Tutti pazzi questi terroristi? La lunga estate di attentati in Europa e l’istinto a insabbiare la realtà

Opinioni

di Paolo Salom

Nizza, il camion dell'attentato
Nizza, il camion dell’attentato

 

Il suo nome è Smail Ayad. Ha ucciso, in Australia, una giovane britannica in un ostello, ferendo gravemente un uomo e, non contento, ha infine tolto la vita anche a un cane. Il tutto al grido “Allah akbar”. Per la polizia non è terrorismo. Per i media del lontano Occidente, l’omicida è un “francese” con turbe psichiche che ha reagito con rabbia perché “era stato respinto” dalla ragazza. Dunque, ricapitoliamo: francese, Allah akbar, nome di chiara provenienza, turbe mentali. Ecco il paradigma di questa recente, folle estate. Avrà anche il passaporto francese, Smail Ayad. Magari è proprio nato nell’Esagono.

E cioè che siamo alle prese con un fenomeno che va al di là del semplice atto terroristico. È qualcosa di più. È odio allo stato puro. Mettiamo un attimo da parte il tragico episodio australiano. E ripensiamo a Nizza, quando un uomo, un arabo (permettetemi di obliterarne il nome) ha percorso la Promenade des Anglais con un camion preso a nolo, uccidendo oltre ottanta tra uomini, donne e bambini, di ogni età e origine. Anche lui un folle. Oppure il giovane di origine iraniana che a Monaco di Baviera ha sparato all’impazzata in un centro commerciale: anche lì morti e feriti. Ma lui era solo un “povero disturbato”. Come il rifugiato afghano che solo pochi giorni primMa perché non dire che la sua origine è araba e musulmana? A che, o a chi serve? Al di là del politicamente corretto, noi crediamo che dietro questo atteggiamento ci sia un (inconsapevole?) istinto di insabbiare la realtà.a aveva preso ad accettate i passeggeri di un treno regionale, sempre in Germania. A proposito: quest’ultimo “folle” era stato poi ucciso dalla polizia senza che nessuno protestasse per un eccesso di forza, pistole contro mannaia. E non dimentichiamo certo il povero prete ottantenne sgozzato nella sua chiesa, nel nord della Francia, da due giovani francesi (di origine araba) perché non voleva inginocchiarsi di fronte a loro mentre strepitavano, di nuovo, Allah akbar (per inciso: Allah è il più grande).
Mettete insieme questi momenti della storia contemporanea del lontano Occidente, riflettete sulle parole utilizzate per descriverli, e vedrete che hanno tutti qualcosa in comune: la pretesa “pazzia” dei protagonisti. Che incidentalmente professano tutti la stessa “religione di pace”.
Non c’è bisogno di ripetere che non tutti i musulmani sono terroristi (o fanatici assassini). Però è un fatto che tutti gli autori di queste follie sono musulmani.
Magari slegati da appartenenze ad organizzazioni classiche del terrorismo. E tuttavia rispondono come automi a una chiara disposizione di odio: verso quel lontano Occidente che si ostina a non volerla vedere. Perché fa troppa paura.

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