di Anna Balestrieri
Il presidente degli Emirati Mohamed bin Zayed avrebbe avvertito Benjamin Netanyahu, più di una settimana prima del 7 ottobre 2023, che Yahya Sinwar preparava una «grande mossa» contro Israele. Ma, secondo due fonti citate dal Jerusalem Post, l’amministrazione Biden non sarebbe stata a conoscenza di alcun avvertimento specifico.
Il presunto colloquio tra Netanyahu e MBZ
Il caso è emerso da una ricostruzione pubblicata martedì da Haaretz, secondo cui il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, noto come MBZ, avrebbe avuto un lungo colloquio telefonico con l’allora primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu più di una settimana prima del massacro del 7 ottobre.
Secondo il quotidiano israeliano, la conversazione sarebbe durata circa 45 minuti. Nel corso del colloquio, MBZ avrebbe riferito a Netanyahu di essere preoccupato per le intenzioni di Yahya Sinwar, allora leader di Hamas nella Striscia di Gaza, che secondo le informazioni in suo possesso stava preparando una «grande mossa» contro Israele.
L’avvertimento, sempre secondo la ricostruzione di Haaretz, non si sarebbe limitato alla possibilità di un attacco. Il presidente emiratino avrebbe espresso il timore che un’escalation potesse provocare un alto numero di vittime, destabilizzare il Medio Oriente e mettere a rischio gli Accordi di Abramo, il processo di normalizzazione dei rapporti tra Israele e diversi Paesi arabi promosso dall’amministrazione Trump.
Il ruolo di William Burns
La ricostruzione di Haaretz attribuisce inoltre a MBZ un tentativo di far arrivare il messaggio anche agli Stati Uniti. Secondo il rapporto, l’allora direttore della CIA William Burns avrebbe ricevuto dal presidente emiratino un’indicazione secondo cui «qualcosa sta per esplodere» nella regione.
È proprio su questo punto che emerge una significativa divergenza tra le ricostruzioni.
Due fonti a conoscenza della vicenda hanno infatti riferito al Jerusalem Post che l’amministrazione Biden non era a conoscenza di alcun avvertimento specifico degli Emirati relativo a un imminente attacco di Hamas.
Le fonti sostengono che i funzionari americani non sarebbero stati informati di un simile messaggio neppure dopo il 7 ottobre. La circostanza non dimostra che MBZ non abbia effettivamente parlato con Netanyahu o che non abbia lanciato un avvertimento. Indica piuttosto che, secondo queste fonti, l’informazione non sarebbe arrivata ai vertici dell’amministrazione statunitense.
Gli Stati Uniti erano comunque preoccupati per la situazione regionale
L’assenza di un’informazione specifica non significa che Washington non fosse consapevole delle tensioni tra Israele, Hamas e gli Stati arabi.
Prima del 7 ottobre, gli Emirati avevano già espresso agli Stati Uniti e a esponenti della leadership israeliana preoccupazione per alcune scelte del governo Netanyahu. In particolare, Abu Dhabi aveva avvertito che le politiche e la retorica israeliane stavano mettendo a rischio la stabilità regionale.
Si trattava tuttavia di avvertimenti di carattere politico e strategico, differenti dalla presunta informazione attribuita a MBZ nell’autunno 2023, secondo cui Sinwar avrebbe preparato una specifica operazione di grandi dimensioni.
L’avvertimento del marzo 2023
Un precedente significativo risale al marzo 2023, quando Khaldoon al-Mubarak, uomo d’affari emiratino e importante consigliere di MBZ, si recò in Israele e incontrò alti funzionari israeliani.
In quell’occasione, secondo quanto ricordato dal Jerusalem Post, al-Mubarak avrebbe espresso una forte preoccupazione per la direzione politica del governo israeliano.
Il messaggio era particolarmente duro: la traiettoria intrapresa dal governo sarebbe stata, a suo giudizio, «in completa contraddizione con gli Accordi di Abramo», mentre alcuni esponenti politici israeliani avrebbero incoraggiato la violenza. Secondo il consigliere emiratino, questo comportamento era contrario allo spirito degli accordi e metteva a rischio la stabilità regionale.
L’avvertimento assume oggi un significato particolare alla luce degli eventi successivi, anche se non costituisce di per sé la prova che gli Emirati disponessero già allora di informazioni operative sull’attacco del 7 ottobre.
La posizione di Abu Dhabi
Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha difeso il ruolo di Abu Dhabi nella vicenda, sottolineando che i rapporti con Israele hanno continuato a essere caratterizzati da canali di comunicazione diretti.
Secondo il ministero, dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi gli interlocutori israeliani ed emiratini hanno mantenuto linee di comunicazione aperte e dirette e, quando necessario, le informazioni di intelligence sono state condivise tra le parti interessate.
Abu Dhabi ha inoltre sottolineato che, dopo il 7 ottobre, il proprio impegno è stato rivolto alla de-escalation, alla stabilità regionale e alla prevenzione della violenza.
Una domanda ancora aperta
La vicenda lascia quindi aperta una questione cruciale: quanto sapevano effettivamente i diversi governi nelle settimane precedenti al 7 ottobre?
Se la ricostruzione di Haaretz fosse confermata, MBZ avrebbe ricevuto informazioni sufficientemente allarmanti da ritenere imminente una grande iniziativa di Hamas e avrebbe cercato di mettere in guardia Netanyahu. Se fosse inoltre confermato il passaggio attraverso William Burns, emergerebbe un quadro nel quale almeno alcuni elementi dell’intelligence emiratina sarebbero arrivati anche a Washington.
Le fonti del Jerusalem Post forniscono però una versione più limitata: l’amministrazione Biden non sarebbe stata informata di un avvertimento specifico, né prima né immediatamente dopo il massacro.
Il punto non è dunque, almeno sulla base delle informazioni disponibili, stabilire se gli Emirati avessero o meno percepito un pericolo. È piuttosto capire chi ricevette quelle informazioni, quanto fossero precise e perché non siano diventate parte di un più ampio quadro di allerta prima dell’attacco di Hamas.
A quasi tre anni dal 7 ottobre, la ricostruzione dei segnali ricevuti nelle settimane precedenti continua così a rappresentare uno degli elementi centrali per comprendere come sia stato possibile che l’attacco di Hamas cogliesse Israele impreparato.



