L’odio verso gli ebrei a Malmö

Mondo

di Marina Gersony

Petter Ljunggren con la kippà in una delle scene del documentario
Petter Ljunggren con la kippà in una delle scene del documentario

Malmö, Svezia, quasi trecentomila abitanti, la terza città della nazione. Qui la vita per gli ebrei è ad alto rischio, soprattutto dopo l’attacco terroristico Charlie Hebdo in Francia. L’ostilità crescente nei loro confronti questa volta non è di matrice neonazista bensì trova terreno fertile tra i membri della cospicua comunità musulmana sempre più aggressiva e intollerante. L’odio per gli ebrei, siano essi religiosi o secolari, lo racconta in una video-inchiesta Petter Ljunggren, un reporter di Stoccolma, pubblicata il 21 gennaio su youtube e che potete vedere con tanto di sottotitoli in inglese.

Kippah in testa e Magen David al collo, il giornalista ha girato per le strade della città svedese seguito da una telecamera nascosta. Ha raccolto le impressioni dei cittadini che hanno reagito di volta in volta con ‘indifferenza, bonaria ostilità (meglio che ve ne andiate) ma anche  con insulti irripetibili (“ebreo di merda” e via elencando). Per finire con delle minacce vere e proprie.

In Svezia gli ebrei sono 15.000, a Malmö 1.500 (dati recenti parlano di 600). Ed è proprio a Malmö dove sono maggiormente presi di mira, anche se non tutti sono d’accordo.

Di fatto la vita da queste parti non sembra proprio essere più sicura, come racconta un intervistato: se molti ebrei francesi hanno lasciato la Francia, qui sta succedendo altrettanto. La comunità si rimpicciolisce a vista d’occhio e le famiglie se ne vanno. Del resto qual è il genitore che vuol crescere i propri figli in clima tale?

Sono testimonianze pesanti, di chi è più preoccupato di come si sta evolvendo la situazione: molti ebrei di Malmö ammettono di avere paura, denunciano un forte senso di disagio, esprimono il timore di uscire di casa, le aggressioni si fanno sempre pesanti, capita anche di dover subire delle persecuzioni anonime, lanci di uova, svastiche ai muri, sassi contro le vetrate della Sinagoga, offese verbali, insulti e ingiurie.

Infine i pochi rimasti lamentano la carenza di sicurezza e la mancanza di contromisure da parte di polizia e istituzioni.

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