Un milione di dollari, in cambio di un soldato israeliano

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«I media scrivono che i coloni sionisti offrono montagne di soldi per uccidere i palestinesi scarcerati. In risposta a quei criminali dichiaro al mondo che chiunque catturi un soldato israeliano per scambiarlo con prigionieri riceverà da me un premio di 100 mila dollari». La sconvolgente offerta è stata rivolta qualche giorno fa al pubblico della tv saudita Al Dalil, dal principe Al Walid al Qarni.

Inizialmente la notizia è rimasta  confinata ai circuiti mediorientali; da qualche giorno ha cominciato a circolare anche sui giornali occidentali.

La vicenda ha avuto inizio  ormai quasi due settimane fa, con la liberazione di Ghilad Shalit, in cambio di mille prigionieri palestinesi. La famiglia Liebman del villaggio di Yitzhar in Cisgiordania, ha offerto 100.000 dollari a chi vendicherà la morte di Shlomo Liebamn avvenuta nel 1998 per mano di due terroristi palestinesi rilasciati in cambio di Shalit.

A questa “taglia” il principe saudita Al Walid ha risposto con un’altra taglia: 100.000 dollari per un soldato israeliano. Ma l’unico effetto ottenuto sono state le minacce di morte giunte tramite le pagine di Facebook: un milione di dollari per la testa di Walid.

La solidarietà famigliare a questo punto, ha fatto tutto il resto: Kahli bin Talal, fratello di Al Walid, ha infatti offerto 900.000 dollari a chi catturerà un soldato israeliano – che uniti ai 100.000 della prima taglia, fanno appunto, un milione di dollari.

Al Qarni è un personaggio controverso: campione di conservatorismo e di ortodossia islamica;  non ricopre alcun incarico ufficiale in Arabia, tuttavia  è noto per le sue battaglie contro Israele. Nel 2009 giustificò ogni attacco agli «obiettivi dell’occupante» (israeliano) condannando allo stesso tempo i «regimi corrotti e complici dei sionisti», a partire da quello egiziano di Mubarak. Proprio in Egitto, prima della rivoluzione, lo sceicco è stato condannato in absentia per riciclaggio di denaro e finanziamenti illegali ai Fratelli Musulmani.

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