Francia: silenzio delle autorità sull’ennesimo omicidio di un uomo ebreo 

Mondo

di Michael Soncin
Un altro caso di omicidio antisemita in Francia, ed ancora una volta un atteggiamento di silenzio da parte delle autorità francesi. Un ebreo di 34 anni di nome Eyal Michael Haddad è stato ucciso a nord-est di Parigi, a Longperrier, dal suo coinquilino musulmano, identificato col nome di Mohamed Dridi. Il colpevole che ha ammesso alla polizia di aver commesso il crimine, ha riferito, che il motivo del delitto era perché la vittima era ebrea e gli doveva oltre 100 euro. L’uccisore dopo avere confessato è stato arrestato e messo in carcere.

Da una nota dal Times of Israel si legge che l’autore del crimine ha fracassato il cranio della vittima con un ascia, poi gli ha bruciato il volto, ed infine ha seppellito il corpo. Il fatto secondo quanto riportato dall’Ufficio Nazionale di Vigilanza Contro l’Antisemitismo (BNCA) risalerebbe al 20 agosto. Haddad proveniva da Djerba, Tunisia, mentre la sua famiglia vive a Beersheba, in Israele. 

Ciò che desta ancora più clamore e preoccupazione, è la mancata conferma ufficiale da parte delle autorità francesi. Un’omissione di giustizia morale che è stata fatta notare sui social dai membri della comunità ebraica. L’unico politico a menzionare l’accaduto su Twitter è stato Damien Rieu, membro di estrema destra, appartenente al partito di Eric Zemmour: “Ancora nessuna notizia dalla stampa per informarci sulla circostanza della more di #EyalHaddad”. 

Yonathan Arfi, neo-presidente del CRIF (Conseil Représentatif des Institutions Juives de France), il massimo organo di rappresentanza degli ebrei in Francia, spera che le informazioni sul grave episodio vengano rese disponibili al più presto. “L’orribile omicidio di Haddad ci travolge. L’indagine dovrà ricercare con attenzione e lucidità le motivazioni di questo delitto, compresa l’eventuale aggravante dell’antisemitismo“, ha twittato Joël Mergui, Consistoire Central Israélite de France

“Non è la prima volta che un ebreo viene assassinato dal vicino di casa. Condanniamo questo atto barbaro e criminale e chiediamo giustizia per Eyal”, ha scritto, sempre su Twitter, Manel Msalmi, consigliera per gli affari esteri del Parlamento Europeo. 

Uccisi perché ebrei

Ormai i casi di ebrei brutalmente uccisi in Francia non si contano più: dall’omicidio di Sarah Halimi, di anni 65, nel 2017, gettata dalla finestra, suscitando grande indignazione tra i cittadini, specie dopo che il giudice ha stabilito che l’aggressore – che ha gridato Allahu akbar durante l’assasinio – non era penalmente responsabile poich sotto gli effetti della cannabis; nel 2018 Mireille Knoll, una signora di 85 anni, viene brutalmente accoltellata da due uomini.

Ci sono poi casi più recenti come quello di René Hadjaj, un ebreo di 90 anni, buttato fuori dalla finestra, sempre da un vicino musulmano; di Jeremy Cohen, un giovane ebreo di 31 anni, investito da un tram nella cittadina di Bobbigny, nella vicinanze di Parigi. Anche qui le autorità hanno mistificato il caso attribuendolo ad un incidente, quando invece indagini più approfondite hanno spiegato che si tratta di un’aggressione antisemita.

La foto postata dall’assassino in cui brucia la bandiera di Israele

 

Perché la Francia continua a volere nascondere o a non volere ammettere i casi di antisemitismo, specie quando l’antisemitismo è di matrice islamica? Il rischio è molto probabilmente di fomentarli maggiormente.  Dal Jerusalem Post si vede un’immagine dell’uccisore, da lui pubblicata sui social mentre brucia la bandiera di Israele. Eppure, c’è ancora chi sostiene che l’antisionismo non è antisemitismo.

Il rabbino capo di Tunisi, Haim Bitan, ha recentemente commentato: “Siamo rimasti sconvolti nell’apprendere dell’omicidio del nostro ragazzo di Djerba, Eyal ben Michael Haddad, assassinato in Francia da un criminale. Chiediamo al Governo francese, di punire il colpevole secondo il massimo della pena, in base a quanto stabiliscono le leggi in vigore e di condurre un’indagine trasparente, al fine di prevenire nel migliore dei modi casi come questi“.