di Anna Balestrieri
Secondo il ministro, esisterebbe già un piano dettagliato elaborato e approvato da lui e dal primo ministro Benjamin Netanyahu. L’operazione prevederebbe l’impiego combinato di forze terrestri e aeree, oltre all’utilizzo di «mezzi speciali». Ma secondo fonti militari citate dal Jerusalem Post, l’IDF non dispone di informazioni concrete che indichino che le forze di sicurezza della PA o elementi del Tanzim stiano preparando una rivolta armata contro Israele.
Israele si prepara anche allo scenario di un possibile confronto militare diretto con l’Autorità Palestinese. Il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato martedì 6 ottobre, durante la riunione settimanale del governo, che l’IDF è stato incaricato di prepararsi alla possibilità che le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese e il Tanzim, organizzazione legata a Fatah, rivolgano le armi contro i cittadini israeliani e i soldati nella regione di Giudea e Samaria e lungo la linea di confine.
Katz ha spiegato che questo scenario rientra nel cosiddetto «scenario di riferimento» elaborato per la Cisgiordania alla luce degli insegnamenti tratti dall’attacco del 7 ottobre 2023. L’IDF, secondo il ministro, deve essere pronto anche alla possibilità di un attacco condotto da elementi jihadisti contro insediamenti israeliani e militari.
«In quel caso sarà dichiarata guerra all’Autorità Palestinese»
La dichiarazione più significativa riguarda la risposta che Israele adotterebbe nel caso in cui le forze dell’AP passassero effettivamente all’attacco. «In un caso del genere sarà dichiarata guerra all’Autorità Palestinese», ha detto Katz, annunciando una «offensiva complessiva» dell’esercito.
Secondo il ministro, esisterebbe già un piano dettagliato elaborato e approvato da lui e dal primo ministro Benjamin Netanyahu. L’operazione prevederebbe l’impiego combinato di forze terrestri e aeree, oltre all’utilizzo di «mezzi speciali».
Tra le misure indicate da Katz figurano l’eliminazione e l’espulsione di alti dirigenti, la distruzione delle armi e degli equipaggiamenti militari, l’evacuazione su larga scala della popolazione e la distruzione delle infrastrutture terroristiche nelle città e nei campi profughi della Cisgiordania.
Il modello: Gaza e Libano
Katz ha esplicitamente paragonato l’eventuale operazione in Cisgiordania alle campagne militari israeliane condotte a Gaza e in Libano. L’obiettivo, nelle parole del ministro, sarebbe evitare una nuova Intifada prolungata e trasformare invece l’eventuale escalation in una guerra breve e concentrata.
«Non ci sarà un’Intifada che durerà anni, come è avvenuto in passato», ha dichiarato Katz. «Ci sarà invece una guerra breve e intensa, con un esito chiaro e decisivo e un cambiamento della realtà».
Il piano comprenderebbe inoltre il rafforzamento delle forze israeliane e la protezione degli insediamenti e delle comunità israeliane presenti nell’area.
Nessuna indicazione di un attacco imminente
La dichiarazione di Katz non equivale tuttavia all’annuncio di un attacco imminente da parte dell’Autorità Palestinese. Secondo fonti militari citate dal Jerusalem Post, l’IDF non dispone di informazioni concrete che indichino che le forze di sicurezza della PA o elementi del Tanzim stiano preparando una rivolta armata contro Israele. Anche fonti dello Shin Bet hanno riferito al quotidiano di non essere a conoscenza di una minaccia concreta proveniente dalla PA.
Il piano, secondo la ricostruzione del Jerusalem Post, nasce da una presentazione dell’IDF al governo sulla necessità di prepararsi anche agli scenari estremi. Le stesse fonti militari hanno sottolineato che prepararsi a uno scenario, anche improbabile, fa parte della pianificazione ordinaria dell’esercito.
Katz ha invece difeso la necessità di prendere sul serio anche le ipotesi considerate meno probabili, richiamando proprio il 7 ottobre 2023: secondo il ministro, quell’attacco dimostra i rischi derivanti dal non prepararsi adeguatamente agli scenari estremi.
Una posizione che crea tensioni con l’apparato della difesa
Le parole di Katz mettono inoltre in evidenza una differenza di approccio all’interno dell’apparato israeliano. Mentre il ministro della Difesa presenta apertamente la possibilità di una guerra contro la PA, l’establishment della sicurezza considera le forze di sicurezza palestinesi un elemento importante nel contrasto al terrorismo in Cisgiordania.
La contrapposizione non riguarda quindi soltanto la risposta a un eventuale attacco, ma anche la valutazione dello scenario stesso. Katz ha presentato pubblicamente la possibilità di un «rovesciamento delle armi» da parte dei servizi di sicurezza palestinesi; fonti militari citate dal Jerusalem Post hanno invece escluso di avere al momento informazioni concrete che indichino che tale scenario sia in preparazione.
L’avvertimento arriva alla vigilia dell’anniversario del 7 ottobre
La dichiarazione è arrivata a un giorno dal terzo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e in una fase di particolare attenzione sul fronte palestinese. Lo stesso giorno, il primo ministro Netanyahu ha avvertito che Hamas potrebbe tentare nuovi attacchi in vista dell’anniversario e delle elezioni israeliane del 27 ottobre, assicurando che Israele è pronto a rispondere con «forza schiacciante».
Per il momento, dunque, non è stata annunciata alcuna operazione israeliana contro l’Autorità Palestinese: Katz ha descritto uno scenario di riferimento e il piano previsto nel caso in cui le forze della PA o il Tanzim dovessero effettivamente attaccare Israele. Ma il fatto che il ministro della Difesa abbia illustrato pubblicamente un piano per una guerra contro l’Autorità Palestinese rappresenta un segnale rilevante dell’attenzione riservata a uno dei possibili fronti di escalation.
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