Le scacchiere metafisiche e colorate di Massimo Kaufmann dal 31 maggio al Museo del Novecento

Arte

di Fiona Diwan
Mostre / Al museo del novecento a Milano fino al 31 agosto. Una danza cromatica dalle squillanti tonalità primarie. L’opacità severa della palette dei grigi e le sfumature color pastello… Scacchiere-totem, scacchiere-monumento, scacchi come metafora della guerra (Guernica), dell’arte della strategia. E dell’eterna lotta tra il Bene e il Male. Un gioco “ashkenazita” per eccellenza, come racconta la mostra dell’artista milanes­e.

 

Il Re e la Regina, la Torre, il Cavallo, l’Alfiere, i pedoni: ciascuno dipinto con un colore diverso. Una danza cromatica, che si tratti di squillanti tonalità primarie oppure di tenui gradazioni pastello, di sfumature acide oppure dell’opacità severa della palette dei grigi. Scacchiere-totem, scacchiere-monumento, scacchiere in forma di pittura tridimensionale alle quali la texture colorata sa regalare una realtà aumentata. Ciascun pezzo posizionato sopra una diversa casella, anch’essa colorata: una scacchiera-caleidoscopio, un tourbillon cromatico che non rinuncia all’ordine metafisico che ogni scacchiera possiede ma che qui si lascia alle spalle l’eterno gioco degli opposti, quello del bianco e del nero, del Bene e del Male, dei buoni e dei cattivi, insomma tutto il dispositivo della dualità manichea insito nel gioco della guerra di cui gli scacchi sono la metafora. Scacchiere astratte, in forma di meditazione, tavole filosofiche e insieme ludiche, ben lontane dal voler tradire la vocazione del gioco a cui gli scacchi da sempre sono destinati.

La magnitudo degli scacchi vista con gli occhi di Massimo Kaufmann è tutta qui, nella vibrante energia di un campo di forze in lotta tra loro e la cui resa visiva sta tutta nell’enfasi del colore. Perché è proprio il colore che giunge alla fine a definire le regole del gioco. Sono queste le scacchiere-opere-d’arte che Massimo Kaufmann, 59 anni, artista milanese di origini austro-polacche, manda in mostra oggi al Museo del Novecento con il titolo Le Regole del Gioco (piazza del Duomo, 31 maggio-31 agosto, – nel mese di giugno, 8-15-29/06, ore 19,00, sono previste conferenze e approfondimenti sull’opera di Kaufmann al Museo del Novecento-, sponsor Analysis), oggetti che sono un omaggio all’arte della strategia bellica.

Gioco degli scacchi come arte della guerra nel suo significato più profondo. Non a caso la scacchiera in grigio si chiama Guernica, e si ispira al mitico quadro di Picasso. «La guerra, che il gioco degli scacchi senza dubbio rappresenta, si comincia a mostrare allora sotto un aspetto differente, poiché ciascun elemento possiede non soltanto le sue caratteristiche funzionali ma anche una propria unicità, una propria identità data dal colore. Ogni singolo pezzo, non appartenendo a una famiglia cromatica, potrebbe cambiare ambiguamente schieramento. Una partita giocata con una tale scacchiera può mostrare come le dinamiche di un conflitto non contrappongano soltanto due antagonisti, ma un’innumerevole compagine di differenti soggettività», racconta l’artista.

«Per Massimo Kaufmann la pittura è un metodo per mettere in ordine il caos della realtà circostante», spiega il critico Lorenzo Madaro nel bel catalogo (Pondus edizioni, immagini di Fulvio Lacitignola). E aggiunge: «gli scacchi presentati in questa mostra avvalorano quanto Kaufmann sia legato alla plasticità della pittura, alla sua capacità di espandersi in altre forme, di uscire quindi fuori dai confini della bidimensionalità per divenire ancora una volta spazio, forma tridimensionale, in questo caso da toccare, finanche da utilizzare».

Scacchiere-scultura quindi ma anche scacchiere veraci, su cui è possibile giocare, da usare per partite reali. Scacchiere metafisiche, scacchi come forma di meditazione. Per dirla con Marcel Duchamp, gli scacchi, «sono l’alfabeto che plasma i pensieri, e questi pensieri esprimono la bellezza astrattamente… Perché se non tutti gli artisti sono giocatori di scacchi, tutti i giocatori di scacchi sono artisti».
Una mostra che racconta il tentativo di Kaufmann di superare il dualismo, l’opposizione del bianco e del nero che incarna «l’opposizione stessa tra i due schieramenti, la loro diversità inconciliabile, la loro radicale inimicizia esistenziale… Un valore simbolico dell’eterna lotta fra bene e male», sottolinea il critico Marco Senaldi nel catalogo.

