni di sangue in Italia”. “Il professor Toaff – ha aggiunto l’Università – avrebbe dovuto dimostrare maggior sensibilità e prudenza nel gestire il libro e la sua pubblicazione, in modo da prevenire le recensioni e le interpretazioni distorte e offensive”. Ed ha invitato il professore – che tra pochi anni dovrebbe andare in pensione – “vista la entità del danno provocato al popolo ebraico”, ad assumersi “le responsabilità personali del caso e ad adoperarsi per riparare i danni provocati”.

Sangue sulla Storia

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La notorietà ha il suo prezzo. E talvolta per raggiungerla si arriva a commettere azioni poco meditate. Anche la ricerca scientifica ha il suo prezzo: richiede rigore, trasparenza, coraggio di dire cose scomode. L’indegna paginata del Corriere della Sera che pubblicizza il nuovo libro dello storico Ariel Toaff (Pasque di sangue, il Mulino editore) ha rappresentato un episodio inquietante, aberrante soprattutto dal punto di vista di chi fa informazione. Un libro estremamente controverso e provocatorio, che mira a sostenere come alcuni ebrei nel medioevo abbiano effettivamente compiuto omicidi ammantandoli di pratiche rituali, che insinua il sospetto che il beato Simonino di Trento fu effettivamente trucidato e dissanguato da quegli ebrei che sul finire del XV secolo furono torturati e poi uccisi in massa; è stato presentato in una maniera indegna.

Sogni, miracoli e matrimoni

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C’è un imprenditore, un ebreo milanese, interessato ad acquistare Alitalia. Si dice convinto di poter rimettere in pista e risanare la disastrata compagnia aerea nazionale. Se il suo progetto andasse in porto sarebbe certo un piccolo miracolo. E non a caso il Fondo d’investimento che rappresenta è noto con il nome di Dreams and Wonder, Sogni e miracoli. Ma un fulminante episodio tratto dalla vita leggendaria del Rabbi Yossi ben Halafta (secondo secolo dell’era volgare) e riferito nel Midrash Rabba (capitolo 64:8) ci aiuta a comprendere che i veri e grandi miracoli, anche nei giorni attuali, non sono quelli che fanno volare gli aerei.

D’Alema, Israele e noi

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(un editoriale, una lunga inchiesta e un ricordo dell’esponente laburista ed ex sindaco di Gerusalemme Teddy Kollek, recentemente scomparso), il numero di questa settimana del settimanale britannico The Economist (secondo alcuni il più autorevole periodico che si pubblichi al mondo), solleva la questione del rapporto fra il popolo ebraico e lo Stato di Israele.

Chi ne avrà l’occasione potrà prendere visione direttamente (www.economist.com) dei punti salienti di articoli che sono destinati a lasciare il segno nel mondo ebraico più avveduto. L’Economist è un giudice severo, coraggioso, non sempre, a dire il vero, del tutto imparziale, ma in ogni caso costituisce una voce che deve essere ascoltata.

Il principio di laicità

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come istanza di indipendenza dello Stato e della società civile dalle autorità e dai dogmatismi delle religioni, si è affermato nella storia moderna dell’Occidente, in connessione con il liberalismo e con la democrazia pluralistica.
Il principio, seppure non esplicitamente menzionato, ispira articoli fondamentali della Costituzione repubblicana (gli articoli 3, 7, 8,19 e 20) ed è stato esplicitamente elevato a valore supremo dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 203 dell’aprile 1989, alla quale hanno fatto seguito molte altre, tra cui, ultima, la sentenza n. 168 dell’aprile 2005.
Il principio di laicità ispira, inoltre, la normativa comunitaria e, soprattutto, il recente il Trattato Costituzionale Europeo.

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