Tregua a Gaza fra Israele e Hamas. Ma chi ha vinto la guerra?

Israele

di Ilaria Myr

israel_palestine_800_800E alla fine fu tregua. Dalle 19 di martedì sera è infatti entrato in vigore l’accordo di cessate il fuoco duraturo fra Israele e Hamas, siglato al Cairo dalle parti con l’intermediazione dell’Egitto, al termine di 50 giorni di intensi combattimenti che hanno causato un bilancio di oltre duemila vittime. Hamas ha però continuato a lanciare mortai e razzi fino all’entrata in vigore dell’accordo, causando un morto e due feriti gravi nelle comunità del Negev.

“C’è l’accordo sulla tregua duratura a Gaza”, ha annunciato il presidente palestinese Abu Mazen da Ramallah, precisando che «lo stop alle armi sarà accompagnato dall’invio di medicinali e cibo agli abitanti dell’enclave palestinese, e dalla «ricostruzione di tutto ciò che è stato distrutto negli attacchi israeliani». 

Come riporta il Corriere.it, l’accordo per il cessate il fuoco stabile nella Striscia di Gaza prevede anche l’apertura del valico di Rafah, che separa l’enclave palestinese dall’Egitto, e l’avvio di nuovi colloqui tra israeliani e fazioni palestinesi entro un mese.

Colloqui indiretti su questioni più sostanziali cominceranno, invece, entro un mese al Cairo. Fra questi temi, ancora da trattare, ci si aspetta che ci siano la richiesta di Hamas dello stop totale del blocco nella Striscia e quella di Israele per un disarmo di Hamas. Altre questioni aperte: l’autorizzazione alla riapertura dell’aeroporto di Gaza e la liberazione dei palestinesi arrestati da Israele subito dopo l’uccisione, il 12 giugno scorso, di tre ragazzi israeliani in Cisgiordania.

Chi è il vincitore?
gaza
E’ questa la domanda che rimbalza  su tutti i media israeliani e internazionali dopo solo 24 ore dall’inizio della tregua. Chi è veramente uscito vittorioso da questo conflitto durato 50 giorni?

A parlare per primi sono i portavoce di Hamas. «Siamo qui oggi per dichiarare la vittoria della resistenza, la vittoria di Gaza, con l’aiuto di Dio e la determinazione del nostro popolo e la nobile resistenza», ha detto il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, in una conferenza stampa. Intanto, a Gaza City grande festa nelle strade per lo stop alle armi, con la diffusione di messaggi dalle moschee in cui si celebra la «vittoria» sugli israeliani. Hamas ha cantato vittoria per il raggiungimento dell’intesa e ha inviato ai suoi sostenitori sms nei quali li invita a scendere in strada a celebrare. 

Dal canto suo, Beniamin Nethanyahu nel suo primo video messaggio dopo l’inizio dell’operazione Barriera di Protezione ha lodato la “grande vittoria e diplomatica a Gaza”. Il pm  ha stressato nel suo intervento il fatto che Hamas è stata “colpita duramente, i tunnel sono stati distrutti, circa 1000 combattenti uccisi e molti target e missili distrutti”.

netanyahu2Ma Israele ha, secondo Nethanyahu, vinto anche una battaglia sul fronte dell’informazione verso il mondo esterno, riuscendo a mostrare alla comunità internazionale il radicalismo islamico di Hamas, convincendola che “Hamas, Isis e Al-Qaeda sono parti della stessa famiglia”. Israele, inoltre, ha convinto il mondo che “l’obiettivo a lungo termine è il disarmamento nella striscia di Gaza”.

Al di là degli annunci delle parti coinvolte, interessante è andare a vedere le diverse opinioni dei giornalisti ed esperti di politica internazionale. Fiamma Nirenstein parla chiaramente di vittoria di Israele: “Israele vince perché Hamas non ottiene nessun vantaggio significativo; ha perso alcuni fra i suoi capi più importanti; la sua riserva di armi è decimata; le sue gallerie distrutte per il maggiore numero; Gaza ha ha riportato danni molto importanti; ha perso un numero molto alto di cittadini; in definitiva ha accettato semplicemente la proposta egiziana che Israele aveva accettato fin dal primo momento, ovvero trattare solo dopo il cessate il fuoco; Abu Mazen prende una grande parte del suo potere nel territorio di Gaza controllandone, così sembra, gli ingressi; Hamas è isolato nel mondo arabo: solo il Qatar e la Turchia sono dalla sua parte, mentre si sta formando uno schieramento moderato che tende invece ad avvicinarsi alle posizioni di Gerusalemme”. 

Interessante, poi, è la lettura che dà il Times of Israel nell’articolo intitolato “La guerra che Nethanyahu ha vinto, e quella che potrebbe perdere”, secondo cui alla vittoria militare corrisponderebbe una perdita di consensi al pm da parte degli israeliani. I dati del resto, parlano chiaro: da un’indagine di Haaretz emerge come Nethanyahu abbia perso il 25% dei consensi, passando dal 77% del 5 agosto al 52% di oggi.

alsisiE se invece i vincitori non fossero né Hamas né Israele, ma soltanto l’egiziano Abd-Al Fattah Al-Sisi? E’ quanto sostiene l’ISPI, Istituto per gli studi di politica internazionale, che sostiene: “L’’Egitto di al-Sisi sembra essere assurto nuovamente ad attore perno degli equilibri mediorientali. Il raggiungimento della tregua tra Hamas e Israele a condizioni non così vantaggiose per Hamas, rappresenta solo uno dei tasselli della politica egiziana nell’’area”.

Rimane ora da vedere come reggerà la tregua e, soprattutto, che cosa verrà deciso fra un mese, quando verranno al pettine i nodi più difficili.

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