La presidente dell'Ucei Noemi Di Segni

La comunità ebraica italiana più unita che mai, nonostante il covid-19

Italia

di Michael Soncin
«Parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini stanti da l’uno all’altro emisperio». Così Leonardo Da Vinci vedeva il futuro, e verosimilmente così è oggi, dove a maggior ragione i nuovi mezzi digitali sono indispensabili più che mai. Infatti, le varie comunità italiane, si sono attivate sin da subito per garantire il regolare svolgimento delle attività scolastiche, oltre a proseguire lo studio di Torah e Talmud attraverso delle videoconferenze.

“La comunità ebraica in Italia, il paese con il peggior focolaio della pandemia di coronavirus dopo la Cina, sta facendo del suo meglio per sostenere i suoi membri dal punto di vista religioso, fisico e spirituale”, ha detto la presidente dell’Ucei Noemi Di Segni al Jerusalem Post, affermando inoltre che questa settimana la comunità ebraica ha dovuto affrontare gravi sfide su più fronti.

Quella italiana è una comunità che conta circa 25.000 persone sparse in 21 diverse località e finora sono 6 i membri risultati positivi al covid-19, il quale ha causato la perdita dell’amato Michele Sciama, membro della Cem.

Le persone si sentono come se avessero bisogno della comunità, ed è un valore ebraico assicurarsi che le persone sentano di non essere sole, di far parte di un gruppo più grande, una comunità che è lì per fornire loro supporto istituzionale”, ha dichiarato la Di Segni al Jerusalem Post.

Le difficoltà non sono poche, a causa della pandemia, tutte le sinagoghe sono chiuse e l’unica possibilità è di pregare a casa. Un altro problema riguarda le cerimonie funebri, dove speso un minyan non può essere fatto per recitare il kaddish del lutto. La Presidente dell’Ucei spiega inoltre che la comunità è stata in grado di organizzarsi per i servizi di mikveh seppur limitati, come del resto limitati sono i Bris Milàh, anch’essi autorizzati.

La festività di Pesach si fa sempre più vicina, e bisogna risolvere l’impedimento, viste le restrizioni legislative legate agli spostamenti, nel procurarsi matzah e tutti gli altri alimenti kosher per la Pasqua ebraica, e a tal proposito, la comunità sta lavorando attivamente per le consegne a domicilio degli alimenti. “L’Unione delle comunità ebraiche italiane ha messo insieme un kit di strumenti online per aiutare le persone a condurre un seder, tra cui una Haggadah pasquale stampabile, tradotta e traslitterata per chi non sa leggere l’ebraico”.

Sono molte le iniziative messe in atto. Dal gruppo di medici a disposizione per offrire una consulenza immediata, al team di volontari, rabbini compresi, i quali oltre ad offrire lezioni a tema religioso, telefonano ai membri più anziani della comunità offrendo loro compagnia; fino a eventi culturali organizzati per i bambini.

 Laddove il “caso” di quella che è ormai diventata una pandemia, per tutti vi è la “necessità” di sentirsi uniti, seppur a distanza, come la comunità di Milano, anch’essa presente all’appello assieme al resto d’Italia, dove il dirigente scolastico Agostino Miele afferma che “grazie all’impegno di tutti la scuola continua il suo lavoro”, mentre il Presidente Milo Hasbani pone l’attenzione sul fatto che “bisogna pensare anche al futuro a quando questa emergenza sarà passata”. Il contenimento del contagio è una responsabilità di dovere civile, già scritta nelle norme halakhiche, aspetto sottolineato anche dal Rabbino Capo di Milano Alfonso Arbib.

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