L’antisemitismo nella Germania e nell’Italia di oggi, un’analisi con i massimi rappresentanti

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di Michael Soncin

“Nell’Italia e nella Germania negli anni 20 del 1900, l’antisemitismo ‘retorico’ si è poi trasformato nel tentativo concreto di cancellazione di un popolo, il popolo ebraico”. È quanto ha affermato Gadi Schoenheit, Assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Milano, durante l’evento dal titolo Un’analisi comparativa dell’antisemitismo nella Germania e nell’Italia di oggi, organizzato dalla CEM con l’UCEI ed il CDEC. Se ne è parlato con i massimi esponenti delle Comunità Ebraiche e con i massimi responsabili di antisemitismo dei rispettivi Governi. Un confronto dell’antisemitismo tra Italia e Germania – che per molti aspetti possiede numerosi punti di contatto – è necessario per circoscrivere al meglio, quello che sappiamo essere un fenomeno in continuo crescendo.

Ma qual è oggi la situazione? “Sulla definizione di antisemitismo – dice Schoenheit – esiste ora una definizione ufficiale dell’IHRA – INTERNATIONAL HOLOCAUST REMEMBRANCE ALLIANCE, che è stata adottata anche dall’Italia nel gennaio del 2020”. Secondo l’IHRA “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”, si legge dal sito dell’Holocaust Remembrance.

Felix Klein: “I gruppi di chi si oppone all’antisemitismo devono crescere”

“Abbiamo capito che l’antisemitismo è un compito da affrontare di estrema importanza sia a livello nazionale sia internazionale. I recenti avvenimenti nel pubblico europeo dopo gli attacchi missilistici su Israele mi hanno purtroppo dato una nuova conferma”, ha dichiarato Claus Robert Krumrei, Console della Repubblica Federale Tedesca di Milano.

Infatti, la Germania per contrastare il fenomeno ha nominato nel 2018 Felix Klein, Commissario speciale responsabile per la lotta all’antisemitismo e la vita ebraica della Germania. “L’antisemitismo – afferma Felix Klein – è presente in tutti i gruppi sociali è ciò rende più difficile combatterlo. Degli studi mostrano che tra il 15% e 20% della popolazione tedesca ha manifestato ripetutamente degli atteggiamenti antisemiti. Un fenomeno presente in tutte le dimensioni sociali, che non si limita a gruppi marginali, nell’estrema destra o che riguarda i mussulmani. L’attentato nella sinagoga Halle nel 2019 può essere un esempio tangibile”. E se lo Stato può fare molto in termini legislativi “il numero di coloro che si contrappongono all’antisemitismo deve crescere”.

Klein ha inoltre menzionato il preoccupante fenomeno di antisemitismo legato allo Stato di Israele. Sappiamo che è legittimo criticare le politiche di Israele come quelle di qualsiasi altra nazione, ciò che non possiamo fare è negare il suo diritto ad esistere. “Perché Israele come nessun altro paese del mondo è così presente nei dibattici pubblici? In Germania e nel resto d’Europa una parte della popolazione segue in modo quasi ossessivo ciò che succede in Israele, definendolo spesso come fautore di una spaventosa ingiustizia verso i palestinesi al punto da fare sembrare tutti gli altri conflitti del mondo come secondari”.

In Germania la vendita di cimeli inneggianti al fascismo e al nazismo è vietata. Klein ha sottolineato che tale legge dovrebbe essere applicata anche negli altri paesi dell’Europa, che per lui rappresenta anche una comunità di valori. “Considerando le sofferenze che la Germania ha causato tra il 1933 e il 1945 per me non c’è alcuna ragione di tutelare il commercio di queste merci”.

Per avere un quadro più completo e specifico dell’antisemitismo, in Germania i crimini antisemiti sono registrati dai dipartimenti di polizia mentre gli atti che non costituiscono reato sono registrati da un’associazione sostenuta con fondi statali. “Un sistema che ci vorrebbe nell’intera Europa, poiché aiuterebbe ad intraprendere azioni più mirate”, conclude Klein.

L’antisemitismo si sconfigge con l’empatia

 A prendere parte all’intervento è stata anche Karen Jungblut, Direttrice delle Iniziative Globali della USC Shoah Foundation. “Per noi è importante documentare e riportare quello che le persone perseguitate vivono e sperimentano anche oggi”, spiega Jungblut.

Uno dei diversi compiti intrapresi dall’USC è di raccogliere e archiviare costantemente il più gran numero possibile di testimonianze con l’intento di “sollecitare empatia e condivisione”. Solo nel 2019 negli Stati Uniti e in Europa sono state raccolte più di 60.000 testimonianze.

“Non vorrei crescere i miei figli dicendo: «State attenti, aprite gli occhi, ci sono persone che vi vogliono fare del male». È una cosa che non avrei mai immaginato di dire 20 anni fa”. Sono le parole di una delle tante testimonianze (clicca qui per vedere i filmati), che Karen Jungblut ha mostrato durante la conferenza.

Adottare la definizione dell’IHRA con viva intelligenza

La presidente dell’UCEI Noemi Di Segni lanciando un appello al mondo della politica, ha evidenziato quanto sia di fondamentale importanza che l’adozione della definizione dell’IHRA non sia recepita dai governi come un mero e sterile tecnicismo, “un copia e incolla”, ma un lavoro fatto rivedendo le singole parti del testo, capendo ad esempio “che cosa può diventare un tema di legislazione penale, come può essere la vendita di prodotti nazifascisti o il fenomeno del BDS (la campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, ndr).

