Scandinavia: quando il grande Nord insegue un truce passato

di Michael Soncin

“Ti stiamo guardando, sporca ebrea”. Questo è il messaggio lasciato sul parabrezza dell’auto di una professoressa in pensione, scritto su carta intestata del Movimento di Resistenza Nordica – Nordfront, un’organizzazione neonazista svedese.

Nella bucolica città universitaria di Lund, con le sue strade acciottolate e gli edifici medievali, la minaccia sembrava stranamente fuori posto. «Ero davvero spaventata», ha dichiarato la professoressa, una minuta signora di 70 anni, con troppa paura addosso per rivelare il suo vero nome, come riporta il settimanale Time. Come se non bastasse, il soggiorno e la sala da pranzo della sua abitazione, mentre lei era fortunatamente assente, sono stati ridotti in cenere da un incendio doloso; distruggendo, tra l’altro, gli scritti che testimoniavano l’esperienza di sua madre nel campo di Auschwitz. «Per la prima volta nella mia esistenza ho avuto bisogno di una terapia, non ho più saputo cosa fare della mia vita», le parole della professoressa, presa di mira solo perché ebrea.

Il Movimento neonazista svedese, registratosi nel 2015 come partito politico ufficiale in Svezia, ha ottenuto circa 2.000 voti alle elezioni legislative; le sue dimensioni apparentemente esigue non sembrano però combaciare con la sua presenza online. Messaggi ben amplificati raccolgono infatti un alto consenso popolare, che si traduce poi concretamente nell’alto tasso di incidenti antisemiti, denunciati dagli ebrei svedesi, sul lavoro e nelle scuole dove gli studenti sono stati ripetutamente vittime di bullismo. I genitori, preoccupati, raccomandano ormai quotidianamente ai loro figli di non esplicitare ai compagni di classe la loro origine ebraica.

Si respira quindi un timore collettivo che spinge molti a non indossare la kippà o a portarla sotto il cappello, nascondendo il Magen David sotto la maglietta. Un sentimento di animosità verso l’ebreo, che si riscontra anche nell’accesa ostilità verso Israele: nel mondo scandinavo si declina in una duplice natura e scaturisce sia dalla componente riconducibile all’Islam radicale sia dai gruppi di estrema destra. Oggi separati e “nemici”, i due ambienti sono stati “alleati” in passato, con Mussolini e Hitler legati al Gran Muftì di Gerusalemme, con un fine comune ben chiaro, l’annientamento degli ebrei. “I funzionari dell’Unione Europea – scrive oggi il Time – hanno da tempo sottostimato l’antisemitismo che serpeggia tra gli europei musulmani, forse per paura di alimentare il sentimento anti-immigrato e un atteggiamento xenofobo. Un recente sondaggio – come riporta anche il settimanale tedesco Der Spiegel – effettuato dall’agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali, ha stilato una classifica degli attacchi antisemiti negli ultimi cinque anni. Vi si riferisce di un odio manifestato attraverso la posta, le minacce telefoniche, lo stalking, con intimidazioni fisiche e verbali o attacchi sui social media. Dall’analisi condotta, i dati emersi destano non poca preoccupazione anche nel Nord Europa. Su una base di 16.395 ebrei intervistati in 12 Paesi dell’UE, tra maggio e giugno 2018, in Svezia – il più allarmante dei tre Paesi scandinavi – il 40% degli ebrei ha dichiarato di essere stato colpito da qualche forma di antisemitismo, a fronte di una media generale degli Stati europei coinvolti nell’analisi, attorno al 42,3%. Le legislazioni razziali degli anni Trenta esclusero sistematicamente la popolazione ebraica dalla collettività della vita pubblica, privando l’ebreo della propria dignità. Oggi, nel 2019, in Europa, stiamo vivendo quello che è considerato il “periodo peggiore per gli ebrei” dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

E che dire della Danimarca e dell’Islanda, dove si è pensato a una proposta di legge per vietare la circoncisione, con ampio consenso da parte della destra estrema? Come in molti musei ebraici del mondo, anche in quello di Copenaghen, in particolare dopo l’attentato del 2015, gli agenti di sicurezza all’entrata sono d’obbligo.
In tema di propaganda, che ricorda in qualche modo le vignette di triste memoria nazifascista, la Norvegia non si è fatta mancare un cartone animato satirico, dal tono esplicitamente offensivo, dove nel bel mezzo di un gioco di società tra un ragazzo biondo e un ebreo anziano con la barba bianca, compare la scritta “Jødesvin” che in norvegese significa “maiale ebreo”; non soddisfatti, i creatori della storiella l’hanno postata su Facebook, invitando gli utenti a “taggare un ebreo”. E in Finlandia, a Helsinki, l’ambasciata israeliana è stata presa d’assalto numerose volte dai neonazisti che hanno distrutto la porta in vetro dell’ingresso, deturpando la facciata con svastiche e immagini di Hitler. Una serie di avvenimenti che ha spinto molti ebrei a lasciare la penisola, dove non si sentono più al sicuro.
Insegnanti, imam, rabbini e attivisti hanno organizzato numerose iniziative per insegnare ai giovani a contrastare i comuni stereotipi tra le diverse religioni, ma certamente ci vorrà del tempo per vedere qualche risultato.