«La scacchiera si presenta come un campo neutro e rigoroso, assoluto… Un universo manicheo retto da rigide regole dove lo scontro tra il bianco e il nero incarna l’opposizione tra principi originari e contrari, simbolo dell’eterna contesa, infinito divenire dell’universo e della vita stessa», scrive Francesco M. Cataluccio. E oggi Kaufmann – che è stato certamente tra i maggiori protagonisti di una felice stagione italiana degli ultimi trent’anni, insieme a Stefano Arienti, Luca Pancrazzi, Marco Cingolani e altri artisti della sua generazione – meriterebbe un lavoro di rilettura adeguata, anche in termini storiografici.

Scacchi e arte, scacchi e storia. Chi non ricorda la leggendaria contesa tra Boris Spassky e Bobby Fischer che negli anni Settanta elettrizzò il mondo? E poi l’avvento dell’imbattibile scuola russa, i leader comunisti accaniti giocatori, da Lenin a Fidel Castro a Che Guevara… E che dire della letteratura con la celeberrima Novella degli scacchi di Stefan Zweig? Una nomenklatura di tutto rispetto, da Jorge Luis Borges a Eugenio Montale, da Edgar Allan Poe a Goethe, e poi Dante, Omar Khayyam, Cervantes, Witold Gombrowicz… La fascinazione per la scacchiera ha infiammato recentemente i giovani con la serie Netflix La Regina degli scacchi, ha attraversato ogni secolo, ogni ideologia, ha travalicato le mode, le posizioni politiche. E, a volte, ha anche salvato la vita. Come accadde, ad esempio, a molti ebrei polacchi durante la Seconda guerra mondiale. C’è una foto che mostra tutti i maestri di scacchi polacchi salvatisi dalla Shoah e finiti in Argentina: Paulin Frydman, Henryk Friedman, Ksawery Tartakower, Mieczysław Najdorf, Kazi-mierz Makarczyk.

“Guernica” (nella scala dei grigi, foto Fulvio Lacitignola)

 

E c’è la storia incredibile, nell’estate del 1939, del più grande scacchista polacco, Moshe Mendel Mieczyslaw Miguel Najdorf (1910-1997) che salpò da Anversa per l’Argentina per partecipare all’Olimpiade degli scacchi di Buenos Aires. I suoi genitori avevano una macelleria nel quartiere ebraico di Varsavia e volevano che diventasse medico. Il suo destino fu deciso, quando aveva 9 anni, da un evento legato a una malattia. Ha ricordato Najdorf: «Il padre del mio amico Ruben Fridelbaum mi insegnò a giocare a scacchi, per puro caso. In quel momento era a letto malato e si annoiava molto, così quando andai a trovarlo mi chiese se sapevo giocare a scacchi. Dopo la mia risposta negativa, tirò fuori un set di scacchi e iniziò a spiegarmi le regole. Fu così che fui contagiato e dopo una settimana ero già imbattibile per Fridelbaum senior…». Diventato campione, anni dopo, Najdorf partì per l’Argentina inconsapevole dell’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale. Sua moglie avrebbe dovuto imbarcarsi con lui, ma rifiutò perché indebolita da una forte influenza. Rimase in Polonia con la figlia di tre anni. Najdorf racconterà in seguito: «Nessuno dei miei familiari è sopravvissuto alla Shoah: moglie, figlia, quattro fratelli, mio padre…».

Scacchi che salvano, che rendono più lucidi, che aprono gli orizzonti conoscitivi. Kaufmann, come Marcel Duchamp, sa che «la trasformazione dell’aspetto visivo in materia grigia è ciò che accade sempre negli scacchi ed è ciò che dovrebbe accadere anche nell’arte». Duchamp diceva «trovo alcuni punti in comune tra gli scacchi e la pittura. Di fatto quando si gioca a scacchi è come disegnare qualcosa o costruire un meccanismo… L’aspetto competitivo non ha importanza, ma la cosa in sé è molto, molto plastica…».

 

Calendario incontri
Giovedì 8 giugno, ore 19 con Marco Senaldi, “A cosa serve una scacchiera?”.
Giovedì 15 giugno, ore 19 con Francesco M. Cataluccio “Una vita a scacchi. Figure e storie”.
Giovedì 29 giugno, ore 19 con Lorenzo Madaro, “Giocare per meditare”.

INFORMAZIONI
FORUM900 ospita giocatori che si vogliono sfidare o giocare con Massimo Kaufmann
il martedì dalle 12.30 alle 14.30 nel mese di giugno e prima settimana di luglio e dalle 17 alle 19 prima degli incontri del giovedì.
Prenotazione obbligatoria, scrivere una mail a: c.inaugurazioniM900@comune.milano.it

Catalogo
“Le regole del gioco”
con testi di Francesco Cataluccio, Lorenzo Madaro, Marco Senaldi.
Edito da Pondus

Orari
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 19.30 giovedì dalle 10 alle 22.30. Ingresso gratuito

 

 

Foto in alto: le scacchiere di Massimo Kaufmann, esposte  al Museo del Novecento nella mostra Le Regole del Gioco, una forma di “pittura tridimensionale” policroma o nella scala dei grigi (foto Fulvio Lacitignola).