Militanti di Hamas lanciano da Gaza aquiloni incendiari su israele

Il sud di Israele in fiamme: continua l’Intifada degli aquiloni incendiari (nel silenzio dell’Occidente)

Israele

di Nathan Greppi
Sono passati più di 100 giorni da quando i terroristi di Hamas hanno iniziato a lanciare da Gaza aquiloni e palloncini incendiari. Complessivamente, hanno causato circa 678 incendi vicino al confine tra la Striscia e Israele, bruciando circa 2.260 acri di vegetazione. Secondo Ynetnews, a questi si aggiungono 1.500 acri di terreni agricoli, completamente bruciati. In totale, il Keren Kayemeth LeIsrael (KKL) ha perso circa 3.700 acri di terreno, a cui però vanno aggiunti quelli che appartengono alle comunità che vivono a ridosso della Striscia di Gaza.

Solo lunedì 9 luglio, numerosi pompieri, agenti di sicurezza e gruppi del KKL si sono impegnati senza sosta per spegnere 33 incendi nei consigli regionali di Eshkol, Sdot Negev e Hof Ashkelon. I vigili del fuoco sono riusciti a spegnerli quasi tutti nel giro di pochi minuti, eccetto che per uno scoppiato nel Kibbutz Gvar’am, per il quale è occorso più tempo.

Nonostante l’esercito israeliano abbia annunciato di aver trovato una soluzione di alta tecnologia per risolvere il problema dei palloni, ovvero usando droni per intercettarli, i terreni continuano a subire l’offensiva di Gaza tutti i giorni, e i danni sembrano destinati ad aumentare. Il tutto nel silenzio imbarazzante di tutta la comunità internazionale.

La reazione del governo Netanyahu

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato lunedì pomeriggio, durante un incontro del Likud, che Israele, per rispondere agli attacchi, chiuderà i principali ingressi della Striscia a Kerem Shalom e farà un embargo alla zona di pesca della costa di Gaza. Ha aggiunto inoltre che ha deciso, assieme al ministro della difesa Avigdor Lieberman, di “dare immediatamente un giro di vite al regime di Hamas nella Striscia di Gaza. Con una mossa significativa, da oggi noi chiuderemo l’ingresso di Kerem Shalom”.

Ma queste chiusure non saranno totali: i portavoce dell’esercito hanno dichiarato alla stampa israeliana che l’ingresso di Kerem Shalom rimarrà aperto, ma solo per far entrare quegli aiuti umanitari che sono stati approvati dal governo. Inoltre, la zona di pesca di Gaza non verrà chiusa del tutto, ma sarà ridotta da 17 a 11 km. Hamas ha replicato alle dichiarazioni di Netanyahu affermando che le sue decisioni “sono un nuovo crimine contro l’umanità, che si aggiunge alla lista nera di azioni dell’occupazione israeliana contro la nazione palestinese e gli abitanti della Striscia.”