“Contrastare l’antisemitismo – afferma Di Segni – è un lavoro che nessuno può svolgere da solo, nemmeno gli ebrei, è un tema che riguarda tutti i gli individui e deve essere affrontato in maniera istituzionale e trasversale”.

Anche in Italia come in Germania vi sono differenti tipi di antisemitismo. Tra questi, Noemi Di Segni, ha menzionato l’antisemitismo di radicalizzazione islamica, quello dei BDS, quello proveniente dall’estrema destra, i neofascismi ed anche l’odio antiebraico di matrice populista con annesso il richiamo ai classici pregiudizi contro l’ebreo che già tutti conosciamo.

“Forse in Italia si aggiunge anche un antisemitismo che fa parte di un segmento di caratterizzazione religiosa, proveniente dal mondo della Chiesa. Dico ciò con molta attenzione e molto rispetto, però esiste. È stato fatto molto dai rappresentanti delle alte sfere del cattolicesimo, ma a livello di diocesi di periferia c’è ancora molto da fare”. Quest’ultimo descritto da Di Segni si può classificare, parafrasando Zygmunt Bauman, come un “antisemitismo liquido” e quindi non sempre circoscrivibile con facilità.

Un conto è manifestare per i diritti ed i principi, un altro è quando il diritto viene strumentalizzato diventando un abuso. “Il diritto non può diventare abuso, non può essere un permesso per esplicitare l’odio, perché odiare non può essere sinonimo di libertà. Dove passa questo confine istituzionale? Serve anche qui coraggio da parte del legislatore e da chi coordina”, ribadisce la Presidente UCEI.

Sappiamo tutti come l’Organizzazione delle Nazioni Unite – ONU si esprime in genere nei confronti di Israele, particolarmente dopo gli ultimi scontri avvenuti nelle ultime settimane. “C’è veramente da mettere un punto interrogativo sul ruolo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e sul modo di essere un organo che promuove la pace”, continua Di Segni. “È evidente – aggiunge Schoenheit – che l’atteggiamento dell’ONU e degli altri organi internazionali, in qualche modo incide e alimenta una parte crescente di antisemitismo nel nostro, come in altri paesi.

Santerini: “La gente oggi non vuole ammettere (pur essendolo) di essere antisemita”

La gente oggi non vuole dire di essere antisemita, non si vanta, la ritiene un’offesa, il che non significa che per tanti aspetti e in altre forme non lo sia”, ha dichiarato Milena Santerini, coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo. “Io antisemita? Mai e poi mai!”. È quel genere di frase che sentiamo spesso dire. “Con l’eccezione di alcuni gruppi neofascisti, gli altri non vogliono definirsi antisemiti, sono riluttanti. Ma tutte le differenti forme che vediamo crescere col tempo possono andare incontro ad esiti molto gravi”.

Vi è poi in Italia un antigiudaismo di matrice cristiana. “È un sentire comune presente in alcuni cattolici, quel tipo di antisemitismo sottile, che vediamo anche nei non credenti”. Facendo l’esempio dell’antigiudaismo di matrice religiosa che si unisce ad una tendenza di carattere cospiratorio, Milena Santerini ha citato l’esempio di un recentissimo quadro di un giovane pittore italiano che ha dipinto San Simonino da Trento, un bambino che fu ucciso nel quindicesimo secolo. “Si tratta di un episodio – racconta Santerini – dove venne falsamente accusata la comunità ebraica, conclusosi con l’uccisione dei loro membri, ritenuti i presunti colpevoli, mentre in verità erano del tutto innocenti. Ci fu poi un culto di San Simonino che la Chiesa nel 1965 abolì fermamente”.  Una forma di espressione, quella del giovane artista, che “la conferenza episcopale che fortemente condannato”.

La professoressa Santerini ha poi ribadito quanto sia di fondamentale importanza che gli oggetti che rimandano al fascismo – per esempio il calendario di Mussolini – siano proibiti come lo sono in Germania.

Che dire poi della derisione della Shoah e degli ebrei? Lo abbiamo visto proprio in Italia da parte di un duo di comici contro il politicamente corretto. “Ma voi non avete senso dell’umorismo, non capite che stiamo scherzando?”. “Questa è la contro risposta. I limiti della satira sono molto chiari. Non è satira accettabile quando si colpiscono delle vittime. Contro i potenti è accettabile e la si può fare anche pesante. Questo come altre situazioni è un momento di dissociazione, di separazione, di una distanza emotiva dalle sofferenze delle altre persone. Non è altro che un’altra forma di antisemitismo sottile”, ha aggiunto Santerini.

Gli ebrei non devono mai sottovalutare l’antisemitismo

L’antisemitismo è un linguaggio politico moderno, che si trasforma, e si appropria dei temi politici del momento per rinnovare i propri linguaggi. Questo ci mette nelle condizioni di allargare e mettere in atto una strategia globale di lotta all’antisemitismo fatta di un lavoro continuo”. È questa l’analisi tracciata sull’antisemitismo da Gadi Luzzatto Voghera, Direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC.

In seguito, Luzzatto Voghera ha affermato che gli atti di antisemitismo, di discriminazione, di violenza verbale, effettuati verso gli ebrei non sono da sottovalutare. “Gli stessi ebrei nella grande maggioranza non li considerano dei segnali di allarme, ma ragazzate, qualcosa che non vale la pena segnalare”.

“Questo – continua – è culturalmente sbagliato. È il frutto di una mancanza anche all’interno delle comunità ebraiche di che cos’è l’antisemitismo e quanto pericoloso può essere. Non vorrei che ci trovassimo nel 1938 dove i nostri nonni non si resero conto della pericolosità della dinamica istituzionale che si era attivata con l’adozione della legislazione antiebraica sottostimandola”.

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