Letali come solo chi fa della morte un’aspirazione. Ecco ricominciare gli attentati nelle città israeliane

di Paolo Salom

[Voci dal lontano occidente] Puntuali come l’ora legale. Letali come solo chi fa della morte un’aspirazione. La guerra in Ucraina ha monopolizzato l’attenzione del mondo? Ecco ricominciare gli attentati nelle città israeliane. Ovviamente, per ottimizzare l’effetto-terrore, gli assassini che prendono ordini nei centri del potere arabo-palestinese accoltellano o sparano a casaccio, prendendo di mira donne o uomini indifesi che tornano a casa dal lavoro o dalla spesa e in quel momento hanno tutt’altri pensieri per la testa: la cena da preparare, le famiglie da rivedere.

Passano i giorni e aumentano le vittime, tanto per chiarire che non si tratta di episodi “spontanei”, nati dall’”umiliazione dell’occupazione“. Questa è la giustificazione che si presenta dopo, a fatti avvenuti, sono le panzane che anche nel lontano Occidente i tanti (troppi) sostenitori di una causa mortifera spargono sui social e nelle piazze. Quegli stessi che hanno provato a giustificare – o sono rimasti in silenzio – l’aggressione dei russi contro una nazione libera e sovrana. Così come libero e sovrano è lo Stato di Israele. Che ha tutto il diritto di difendersi dagli attacchi deliberati e pianificati a tavolino in una società che non cerca la pace o una qualunque forma di convivenza. Ma punta alla distruzione del “nemico”, cioè Israele.
Cosa c’è di tanto complicato da capire in questo fenomeno, che appare identico quanto velleitario da oltre un secolo a questa parte? Quante vite dovranno essere cancellate brutalmente prima che si arrivi a capire che gli ebrei sono tornati a casa e non hanno nessuna intenzione di abbandonarla un’altra volta? Con che coraggio, quale spocchia in Occidente si continuerà a dare la colpa agli israeliani (e a noi che viviamo nella diaspora) di tutte le nefandezze inventate a Ramallah o a Gaza per “attirare l’attenzione del mondo” sulla “causa palestinese”?

Provare a essere ottimisti, di questi tempi, è un’impresa titanica. Eppure è necessario e giusto provarci. Perché nonostante tutto la posizione di Israele nella regione è sempre più forte e stabile. Perché altri Paesi arabi, oltre ai due degli Accordi di Abramo (Emirati e Bahrein) si sono aggiunti o hanno intenzione di farlo al novero di Stati che considera Gerusalemme una risorsa, un partner diplomatico legittimo. La modernità attribuisce al territorio minore importanza rispetto ai tempi (bui) del passato. Soltanto poche autocrazie ancora confondono l’ampiezza dei confini con la potenza. Eppure, come le drammatiche cronache di questi tempi ci raccontano, ci sono ancora leader che non hanno remore nel sacrificare la vita di giovani soldati o, nel nostro caso, giovani che potrebbero evitare di andare incontro alla morte per dare la morte, pur di perseguire una folle, illusoria politica di sopraffazione del “nemico”. Un nemico che esiste soltanto nelle loro menti primitive e bestiali. Un pensiero ai troppi caduti, alle famiglie distrutte, alle vite perse per l’inutile malvagità di pochi, feroci personaggi che non sanno di essere già stati sconfitti.

 

Foto: Olivier Fitoussi/Flash90

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