Israele, le famiglie degli ostaggi insorgono contro il governo Nethanyahu e entrano alla Knesset

Israele
di Roberto Zadik
Le famiglie degli ostaggi hanno protestato a Gerusalemme fra domenica e lunedì 22 gennaio. Alcuni parenti delle persone nelle mani di Hamas a Gaza  hanno protestato nella capitale dello Stato ebraico, sia davanti a casa del premier sia irrompendo nella Knesset, parlamento israeliano, chiedendo di riportare a casa gli ostaggi “prima che sia troppo tardi”. La protesta ha causato la sospensione di qualsiasi altra attività delle commissioni in corso.
Le tensioni proseguono a livello internazionale; i membri di spicco dell’Unione Europea, come l’Alto Rappresentante Josep Borrell, hanno criticato Israele annunciando la richiesta di un “cessate il fuoco” e esprimendo indignazione contro l’offensiva israeliana e la situazione umanitaria a Gaza.
Tensioni anche in Israele, a livello politico: i laburisti hanno presentato una mozione di sfiducia contro il premier a causa del fallimento nella liberazione degli ostaggi.
Netanyahu è intervenuto riguardo alle proteste in parlamento cercando di sedare gli animi e annunciando di avere una proposta sugli ostaggi  che però non può rivelare al momento. Oltre a questo egli ha incontrando le famiglie dei rapiti smontando qualsiasi negoziato con Hamas e dicendo che “non esiste da parte loro una proposta sincera, ci sono molte notizie non corrette che sicuramente vi causano dolore”.
Fra le cause principali della rabbia delle famiglie degli ostaggi c’è il rifiuto categorico da parte di Netanyahu di qualsiasi negoziato con Hamas e l’aver respinto la mediazione dell’Egitto e del Qatar. Le  famiglie hanno dichiarato che “per gli ostaggi non resta tempo da perdere. Il premier e il gabinetto di guerra non hanno alcun diritto di indugiare”.
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Manifestazioni delle famiglie degli ostaggi, da Cesarea a Gerusalemme

Esasperate per la situazione dei loro parenti rapiti da oltre tre mesi dai miliziani di Hamas, le famiglie degli ostaggi sono insorte contro il governo Netanyahu, organizzando due importanti azioni di protesta. La prima è avvenuta venerdì sera, 19  gennaio, a Cesarea davanti alla villa del premier Netanyahu mentre l’altra  mobilitazione è successa lunedì 22 gennaio,  quando una dozzina di famiglie hanno fatto irruzione al Parlamento israeliano, creando scompiglio alla Knesset durante una seduta della commissione finanze.
 In tema di quanto accaduto nella prima manifestazione, il  Times of Israel racconta come  in preda ad un misto di rabbia, disperazione e indignazione politica, dozzine di parenti degli ostaggi torturati e imprigionati a Gaza si siano accampate davanti a casa di Netanyahu scandendo slogan di protesta in cui denunciano la totale inattività governativa riguardo a questa difficile situazione.
Frasi dure e palese indignazione caratterizzano i vari striscioni come “I bei tempi in cui stavi sdraiato sono finiti” oppure “Ti abbiamo supplicato di fare qualcosa per centocinque giorni, dimostra le tue doti di leadership. Non si tratta di liberare ostaggi ma di salvare vite umane”.
Le famiglie hanno, prima di tutto, invocato un intervento del premier chiedendo di incontrarlo personalmente. I manifestanti hanno chiesto al premier di prendere una posizione netta e come ha dichiarato uno dei membri della protesta, Ela Ben Ami “vorremmo che egli cercasse di riportare a casa chi è ancora in vita e di assicurare degna sepoltura qui in Israele, per le salme di coloro che sono stati uccisi”. Fra i presenti anche Merav Svirsky, sorella di uno degli ostaggi Itay Svirsky che ha comunicato all’emittente Canale 12 la recente uccisione di suo fratello, dichiarato morto questa settimana a Gaza. “Gli obiettivi di questa guerra, sconfiggere Hamas e liberare gli ostaggi sono in contraddizione fra loro” ha sottolineato la donna.
Fra gli interpellati, un altro parente degli ostaggi, presente nella protesta di Cesarea, Eli Shviti, padre di Idan anch’egli in ostaggio dei terroristi, ha annunciato di aver cominciato uno sciopero della fame. “Sono passati cento giorni, ormai siamo giunti al limite” ha detto l’uomo “da ora in poi le nostre azioni diventeranno sempre più severe”. A scatenare le proteste ci sarebbero varie fratture all’interno del governo, da una parte la decisione unilaterale di Netanyahu di avviare le trattative di liberazione degli ostaggi proseguendo in accordo col Ministro della Difesa Yoav Gallant l’offensiva militare  mentre dall’altra parte ci sarebbe chi come l’ex generale ed esperto di operazioni belliche, Gadi Eisenkot, invocherebbe una lunga tregua per poter facilitare i negoziati.
Foto in alto: i parenti degli ostaggi sono entrati alla Knesset  (Oren Ben Hakoon/Flash90)