di Pietro Baragiola
Il Beit Shvidler Jewish Center of Iceland ospita una sinagoga, una sala polifunzionale da circa 80 posti, un negozio kasher, una cucina comunitaria, un centro giovanile, una biblioteca, un centro dedicato alla sicurezza e il primo mikveh che sfrutterà il calore geotermico, una delle principali fonti energetiche del Paese.
Martedì 7 luglio la città di Reykjavik ha inaugurato il suo primo centro ebraico. Questa struttura, chiamata il Beit Shvidler Jewish Center of Iceland, segna una svolta fondamentale per la piccola comunità ebraica locale, composta solamente da 300 persone su una popolazione di 400.000 abitanti.
In passato il Paese non aveva mai avuto uno spazio dedicato alla vita religiosa e comunitaria, per questo motivo i cittadini di Reykjavik hanno deciso di raccogliere una serie di donazioni volte all’apertura di questo nuovo edificio che ora sorge nel centro della capitale islandese.
“Gli ebrei che vivevano qui desideravano una sinagoga, un rabbino e una comunità. È stato straordinario poter rispondere a questo bisogno” ha dichiarato il rabbino Avraham Feldman durante la sua intervista rilasciata alla Jewish Telegraphic Agency. Insieme a sua moglie Mushky, il rabbino Feldman si è lasciato alle spalle la vita negli Stati Uniti per fondare la prima presenza stabile del movimento Chabad-Lubavitch in Islanda.
Il nuovo centro

La nuova struttura, il cui progetto è stato avviato nel 2018, copre una superficie di circa 840 metri quadrati ed ospita una sinagoga, una sala polifunzionale da circa 80 posti, un negozio kasher, una cucina comunitaria, un centro giovanile, una biblioteca con area lounge e un centro dedicato alla sicurezza.
Nei prossimi mesi sarà inoltre inaugurato il primo mikveh che sfrutterà il calore geotermico, una delle principali fonti energetiche del Paese.
“I Feldman sono riusciti a trasformare un edificio inutilizzato in uno spazio capace di servire non solo la nostra piccola comunità, ma anche i tanti visitatori ebrei che ogni anno arrivano in Islanda da percorsi molto diversi” ha affermato l’americano Michael Klein, trasferitosi a Reykjavik nel 2020.
La comunità ebraica islandese
Nonostante i primi mercanti ebrei abbiano attraversato le pianure dell’Islanda già nel Seicento, la presenza di una comunità ebraica stabile nel Paese risale solo alla fine del XIX secolo.
Per oltre cento anni la vita religiosa di questo gruppo si è svolta in appartamenti privati o locali presi in affitto e Reykjavík è stata spesso indicata come l’unica capitale europea priva di una sinagoga permanente.
Negli ultimi tempi, però, la comunità locale ha conosciuto una rapida crescita: nel 2020 è stato completato il primo Sefer Torah del Paese e, l’anno successivo, il governo islandese ha riconosciuto ufficialmente l’ebraismo come una religione, consentendo la celebrazione di matrimoni ebraici riconosciuti dallo Stato e l’accesso ai contributi derivanti dalla tassa religiosa.
Acquistato nel 2024, l’edificio che oggi ospita il Beit Shvidler Jewish Center diventerà anche la sede di una mostra permanente dedicata alla storia dell’ebraismo islandese, con documenti e oggetti appartenuti ai primi residenti ebrei del Paese.



